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Schiavini Laura - La fortuna è un talento |
Un'aspirante scrittrice architetta un raggiro ai danni di un autore affermato - fondatore di una cooperativa letteraria per esordienti - colpevole di aver rifiutato il suo manoscritto. Fingendo di fornirgli materiale per il suo nuovo romanzo ispirato a un personaggio reale, cioè lei e la sua movimentata esistenza di prostituta d'alto bordo invischiata in sordidi e pericolosi affari, tesse lentamente una rete volta a ridicolizzarlo, e con lui tutto il mondo editoriale e il suo perverso funzionamento: i nuovi autori infatti non vengono nemmeno considerati. La storia che gli propina sembra possedere tutti gli ingredienti giusti: malavita, perversione, perfino pornografia, ma un clamoroso colpo di scena svela la geniale truffa ordita nei confronti del severo scrittore.
Media Voto: 3 / 5Irina Turcanu (17-12-2008) Superata la prima decina di pagine, estremamente fastidiose per le frasi troppo brevi, la storia ti cattura. La trama mi è parsa originale nonostante abbia fiutato qualcosa di Kundera e qualche fragranza di Coelho, quindi un po’ già sentito. L’unica cosa estremamente fastidiosa – mi ha dato la sensazione che l’autrice fosse a corto di paragoni – è il ripetere strazianti di “Lei rise, carta vetrata sulla pelle”, gonna – figli dei fiori appassiti. Incontrati la prima volta piace, ma quando all’ultima pagina hai letto già trenta volte la stessa frase è troppo. È troppo rileggere anche tre volte lo stesso paragrafo. In ultimo, nelle tre narrazioni che s’intrecciano a meraviglia, non si nota una mano distinta. Comunque, una lettura piacevole e irritante allo stesso tempo. Voto: 2 / 5 |
Elisa Bolchi (10-11-2008) In "La fortuna è un talento" il lettore è chiamato in causa in svariati modi: è chiamata in causa la sua fiducia, perché nelle prime pagine il libro non è quel che sembra, è chiamato in causa il suo ruolo di lettore e di consumatore, è chiamato in causa il suo senso critico.
Nel libro della Schiavini, troviamo un "novel in the novel", che l'autrice ci racconta con discreta destrezza.
La scrittura della Schiavini cattura, perché vien voglia di leggerla e proseguire nella storia, ma non è scorrevole. È densa, vischiosa, e ti rimane per un po’ attaccata addosso; per questo, forse, oltre che per la storia, ti vien voglia di continuare la lettura. E a proposito di storie, se la moderna editoria è composta in gran parte di opere senza storie che "se la raccontano", la Schiavini riesce a dimostrare come ci sia ancora spazio per la trama, nel romanzo, e per farlo ne incastra più d’una nello spazio di poche pagine. Più di una trama ma pochi personaggi: due, tre, quattro contando Burt, il cane.
La Schiavini racconta anche di essere stata insultata da uno degli editori cui aveva proposto il romanzo a causa delle scene di sesso in esso contenute. Credo che l’episodio di cui Laura è stata vittima sia una triste dimostrazione di come la strada verso l’emancipazione mentale femminile sia ancora lunga.
Il romanzo della Schiavini è un giallo, è un’accusa allo stato in cui versa l’editoria contemporanea e con essa la scrittura, ma è anche la dimostrazione che è possibile scrivere romanzi emancipati, in cui una donna fa sesso, ama fare sesso e non ha problemi a parlare di sesso.
A legger queste parole ci si immagina chissà quali racconti alla "Emanuelle". No, mi spiace, una normale pubblicità di una crema snellente è più volgare e denigratoria per il genere femminile. Se invece, nel leggere queste righe, vi è sorta la sana curiosità di scoprire qual è questa storia narrata e rinarrata, prendete in mano "La fortuna è un talento" e godetevi una buona lettura. Voto: 4 / 5 |
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