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Teti Vito - La melanconia del vampiro. Mito, storia, immaginario |
La figura del vampiro, dal folklore dell'Europa centro-settentrionale alle dispute settecentesche, dalla letteratura romantica alla psicoanalisi, dal cinema all'industria culturale, dai fumetti a internet. Presente in innumerevoli paesi e tradizioni locali, legato alla credenza nel ritorno dei defunti e alla concezione del sangue come elemento di morte e di vita, dilagante nei periodi di più traumatica transizione storica, il morto non morto accompagna tutto il corso della modernità. Segno di contraddizioni inconciliabili, questo prigioniero della notte incarna la condizione di un soggetto ormai pienamente esposto allo sradicamento e alla precarietà. Tragica parodia dell'eterno ritorno in un mondo governato dal tempo lineare, né vivo né morto, costretto a distruggere ogni oggetto del suo desiderio, il vampiro assume, nell'immaginario colto e popolare, i tratti dell'afflizione e del sentimento melanconico che hanno segnato la tradizione dell'Occidente dall'antichità ai nostri giorni. Oggi il vampiro si presenta come l'ultimo abitante e la metafora delle rovine postmoderne, al tempo stesso annunciate e inimmaginabili - da Chernobyl a Beirut, dall'ex Jugoslavia a Baghdad e alle Twin Towers - e sembra raccontare paure e speranze legate a un'inedita angoscia di fine del mondo e a un nuovo sentimento degli altri e dei luoghi.
| La recensione de L'Indice |
 A fronte dell'ormai irrepertoriabile brulicare di romanzi a tema vampiresco, la saggistica in materia può contare uscite meno numerose ma spesso degne d'interesse: tale il caso della bella ricerca di Carlo Dogheria, Santi e vampiri. Le avventure del cadavere, edito da Stampa alternativa nel 2006, sulle vicende diverse ma in qualche modo parallele dei corpi di santi e di (presunti) non-morti; e tale sicuramente è il caso di questo classico di Teti, che ritorna riccamente aggiornato presso l'editore originario del 1994. Attraverso una brillante e articolatissima disamina lungo i binari dell'etnografia e dell'antropologia, della letteratura e del cinema, l'autore individua nella melanconia forma di autopercezione individuale, di gruppo, sociale, ma anche immagine dell'altro da rifiutare e negare la chiave interpretativa della moderna mitologia del vampiro. Amore cannibalico, patologia dell'affezione malinconica e del contagio vampirico, nostalgia, impossibilità di vivere e di morire, rapporto con le rovine della modernità rappresentano altrettante stazioni di un itinerario nel segno di Saturno che conduce ai miti della globalizzazione fino alla provocazioni degli emigrati/immigrati come inquietanti revenants e alla "melanconia democratica" (cfr. Pascal Bruckner nell'omonimo saggio del 1990-92, in Italia per Monteleone nel 1994), al mutato concetto di nemico (con la "N" maiuscola per l'Occidente atterrito e per il fondamentalismo islamico) e alla mitologia dei serial killer. Sotto le nubi pesanti evocate dai "fautori degli scontri di civiltà, non so immaginare altro confessa l'autore che un'affermazione della migliore tradizione occidentale, un illuminismo capace di guardare alle diseguaglianze e alle storture del mondo, tuttavia insufficiente senza l'affermarsi (
) di sentimenti di pace e di pratiche quotidiane di amore". Sapendo infatti che il vampiro, "il nemico abita spesso dentro di noi". Franco Pezzini |
Vampire Lover (15-12-2007) Bel saggio, aggiornato al 2007 grazie all'introduzione aggiunta alla nuova edizione. L'ho apprezzato vivamente, così come "La Stirpe di Dracula" di Massimo Introvigne. Leggetelo!!! Voto: 5 / 5 |
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