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Lawrence David H. - L' uomo che amava le isole |
 Zoom della copertina |
Titolo | L' uomo che amava le isole |
| Autore | Lawrence David H. | Prezzo Sconto 65%
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€ 2,98
(Prezzo di copertina € 8,50 Risparmio € 5,52)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2002, 56 p., brossura, 2 ed. | | Traduttore | Daneluzzi S. |
| Editore | Lindau
(collana L'isola) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi | | 
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Un uomo sogna di possedere un'isola, di divenire il signore e il centro di un piccolo mondo separato, che sia creazione e specchio della sua personalità. Ma né gli uomini, né la natura si lasciano facilmente trasformare in specchio di qualcuno. Quello che doveva essere un idillio si trasforma in un braccio di ferro sempre più disperato, e l'avventura iniziata con l'acquisto di un'isola si conclude con il trionfo della natura, mentre il protagonista è costretto a restringere sempre di più i confini del proprio mondo, fino a racchiudervi solo sè stesso.
| La recensione de L'Indice |

Per quanto "non-luogo", ogni utopia ha, paradossalmente, il suo luogo. Solitamente si tratta di un'isola: uno spazio separato dal resto del mondo e circondato da confini ben precisi al cui interno l'uomo costruisce miti e progetti, in un microcosmo sempre possibile, ma quasi mai - di qui l'utopia - attuabile. I paradigmi di felicità politica o sociale elaborati secondo gli schemi razionali della mente umana sono destinati a implodere o a esaurirsi, dunque a negare se stessi per sovrabbondanza o per sterilità. La raffinata e lussureggiante isola di Atlantide trasforma la propria avanzata tecnologia in violenza e, dopo avere fatto guerra ai popoli circostanti, esplode durante un cataclisma e sprofonda nelle acque. Le isole felici non possono che appartenere all'età dell'oro, ai loro dèi ed eroi sconosciuti all'uomo che vive, fatto di carne, sangue, desiderio, morte. Il "sogno di Platone" - come Leopardi definisce l'idealismo del filosofo - e il principio cristiano della rinuncia e della scissione tra anima e corpo sono per lo scrittore inglese D. H. Lawrence le prime grandi eresie. Eppure, per l'autore de L'amante di Lady Chatterley la tendenza all'isolamento, alla solitudine e, al tempo stesso, a un dominio assoluto su un microcosmo costruito secondo aridi schemi razionali è per l'uomo una tentazione altrettanto forte quanto il desiderio, l'impulso sessuale e vitale. Ne è dimostrazione il breve racconto L'uomo che amava le isole, che ne ripropone lo stile semplice ma inquietante, sospeso e drammatico. Il tema dell'unicità, dell'uno come perfezione ricorre in tutto il racconto, come presupposto della utopica felicità del luogo: "Perché non avrebbe dovuto infine essere l'Isola Felice?" - si domanda l'isolano - "Perché non l'ultima isoletta delle Esperidi, il luogo perfetto, tutto ricolmo del suo spirito benevolo, pronto ad aprirsi come un fiore? Un piccolo mondo di pura perfezione, creato dall'uomo stesso". Nell'ansia di rimuovere ogni segno di vita alla ricerca di perfezione e di unicità, l'isolano esplora una dopo l'altra tre isole e si ritrova dinanzi la morte. Mentre la prima isola è ricca di vegetazione e di animali, la terza ne è quasi priva: il paesaggio è grigio, ghiacciato, immobile e l'isolano ne prova una "soddisfazione crudele". Come dietro un sipario pesante e soffocante, il racconto si chiude in un clima di estrema rarefazione, con il mare "privo di vita", "deserto", il "cielo scuro e gelido", "il brontolio insoddisfatto del tuono" e il "respiro" della neve sul mare avvertito dall'isolano al suo improvviso voltarsi". È il luogo di una possibile Apocalisse che torna, almeno secondo l'interpretazione di Lawrence, nei suoi segni terrorizzanti e privi di amore. |
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