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Israel Giorgio - Chi sono i nemici della scienza? Riflessioni su un disastro educativo... |
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Titolo | Chi sono i nemici della scienza? Riflessioni su un disastro educativo e culturale e documenti di malascienza |
| Autore | Israel Giorgio | Prezzo Sconto 15%
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€ 18,28
(Prezzo di copertina € 21,50 Risparmio € 3,22)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2008, 352 p., brossura |
| Editore | Lindau
(collana I Draghi) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Molti in Italia lamentano una crescente ostilità nei confronti della scienza. Il modo di curare questa situazione consisterebbe nel propinare una overdose di informazione scientifica sui giornali e in televisione. In realtà, secondo Israel, questa soluzione è parte del malessere di cui soffre oggi la scienza, ridotta sempre più a mera tecnica e a spettacolo, un malessere che affonda le radici nel più ampio dissesto della scuola italiana, che ha rigettato l'idea fondamentale per cui l'istruzione è soprattutto un processo educativo.
| La recensione de L'Indice |
 In vista delle rivelazioni che il titolo del libro di Israel promette può essere utile chiarirsi preliminarmente le idee. Da chi è minacciata oggi la scienza? Proviamo a fare una ricognizione generale delle forze avverse. I nemici della scienza sono essenzialmente di tre tipi: i nemici dichiarati o effettivi, cioè coloro che per ostilità intellettuale, per indifferenza o semplicemente per ignoranza ne contestano o mistificano i metodi e i risultati, e aborrono la razionalità scientifica (è il variegato mondo dell'"antiscienza"); gli amici dannosi, quelli cioè che per un eccesso di fiducia nei poteri della scienza, di fatto la danneggiano, assolutizzandola e facendone così uno spauracchio (gli scientisti); i falsi amici, cioè quelli che propongono alla scienza finte alleanze (che si rivelano essere in effetti dei rapporti di subalternità) con ideologie e religioni (o con religioni ideologizzate, che è il caso attuale), privandola non già di suoi presunti primati, ma semplicemente della sua autonomia. Leggendo il libro di Israel ci si accorge che i nemici della scienza di cui si occupa sono quelli della seconda specie, gli scientisti; per meglio dire, sarebbero quelli, se Israel non allargasse arbitrariamente la categoria dello scientismo, includendovi anche quanti si limitano a sostenere l'oggettività della scienza, la sua indipendenza da altri saperi e da altre sfere di discorso e di azione, e la sua indifferenza ai finalismi e alle questioni di senso (cosicché rimane ben poco spazio a uno scienziato per non essere tacciato di scientismo). Si tratta di un'operazione ampiamente praticata dai "falsi amici" della scienza, che si abbina a quella consistente nel costruire bersagli di comodo (il positivismo, l'egemonia scientifica ecc.) per poi abbatterli senza sforzo e affossare con essi anche le prerogative fondanti della scienza. Come si può seriamente pensare e sostenere che la scienza in Italia stia morendo di scientismo (per di più, "di stampo positivistico")? Quanti sono da noi gli intellettuali che predicano il culto della scienza come unica forma conoscitiva assolutamente valida? Si contano sulle dita di una mano, e non sono quelli cui si indirizza la maggior parte degli strali di Israel. Ma tant'è: si respira un'aria di restaurazione e ogni giorno spunta qualche nuovo nipotino di de Maistre che, con gli stessi argomenti del trisavolo ma con stile meno raffinato, continua ad attribuire a Bacone tutte le nequizie dell'umanità. Israel appartiene a quella schiera di intellettuali transitati dal catechismo marxista (come lo chiama lui) al catechismo teocon e alla difesa armata delle radici giudaico-cristiane d'Europa (si veda, a questo proposito, il suo precedente Liberarsi dei demoni, Marietti, 2006). Trattandosi di un percorso personale non ci sarebbe niente da eccepire, ma il libro risente pesantemente degli strascichi velenosi che simili parabole politico-culturali di solito si portano dietro. E così le poche osservazioni pacate e ampiamente condivisibili (ad esempio, la sottolineatura del valore culturale e non meramente tecnico della scienza) sono sommerse da uno straripante e disordinato flusso polemico – politicamente e ideologicamente a senso unico – che attraversa ogni pagina. Nel primo e nel quinto capitolo, la giusta critica di alcune perniciose mode didattiche diventa l'occasione per attribuire alla sinistra e al cosiddetto "pedagogismo progressista" lo sfascio dell'intero sistema educativo italiano. Per contro, la visione della scuola come impresa – che pure viene condannata – non sembra avere paternità (e le tre "i" berlusconiane?). Il documento approntato nel 2007 dal gruppo di lavoro per lo sviluppo della cultura scientifica diretto da Luigi Berlinguer viene, senza alcuna seria disamina, liquidato come "campione da laboratorio dell'ideologia che sta distruggendo l'insegnamento scientifico", mentre un totale silenzio copre l'iniziativa della ex ministra Moratti e del pedagogista Bertagna di cancellare l'evoluzionismo dai programmi scolastici (un atto che evidentemente Israel non ritiene così deleterio per l'educazione scientifica). Le parole d'ordine che Israel propone per la rinascita educativa sono tre: libertà, tradizione, autorità: le ultime due a temperare e a rendere "autentica" la prima (viene in mente Freeman Dyson – affetto anche lui da pedagogismo progressista? – che al contrario indica nell'antiautoritarismo uno degli aspetti della scienza più caratteristici e più affascinanti per i giovani). La magica triade è alla base di un appello "di notevole importanza" sottoscritto dallo stesso Israel qualche anno fa. Per fortuna, e per nostro diletto, il testo e i firmatari dell'autorevole manifesto sono riportati in nota, e così possiamo chiederci, ad esempio, se la firma di illustri direttori di giornali e telegiornali sotto la frase "per anni dai nuovi pulpiti – scuole e università, giornali e televisioni – si è predicato che la libertà è assenza di legami e di storia" sia da considerarsi una confessione tardiva o solo il frutto di una distrazione, e se l'amara constatazione che ai nostri giorni "nulla in fondo ha valore, se non i soldi, il potere e la posizione sociale" vada attribuita a un altro noto firmatario, Renato Farina. Dei "documenti di malascienza" raccolti nell'appendice omonima non vale la pena dare conto, trattandosi perlopiù di esempi di malainformazione giornalistica, attribuibile a mera ignoranza e non certo a scientismo (incidentalmente, stupisce che uno storico della scienza serio come Israel critichi la superficialità di un volumetto divulgativo sulla scienza galileiana uscendosene con affermazioni sbrigative del tipo: "Galileo non era lo sperimentalista che si fa credere".). Ma c'è un documento di genuina malascienza che merita di essere menzionato. Peccato che si trovi nella prima parte del libro, quella che dovrebbe contenere invece la "buona scienza" predicata dall'autore. A p. 198, in risposta a Massimo Piattelli Palmarini che contestava le tesi del cardinale Schönborn sull'evoluzionismo facendo notare che la visione che attribuisce un ruolo centrale all'evoluzione è perfettamente "materialistica, proprio come lo sono la fisica e le sue leggi", Israel scrive: "Ma quando mai? Questo è un solenne svarione dal punto di vista della storia della scienza. Quasi nessuno scienziato (e, in particolare, nessun fisico) del '600 era materialista e non lo era neppure la maggioranza degli scienziati del '700 e dell'800. Non si vede affatto per quale motivo le leggi della fisica dovrebbero essere materialiste" (corsivo mio). Insomma, il fatto che Galileo e Newton fossero credenti dimostrerebbe che la fisica non è materialista (e quindi, presumibilmente, è spiritualista, animista o qualcosa del genere). Forse non possiamo pretendere che Israel – che è un matematico - abbia consuetudine con la fisica, ma un po' di logica non dovrebbe essergli familiare? Vincenzo Barone |
Media Voto: 5 / 5Pascal (30-05-2009) Una boccata d'ossigeno in mezzo a tanto 'marciume scientista'. A Giorgio Israel va il merito di rimettere in carreggiata, a tratti in modo ostico devo dire, i punti cardini e i concetti scientifici che oggi non sono alla portata di tutti. Un saggio finalizzato a riannodare un filo spezzato da personaggi molto opinionabili che col loro furore trito e ritrito, imboccano i più con concezioni pregiudiziali e lavorate in quel calderone culturale dove i vari 'ismi' spadroneggiano! Grazie Giorgio Israel. Spero che questo lavoro sia l'inizio per liberarsi dallo scientismo e aver chiaro cos'è la vera Scienza. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giorgio Israel (25-03-2009) Se davvero dovessero essere eliminati dalla redazione i commenti offensivi o le stroncature immotivate, la recensione apparsa sull'Indice dovrebbe essere cancellata. Per carità non va fatto: meglio poter leggere un modello di faziosità.
Vi si dice che l'autore ("nipotino di De Maistre") soffoca tutto in uno straripante e disordinato flusso polemico "politicamente e ideologicamente a senso unico. Il che è un falso vergognoso perché nel libro le colpe di entrambi gli schieramenti politici nel disastro dell'istruzione sono ampiamente condannati. Si dice che i risultati della commissione Berlinguer sono stroncati senza alcuna confutazione seria. Peccato che siano riportati diffusamente gli argomenti di uno dei massimi matematici italiani, Enrico Giusti, che ha duramente criticato il documento. Un altro fanatico nipotino di De Maistre?
Infine, un infortunio penoso è l'aver identificato come esempio di malascienza la critica dell'affermazione secondo cui "la fisica è materialista". Quel signore non sa neppure la differenza tra materia e materialismo. Che la fisica si occupi di fatti materiali e basta è inconfutabile. Che dalle sue leggi derivi che ogni aspetto della realtà si riduca a fatti materiali (la metafisica materialista) è semplicemente ridicolo. Qualcuno spieghi a quel signore che natura e naturalismo, idea e idealismo, ecc. ecc. non sono la stessa cosa. Ma forse è troppo chiedere.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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