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Malatesta Stefano - Il napoletano che domò gli afghani | La stupefacente storia di un soldato di ventura napoletano nel XIX secolo: Paolo Avitabile, governatore di Peshawar e generale dell'Impero inglese; l'unico occidentale che sia riuscito a mettere ordine nella città più turbolenta dell'Asia abitata, allora come oggi, da una mescolanza di razze. La sua figura incuteva un tale terrore che gli stessi inglesi dicevano che gli afghani guardavano a lui con la stessa paura e con la stessa ammirazione con cui un branco di iene guarda alla tigre. E ancora oggi a Peshawar le madri, per farsi ascoltare dai loro bambini riottosi, minacciano di chiamare Abu Tabela, la traduzione di Avitabile.
Media Voto: 3 / 5Paul Rideout (12-01-2008) La storia vera che Malatesta racconta è curiosa ed interessante ma non si può non notare che il libro divaga alquanto, lasciando la storiografia propriamente intesa ai margini di un racconto dove l'ironia e le considerazioni personali trovano lo spazio maggiore. Purtroppo la verità è che non si hanno notizie ingenti circa la vita "esotica" di Paolo Avitabile, alias Abu Tabela. E quel poco che si sa, probabilmente, non meritava una monografia. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Maurizio (05-07-2007) Libriccino furbetto, scritto con la mano di un venditore di parole, qua e la ammiccante, si avverte fortemente il giornalista. Ricco di divagazioni, ma si capisce che se avesse dovuto limitarsi a fare una vera biografia di Avitabile non avrebbe potuto andare al di là di un articolo di giornale. Comunque piacevole. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
maurizio crispi crismaur@libero.it (10-03-2003) Ho trovato davvero piacevole la lettura di questo piccolo saggio biografico di Stefano Malatesta, di cui ho apprezzato in passato già altri libri, nonchè i frequenti articoli che compaiono su Repubblica nel paginone della cultura.
I libri di Malatesta, così frequentemente incentrati sulle narrazioni biografiche di personaggi singolari, provocano stupore e meraviglia.
La storia di Avitabile, improbabile generale napoletano in Afghanistan, è davvero singolare e, visto che siamo in epoca mediatica, è così appassionante che meriterebbe anche un film, che ci possa mettere in contatto spettacolare con pagine di storia per noi abbastanza sconosciute.
Ma, già di per sé, il racconto di Malatesta è appassionante, per nulla tedioso e si legge tutto d’un fiato come un libro d’avventure.
Ogni volta Malatesta, con la caparbietà e la sagacia di un segugio, ma nello stesso tempo desideroso di trasformare la sua ricerca in autentica avventura di viaggio, sia nel tempo che nello spazio geografico, cerca di scovare le tracce storiche dei suoi personaggi, riuscendo ogni volta a produrre delle piccole gemme, in forma di ricostruzione storica o di piccolo réportage.
L'operazione di ricerca sul napoletano "che domò l'Afghanistan", da lui portata a termine (anche con la meritoria conquista di fonti bibliografiche di cui si era persa la traccia), è perfettamente riuscita, prendendo corpo in una narrazione che, pur rigorosa e fedele alle fonti, non è priva di una piacevole ironia.
Alla fine della lettura, sempre assillato dai problemi di archivazione dei nuovi libri che vado via via leggendo, io mi sono chiesto quale potesse essere la giusta collocazione di questo libro.
Un quesito indecidibile oscillante tra queste differenti opzioni: metterlo in compagnia dei testi di viaggio oppure tra le biografie o, infine, nella libreria di casa che ospita i romanzi di avventure, quelli che mi hanno accompagnato negli anni dell'adolescenza ma anche successivamente.
Un quesito appropriato: ma io, francamente, propenderei per lo sc Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Gian Luca glbono71@hotmail.com (20-01-2003) Malatesta ricostruisce la vita e le gesta belliche di un italiano sconosciuto ai molti, Abu Tabela, O’ Malommo ovvero il generale Avitabile, ancora una volta sfruttando doti riconosciute come la grande precisazione, la minuzia scientifica e la costante ricerca bibliografica. Nel descrivere questo diavolo di Agerola, lo scrittore ci presenta, tra le righe, il Pakistan e l’India del Nord del XIX secolo, le corti ricche e sfarzose asiatiche dove circolavano diamanti di inaudita bellezza, gli ufficiali napoleonici scappati dall’Europa e che qui trovarono fortuna e consenso grazie alle loro conoscenze di tattica militare, ci presenta esploratori inglesi di poca credibilità e torture terribili. Questo libro sembra la prosecuzione dell’opera migliore di Malatesta “Il cammello battriano”, alcuni passi sono addirittura identici, ma mancano qui tuttavia le sensazioni, gli odori, le immagini poetiche che il Taklamakan, il bacino del Tarim, la Via delle Seta e le ricerche archeologiche in quelle terre di assoluto fascino avevano suscitato in tutti i lettori del “Cammello”. Di piacevole lettura. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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