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Fante Dan - Angeli a pezzi | Bruno Dante ha quarant'anni: generoso, passionale, sfiancato da mille tentativi di far pace con un carattere orribile e combinare qualcosa di buono. Il suo sogno è sfoderare la maledetta vena di scrittore, soffocata da sfighe, vigliaccherie e doveri imposti dalla vita. Chiamato a rendere un ultimo omaggio al padre, gravemente malato, attraversa in volo l'America con una moglie che lo disprezza. Costretto ad affrontare l'inferno degli sguardi cattivi di famiglia, si avvicina al capezzale del padre con ammirazione, scoprendo di amarlo: è l'unico, forse, a comprendere il genio del grande scrittore. Sullo sfondo, un'America kafkiana, percorsa in compagnia di Rocco malandato bull terrier del padre - e di una baby prostituta con cui stabilisce un'eccezionale solidarietà. Un padre geniale, ruvido e ingombrante: John Fante. Un figlio pieno di talento e buoni propositi, che si perde nell'alcol, nel sesso, nella depravazione: Dan Fante. Un romanzo più bukowskiano di Bukowski.
Media Voto: 4.33 / 5gianni (03-09-2010) Questo romanzo mi è piaciuto ma non quanto speravo dalla lettura delle due recensioni che ho trovato sul sito di IBS. Il romanzo è buono e la scrittura di Fante (figlio) è buona, ma siamo ben lontani dalle vette toccate dal padre, e direi anche dalle vette di Bukowski. Mi sembra che il libro rimanga un po‘ in superficie, nel senso che viene messa molta carne al fuoco ma non si arriva mai ad una profondità che in un libro di questo tipo direi che dovrebbe essere obbligatoria. Esempio: si capisce chiaramente qualcosa del rapporto conflittuale con un padre estremamente ingombrante, ma non ci si addentra in nessunissima analisi del rapporto stesso. Sembra quasi che la storia scorra velocemente sulla pelle del protagonista, che invece queste cose le ha vissute in prima persona, essendo il libro autobiografico. Mi sarei aspettato qualcosa di più. Detto questo, il libro è comunque un buon libro: prosa scorrevole, scritto bene, si fa leggere. Ma non tenterei, per favore, accostamenti troppo arditi, come un confronto con il padre o con Charles Bukowskim per favore……. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
policlo (08-04-2010) Concordo con la splendida recensione di Graziano. La stessa "paura" che mi ha fatto rimandare la lettura di Dan Fante per il confronto con il padre, si avverte in tutto il romanzo da parte dell'autore. Paura giustificabile ma a posteriori infondata, in quanto Angeli a Pezzi, pur essendo stilisticamente distante dal padre (manca forse la poesia), è uno dei romanzi che ti capitano poche volte tra le mani e da cui non vorresti mai staccare gli occhi. Straconsigliato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
G. graziano.74@virgilio.it (04-04-2010) Romanzo cui ci s'avvicina esitanti, chiedendosi se Dan ce l'abbia fatta a scrollarsi di dosso, da dentro, le catene che lo legano da sempre al fenomenale padre. O se il destino suo non sia, altrimenti, quello di non farcela, in nulla, un perdente di buon talento sfiancato dall'alcool e dal cognome.
Angeli A Pezzi è una cavalcata feroce, intensa, dolorosa anche quando è esilarante. Colpisce forte e lo fa senza aver muscoli scolpiti e luccicanti, perché il suo corpo è sfiancato dall'alcool e dai dolori della vita, ferito da mille lame anche reali, e se si regge in piedi e mena pugni è grazie al carattare, all'ostinazione dei perdenti, non certo per merito di ore di palestra ed estetisti.
Il finale, da solo, è una progressione spietata, aggrovigliata attorno al cuore. Dolore più vero e sincero, più Vitala, di qualsiasi carezza consolatoria.
Dan ha vinto, c'ha messo quarant'anni a convivere con il suo defunto e talentuoso padre, ad amrne il talento e l'umanità, ed ora son liberi, padre e figlio. Quanto al citato Bukowski, ed a leggere Angeli A pezzi si pensa ai suoi racconti, l'intera sua carriera non vale questo romanzo, per quanto mi riguarda: quanto appannate e felici sembrano, al confronto, le sue macchiette, quanto finto il loro dolore.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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