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Cavina Cristiano - I frutti dimenticati | Suo padre era sparito nel nulla. Con la sua assenza, aveva lasciato un vuoto clamoroso. Ma la fantasia lo aveva trasformato in un uomo quasi magico, protagonista di mirabolanti imprese. Ora, quel padre da sempre ignoto è sbucato all'improvviso, lo ha rintracciato raccontando una bugia alla sua casa editrice. Di punto in bianco, lui dovrebbe chiamare papà un uomo che "per me non è niente, non è nessuno". Proprio quando diventa babbo anche lui, con una compagna che non è più sicuro di amare, mentre tutto sembra sfuggirgli di mano. Non è facile diventare figlio e padre nello stesso momento. Non è facile separarsi dalla madre del proprio figlio proprio in quel momento. Per fortuna, c'è un pozzo segreto e senza fondo a cui attingere. Un pozzo scintillante di amicizie e passioni, racconti e personaggi, avventure reali e immaginarie: piante officinali dai profumi secolari e sogni che volano come mongolfiere, nonne dai poteri speciali e millenni di battaglie nascoste tra le foglie. Per vedere sempre oltre, in mezzo alle onde della vita. E trovare una lingua segreta con cui parlare al proprio figlio appena nato.
14 recensioni presenti. Media Voto: 3.42 / 5Silvia (11-10-2009) Scusatemi, ma l'eccessivo autobiografismo per me con Cavina sconfina talvolta con il patetico, anche se l'apparente leggerezza del raccontare vorrebbe dimostrare il contrario. Credo che uno scrittore dovrebbe essere capace di inventare mondi nuovi e non mettere in piazza costantemente la sua vita personale, il suo passato che dopo due o tre libri rischia di diventare trito e ritrito. Ho sentito Cavina in un incontro qualche tempo fa e, pur trovandolo umanamente simpatico, ho avuto la sensazione che questa scelta sia davvero strategica. Muovere la curiosità (talvolta la compassione) attraverso un repertorio di aneddoti e di racconti che inevitabilmente alla fine sfociano nel luogo comune della provincia e del presunto intellettuale con le radici contadine e popolari. Comincia a sembrarmi un'operazione furba e mi permetto di consigliare al buon Cavina di affrancarsene. I suoi libri ne trarranno giovamento. Intanto questo non lo promuovo. Mi dispiace. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Vickyvale (26-08-2009) Un libro dalla lettura scorrevole, ma dal contenuto difficile. Cavina affronta tempi complessi, descrive dinamiche familiari dolorose, il tutto con eccessiva naturalezza. L'autobiografismo dominante risulta difficile da sostenere, anche se il libro vola via in un lampo. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Jonathan Schiesaro maryrice@hotmail.it (24-08-2009) Sarebbe semplice considerarlo un libro interessante o formativo, ma io credo abbia una forza di portata maggiore. Non solo si fa portavoce di una scrittura agile e svelta, che si gusta e lascia il sapore di una favola moderna, ma ha anche la peculiare capacità di fascino che pochi romanzi di oggi possiedono, per la sua semplicità. Induce a profonde riflessioni, e se questo è poco, basti pensare che oggi il superfluo ha prevalso sull'essenza. E questo libro, nel suo piccolo, sa essere speciale. Solo qualche breve episodio scontato, ma si sa, la perfezione, tanto più nelle lettere, non esiste. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
ant lomell@libero.it (11-06-2009) La prima cosa che salta all'occhio leggendo questo libro è la fantasia dell'autore, sia nel descrivere i personaggi e la trama, e sopratutto nel titolo così particolare; io non so se nel comune di Casola Valsenio(RA) si tenga o no questa ipotetica sagra "dei frutti dimenticati" , sta di fatto che l'autore me l'ha fatta proprio vedere davanti agli occhi..con tutte le sue stranezze! Un flashback continuo tra ricordi del passato(le esperienze preadolescenziali in colonia estiva, le cure omeopatiche di Suor Luca Maria qui devo riportare un passaggio che mi ha fatto morire, in poche parole questa suora ad ognuno e a seconda del carattere consigliava(diciamo ordinava eh eh eh)una composizione di Fiori di Bach ed al nostro malcapitato aveva prescritto la "Centaury"(fatta apposta per chi è timoroso e si fa comandare a bacchetta senza mai prendere decisioni da solo)
aggiungendo:
questo è un toccasana per chi ha il terrore di stare al centro dell'attenzione, tipo durante la recita di Natale, e si mette a piangere al primo flash delle macchine fotografiche.
Libro interessante
Cavina con un plot più forte potrebbe lasciarci grandi cose
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Pier (17-03-2009) Intinge la penna nella sincerità e nella passione, Cristiano Cavina. La scrittura spesso è piana, ma le emozioni che trasmette sono autentiche. Anche la costruzione narrativa è nient'affatto banale, anzi meditata e coinvolgente. Vita, amore, morte, speranze, delusioni: insomma è letteratura!
PS: bella anche l'intervista che ha fatto per Sat2000 Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Rainbow (26-02-2009) Ha qualche anno in più del più famoso Paolo Giordano ma ha molto più talento.
In questo ultimo libro si mescola l'ironia, introspezione, il triste romanticismo di un autore che in quest' opera ci invita a rileggere il cerchio dei nostri affetti ma soprattutto a scavare dentro a noi stessi; per me è stata una scoperta. Mi sono commosso e divertito. Da leggere e (ri)leggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ilaria (11-02-2009) Non riesco a smettere di leggerli e rileggerli, tutti i suoi libri. E' come se l'anima fosse un pianoforte e le parole di quelle pagine fossero milioni di dita che accarezzano docilmente tutti i tasti, senza tralasciarne nessuno.
Il risultato è una musica soave e impagabile.
Meraviglioso...
Grazie Cristiano
Ilaria Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Arianna (06-02-2009) In questo libro si ritrovano le tematiche, i personaggi e le situazioni già lette nei precedenti, dei quali pare esser una summa. Deludente, anche se come sempre ben scritto (ma non sempre basta la scrittura). Voto: 2 / 5 |  |  |  |
rosarita (22-01-2009) sarà perchè abito in Emilia, quasi Romagna, sarà perchè il suo linguaggio mi scivola addosso come se fosse quello dei miei amici, sarà perchè mi prende proprio, io questo libro ( e mi sono piaciuti anche gli altri tre) l'ho adorato da subito. Cristiano è cresciuto, sono cambiati tanti punti d'osservazione, ma si mantiene splendidamente sincero, spontaneo. E mi ha emozionato più volte. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Volmer (22-01-2009) Marcovaldo parla romagnolo. E scrive con parole nuove. Le aspettavamo da tempo nella narrativa italiana. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ilenia (17-01-2009) Libro molto disordinato e poco scorrevole con racconti inerenti la propria vita molto intrecciati e anche difficili da riallacciare.. Speravo in qualcosa di meglio Voto: 2 / 5 |  |  |  |
antonio (20-11-2008) Libro vuoto di contenuti e ... stiracchiato. Troppo ricercato per una situazione un poco fuori dal normale. Non mi è piaciuto e ..quindi lasciamo stare altri commenti. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Raffaella Norrito (18-11-2008) Cristiano sei un grande!!!!Io e Alex leggiamo tutti i tuoi libri. I frutti dimenticati è stato letto in una notte...A tutto il popolo di ibs suggeriamo anche: Alla Grande.
Ti seguiamo.. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gianluca guidomei sidner@libero.it (11-11-2008) Il Cavina di "Nel paese di Tolintesac" si è perso. In quest' ultimo libro ha provato a crescere, ma nonostante qualche buono spunto, ne è uscita un' opera priva di forza, ma anche di poesia. Cristiano, aspettiamo il tuo ritorno. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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