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Fortini Franco - Asia maggiore. Viaggio nella Cina e altri scritti |
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Titolo | Asia maggiore. Viaggio nella Cina e altri scritti |
| Autore | Fortini Franco | Prezzo Sconto 10%
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€ 27,00 
(Prezzo di copertina € 30,00 Risparmio € 3,00)
|  | | Dati | 2007, 269 p., ill., brossura | | Curatore | Santarone D. |
| Editore | Manifestolibri
(collana La nuova talpa) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi | | 
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| "Asia Maggiore: così si designavano, nell'Occidente cristiano, e in opposizione alle regioni ben note dell'Asia Minore, i paesi remoti dell'Oriente: l'India, la Cina. La sensaziane, per quanto vaga, dell'esistenza di un'altra, o di altre civiltà, pressoché indipendenti dalla nostra, è sempre stata viva nella coscienza europea (vedi il caso esemplare del Milione) e avrebbe dovuto togliere parte della loro sicurezza alle grandi sistemazioni del pensiero occidentale. Ma l'espansione della cultura e della civiltà europee, e la sommaria appropriaziane del mondo compiuta dall'Occidente nelle forme della soggezione coloniale, mentre ponevano le basi dell'unità futura, velavano, anziché rivelare, quella profonda disparità e autonomia di sviluppo, negato (contro ogni apparenza) nella visione cosmopolitica, occidentale delle cose. Spettava alla rivoluziane socialista, come rivoluziane autonoma del popolo cinese, attuare, in forme profondamente originali, un'altra, più vera confluenza. Così, l'avvento della Cina come partner culturale e soggetto storico ci costringe a rivedere gran parte della nostra eredità, e delle categarie in cui ha trovato sistemazione" (F. Fortini, 1956).
| La recensione de L'Indice |
 Tra i più importanti reportage di letterati novecenteschi dalla Cina figurano quelli di Cassola, Malaparte, Parise, Arbasino, Malerba e, quanto agli stranieri, Simone de Beauvoir. Franco Fortini guardò sempre con attenzione alla cultura cinese: fu lui a far conoscere in Italia il grande scrittore Lu Hsun, che comunista non era, ma la cui opera giudicava oggettivamente rivoluzionaria. In Asia Maggiore, il suo resoconto di viaggio pubblicato da Einaudi nel 1956, balza subito all'occhio l'entusiasmo del comunista dinanzi alla rivoluzione finalmente compiuta. Vedeva nel paese di Mao, contrariamente al ben più scettico compagno di delegazione Norberto Bobbio (che Fortini, accusandolo di eurocentrismo e intellettualismo cartesiano, chiama "Delle Carte"), un'"utilità didascalica" da valorizzare. Giunse così ad attribuire a sette anni di comunismo la presenza, in Cina, di rapporti umani "diversi e migliori di quelli vigenti tra di noi", ammirando la folla "composta e degna" fatta di "uomini fermissimi e silenziosi" e "donne modeste e sorridenti". Ipotizzò inoltre che il lavaggio del cervello in Cina non mirasse a soggiogare la persona, ma a "rifondarla". Anche i ricordi sull'Unione Sovietica, confluiti in queste pagine, nel rievocare la "distensione" e la calma esistenza di una nazione uscita dal turbine poco salutare della concorrenza, e nella sostanziale ambiguità delle parole su Stalin, richiamano un punto di vista emblematico di un'epoca. Gli scritti riportati in coda al volume, che giungono a lambire la fine degli anni settanta, sono invece più critici: molte delle iniziali illusioni, pur non ritenute tali da Fortini, si andavano ormai lentamente dissolvendo. Daniele Rocca |
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