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Schiavini Laura - La fortuna è un talento | Un'aspirante scrittrice architetta un raggiro ai danni di un autore affermato - fondatore di una cooperativa letteraria per esordienti - colpevole di aver rifiutato il suo manoscritto. Fingendo di fornirgli materiale per il suo nuovo romanzo ispirato a un personaggio reale, cioè lei e la sua movimentata esistenza di prostituta d'alto bordo invischiata in sordidi e pericolosi affari, tesse lentamente una rete volta a ridicolizzarlo, e con lui tutto il mondo editoriale e il suo perverso funzionamento: i nuovi autori infatti non vengono nemmeno considerati. La storia che gli propina sembra possedere tutti gli ingredienti giusti: malavita, perversione, perfino pornografia, ma un clamoroso colpo di scena svela la geniale truffa ordita nei confronti del severo scrittore.
Media Voto: 3 / 5Gian Luca Mario Loncrini (08-05-2010) Il succo del romanzo è tutto concentrato a pagina 161: “…in Italia tutti vogliono scrivere, ma pochi leggono”.
Pe fortuna l’autrice trova anche il coraggio di dire come funzionano davvero le cose nell’ambiente editoriale del Bel Paese. Il che giustificherebbe l’incredibile piano che Loriana (Lorena nel romanzo dentro al romanzo) e il fidanzato Roby mettono a punto per vendicare il parere negativo di D’Ambrosi (Daniele Aloisi nel romanzo dentro al romanzo) relativo ad un manoscritto che la prima vorrebbe pubblicare. Sogno che D’Ambrosi potrebbe realizzare essendo titolare di una cooperativa per aspiranti scrittori, oltre cha autore affermato, se non peccasse troppo di superbia, scatenando un’ira diabolica che, a ben vedere, potrebbe benissimo essere letta sulle pagine della cronaca di qualsiasi quotidiano.
Un incontro (per nulla) casuale tra i due incuriosisce l’uomo, e non solo dal punto di vista intellettuale. Lei gli racconta la storia della sua vita, in un intreccio zeppo di personaggi malsani, di ruffiani, di “troie e cagne (che) partoriscono in mezz’ora, ma le cagne, a differenza delle troie, non abbandonano i loro cuccioli…”.
Lui si appassiona alla storia. Lei l’infarcisce di dettagli al limite del sopportabile. La vorrebbe salvare. E, per riuscirci, immagina che il modo migliore sia usare quei racconti spaventosi e drammatici per scriverci un libro. Realtà e fantasia si intrecciano (e creano un po’ di confusione al lettore). I dettagli della vita spregiudicata di Lorena/Loriana raggiungono il proprio climax quando la donna si trova immischiata in un losco giro di droga. Sparisce, come aveva già fatto molte volte nella vita (“Dopo Maria, smisi di uscire sperando di ricreare attorno a me quella condizione di vuoto in cui mi sentivo me stessa e al sicuro”). Poi ritorna, pestata a sangue. Lui la cerca. Ha bisogno di un finale per il suo romanzo. Che rimane aperto. Sotto ogni punto di vista. Ve ne sono ben tre!
Da leggere con attenzione. Gian Luca Mario Loncrini
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Irina Turcanu (17-12-2008) Superata la prima decina di pagine, estremamente fastidiose per le frasi troppo brevi, la storia ti cattura. La trama mi è parsa originale nonostante abbia fiutato qualcosa di Kundera e qualche fragranza di Coelho, quindi un po’ già sentito. L’unica cosa estremamente fastidiosa – mi ha dato la sensazione che l’autrice fosse a corto di paragoni – è il ripetere strazianti di “Lei rise, carta vetrata sulla pelle”, gonna – figli dei fiori appassiti. Incontrati la prima volta piace, ma quando all’ultima pagina hai letto già trenta volte la stessa frase è troppo. È troppo rileggere anche tre volte lo stesso paragrafo. In ultimo, nelle tre narrazioni che s’intrecciano a meraviglia, non si nota una mano distinta. Comunque, una lettura piacevole e irritante allo stesso tempo. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Elisa Bolchi (10-11-2008) In "La fortuna è un talento" il lettore è chiamato in causa in svariati modi: è chiamata in causa la sua fiducia, perché nelle prime pagine il libro non è quel che sembra, è chiamato in causa il suo ruolo di lettore e di consumatore, è chiamato in causa il suo senso critico.
Nel libro della Schiavini, troviamo un "novel in the novel", che l'autrice ci racconta con discreta destrezza.
La scrittura della Schiavini cattura, perché vien voglia di leggerla e proseguire nella storia, ma non è scorrevole. È densa, vischiosa, e ti rimane per un po’ attaccata addosso; per questo, forse, oltre che per la storia, ti vien voglia di continuare la lettura. E a proposito di storie, se la moderna editoria è composta in gran parte di opere senza storie che "se la raccontano", la Schiavini riesce a dimostrare come ci sia ancora spazio per la trama, nel romanzo, e per farlo ne incastra più d’una nello spazio di poche pagine. Più di una trama ma pochi personaggi: due, tre, quattro contando Burt, il cane.
La Schiavini racconta anche di essere stata insultata da uno degli editori cui aveva proposto il romanzo a causa delle scene di sesso in esso contenute. Credo che l’episodio di cui Laura è stata vittima sia una triste dimostrazione di come la strada verso l’emancipazione mentale femminile sia ancora lunga.
Il romanzo della Schiavini è un giallo, è un’accusa allo stato in cui versa l’editoria contemporanea e con essa la scrittura, ma è anche la dimostrazione che è possibile scrivere romanzi emancipati, in cui una donna fa sesso, ama fare sesso e non ha problemi a parlare di sesso.
A legger queste parole ci si immagina chissà quali racconti alla "Emanuelle". No, mi spiace, una normale pubblicità di una crema snellente è più volgare e denigratoria per il genere femminile. Se invece, nel leggere queste righe, vi è sorta la sana curiosità di scoprire qual è questa storia narrata e rinarrata, prendete in mano "La fortuna è un talento" e godetevi una buona lettura. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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