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Ceronetti Guido - Oltre Chiasso. Collaborazioni ai giornali della Svizzera Italiana... | Sia che tracci a parole un benevolente ma mordace profilo di Fellini, sia che volga lo sguardo sulla tragedia privata di Alex Langer o su quella universale delle Torri Gemelle, il punto di vista di Ceronetti riesce sempre a spiazzare il lettore, a scuoterlo, perfino a irritarlo; poi, digerita l'irritazione, passato l'effetto degli schiaffi, la sua scrittura disagevole si trasforma in tela di ragno che avvolge e cattura, diventando inesorabilmente disvelatrice. Proprio per questo le sue pagine pių belle non sono quelle della cronaca o della cultura e neppure quelle degli affetti, quanto piuttosto la delicata immersione in quel minimo teatro di strada che diventa vocazione, poetica di fatto, filosofia del quotidiano.
| La recensione de L'Indice |

Ceronetti ha raccolto le collaborazioni ai giornali della Svizzera italiana, quasi una cinquantina di articoli usciti dal 1988 al 2001. Per lui dunque, nato a Torino nel 1927, un decennio biografico di passaggio, dai sessanta fino ai settanta e oltre, oltre la soglia della vecchiaia. Sul tema del passaggio incomincio però da Chiasso. Che sia soltanto una postazione di frontiera, non possiamo crederlo. Ce lo vieta l'oltre del titolo, congiunto al ricordo dei vagabondaggi di Arbasino (nato nel 1930). Oltre Chiasso, oltre il novecentismo, vuol mettersi Ceronetti, e incarnarsi nello straniero, figura della diversità. Altre figure consimili qua e là appaiono. I piccoli e fragili, il vecchio e il bambino, il teatrante o poeta, che promette, contro l'illuministica grossolanità, la luce degli illuminati perché "la luce di una parola non consiste nel suo essere chiara" (ecco un fondamento ideologico, un'opposizione di sistema, illuminati/illuministi). Eppure, la lettura consecutiva accentua invece la chiarezza di questi sparsi scritti, la chiara evidenza di un continuato sentimento tragico. Una speciale curiosità per la vita vicina alla morte: "Chi sa com'è, l'Ungaretti vicino a morire?". L'Ungaretti che, prima, non gli piaceva. Di un altro detestabile, Arrigo Cajumi, scrive che era stato "un torvo illuminista", bell'ossimoro sull'ombra dei lumi. Eppure, lui stesso s'ispira al tipo del philosophe, o all'avanguardia trasgressiva, quando elabora uno stile di fuga dai luoghi comuni, precisando infine: "È il simbolismo legato a un evento a cambiare il mondo ". Tra illuminati e illuministi, Ceronetti perfeziona la sua cifra di spiazzante duplicità. Tra la magia della parola e la materia dei corpi. Il simbolismo e la biografia. E nella propria esistenza bifronte: fra l'autoritratto di un uomo solo, e la sessantina di pubblicazioni. In tale abbondanza rivolta ai lettori, dev'esserci non solo quel che si fa, e lui non occulta, per guadagnarsi da vivere, e non solo un vero interesse per i costumi contemporanei, bensì una pedagogia delle passioni, l'intenzione educativa. Ho un testo, anzi una rassegna di testi, che considero esemplare. Poesia e geografia emotiva, "Corriere del Ticino", 22 dicembre 1990. Traducendo e imitando e allargando Machado, Ceronetti pubblica un'antologia di poeti che hanno fatto agire il nome geografico, sprigionandone un moto del cuore, "magia occulta e scintillamento elettrico". E perché i poeti, se non per l'educazione? Di ciascuno basta un piccolo deposito nella memoria. Esemplare l'enigma di " A la Roquette, un beau matin ", da una canzone di Aristide Bruant. (Meglio però se sappiamo, dal commento di Ceronetti, che vi fu poi ghigliottinato il triste Manda di Casque d'or; e meglio se abbiamo visto il film di Becker, 1953, con Serge Reggiani e Simone Signoret). Nel testo, nelle nude parole, per sprigionarne l'effetto voluto Ceronetti deve investire vita e letture, se stesso. Così farà ogni lettore chiamato a raccolta dal paese extratestuale. (Anche " un beau matin " non è quello, se non hai visto Simone Signoret?). Nell'educazione alla vecchiaia, distribuita in circa cinquanta articoli e sette decenni, bisogna dimenticarsi del Ceronetti misoneista, un vecchio impaurito. Meglio il simbolico. Quando infatti scrive il lamento per la solitudine dei bambini e dei vecchi (accomunati), allora lascia affiorare una ricerca di senso oltre la natura. Lo aiutano gli oggetti desueti dell'immaginazione. In strada può ancora andarci, ma con un organo di Barberia o almeno con un libro. |
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