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Twain Mark - Racconti contro tutti |
Twain scrisse questi testi negli ultimi anni della sua vita, quando era maggiore in lui l'amarezza per l'ipocrisia e la violenza che lo circondavano. Non tentò nemmeno di pubblicarli, perché era sicuro che l'America l'avrebbe inesorabilmente condannato senza capirlo. Dopo la sua morte fu la famiglia a opporsi alla pubblicazione. Oggi finalmente li possiamo leggere per la prima volta in italiano. Pur così piene di denuncia, sono storie avvincenti che colpiscono la fantasia toccando problemi umani e politici: Twain apre gli occhi a tutti - a chi vota, a chi prega, a chi crede e al suo vicino di casa disilludendoli con umorismo e gusto per il paradosso.
| La recensione de L'Indice |

Questo libretto di Stampa alternativa compie un'operazione davvero meritoria: tira giù dallo scaffale polveroso riservato ai classici, venerati dagli specialisti e ignorati dai lettori normali, uno scrittore, Mark Twain, generalmente etichettato come espressione di un'America ottocentesca vitale e ottimista, come cantore dei grandi spazi e dei valori democratici. In realtà questo quadro, anche se sostanzialmente accettabile, rivela parecchie ombre: Mark Twain era un personaggio umorale, capace di un sarcasmo feroce e di un'insofferenza alle convenzioni che solo a fatica l'amata e severissima moglie, autentica vestale del perbenismo puritano, riusciva a controllare. Non è senza ragione quanto la curatrice sottolinea, cioè che le migliaia di pagine inedite lasciate da Twain sono state rese pubbliche solo a partire dal 1962. Evidentemente le bordate di Mark Twain non erano scomode solo per l'America dell'Ottocento. Quali sono i suoi bersagli? In primo luogo la religione, là dove è uno strumento di controllo e di oppressione, e il potere politico, che corrompe e tradisce gli ideali democratici, e uccide in guerre di conquista. Twain mena fendenti senza riguardi per nessuno e senza alcuna forma di correttezza politica. Abbandonatevi senza scrupoli allo spasso del Secondo Avvento, riproposizione della vicenda di Cristo in un miserabile villaggio dell'Arkansas, raccontata con un'allegra ferocia che fa pensare alle geniali irrisioni dei Monty Python, e seguite le argomentazioni tese a dimostrare la completa inutilità di due specie stranamente accostate in Le mosche e i russi. Il tono si fa più cupo quando si parla degli esordi dell'imperialismo statunitense: le invasioni delle Filippine e di Cuba nel 1898, la penetrazione in Cina. La favola del Pericolo Giallo è un apologo che descrive l'azione civilizzatrice intrapresa dalla tribù delle farfalle nei confronti delle api, renitenti ad accogliere la non richiesta civiltà. La stupenda processione è una beffarda celebrazione della grandezza americana: nella parata che inaugura in nuovo secolo, la statua della Libertà ha la fiaccola spenta e rovesciata e l'ombra di Lincoln "troneggia grande e pallida all'orizzonte e medita mestamente sul lungo corteo". Franca Cavallarin |
Marcello (23-11-2009) Una raccolta di racconti dello scrittore più stimato in America (e non solo). Mark Twain qui non è soltanto più cinico ma è anche molto più "ispirato" a scherzare sulle incoerenze del suo paese per niente illeggitimamente anzi i racconti risultano così reali da riconescerne la piena originalità con uno spirito alquanto "profetico". Soltanto una cosa: alcuni racconti sono incompiuti e quindi per nulla efficaci, non è che siano noiosi però siccome possono ingannare il lettore....le storie senza fine spesso possono dargli fastidio (anche se comunque ammetto che Twain avesse più che una ragione comprensibile per non ultimare le sue modeste opere): comprensibile invece è quella dell'editore di pubblicarli. Comunque, da evidenziare "La stupenda processione" e "Il secondo avvento": gli unici racconti davvero valenti, perché gli altri li reputo un po' retorici come "Bessie" e "Le mosche e i russi". Voto: 3 / 5 |
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