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Musati Fabio - Il confine | Dentro ciascuno di noi c'è un confine che ci separa dagli altri e che crediamo invalicabile, fino al momento in cui succede che... Dieci storie sospese tra il reale e il fantastico. Un confine di vita attraversato durante un viaggio, dove stralunati personaggi si rincorrono all'interno di paesaggi urbani, resi improbabili proprio dalle definizioni precise di città e strade che sfilano dai finestrini: Milano e il nulla che domina il quartiere di Bonola; la metropolitana, una chiesa in zona Fiera, i parcheggi sotterranei dell'aeroporto di Malpensa; la colonna delle macchine che procedono lentamente tra le puttane lungo una strada di periferia; gli autogrill deserti nella notte; il passo della Cisa dove un muro di metallo sbuca improvviso dietro una curva... Una colonna musicale - che spazia dagli acuti di Ornella Vanoni in Un'ora sola ti vorrei ai Radiohead de Il principe, fino a sfociare nel conflitto generazionale in musica di Daddy - accompagna i racconti, coloriti anche dal ricorso ad altri linguaggi quali gerghi, dialetti, canzoni, poesie, dipinti, videogiochi, flipper, videolenti e bip di scanner elettronici.
Media Voto: 4.2 / 5Claudio Martini (26-10-2008) Dieci racconti che trattano situazioni-limite (di confine, appunto) più per il modo in cui sono narrati che per l'oggetto prescelto. Le strutture lineari sono sostituite da strutture narrative elicoidali, scansioni temporali anomale, inversioni realtà- sogno, incubi che si trasformano in risvegli, allucinazioni urbane descritte con uno stile che oscilla tra surreale e iperrealismo ( come, per esempio,l'ipercosa, nel racconto "Periferie numeriche").
Il senso di vuoto e mancanza di significati che caratterizza la situazione attuale è ben resa mediante atmosfere stralunate che, anche quando virano nel fantastico, mantengono un solido aggancio con l'insensatezza quotidiana.
Non sempre questi testi (ma è una valutazione soggettiva) mi hanno veicolato un forte piacere di lettura, come se i testi fossero a volte contaminati dal contesto dentro il quale sono collocati, quell'agglomerato di spazi amorfi (le periferie milanesi), ambizioni meschine, piccole relazioni e consuetudini insensate che affliggono la modernità attuale e la nostra esistenza quotidiana.
Una buona prova.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Matilde Parmigiani (22-05-2008) Ho letto questo libro con piacere; scrittore volitivo, mai scontato. Si può dire che scriva su un pentagramma. La sua prosa si fà a tratti poesia e musica. Si colloca nel Tempo e nello Spazio con disinvoltura, senza inquietare. I suoi racconti ti lasciano l'animo ben predisposto, come un buon pasto, un buon riposo e un lavoro ben eseguito lasciano il corpo e lo spirito in pace.
Lo invito a continuare questa sua bella esperienza.
22/5/2008 Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Renzo Brollo (05-05-2008) Una buona serie di racconti, che trovarne al giorno d’oggi non è sempre facile. Sempre disprezzati o sottovalutati, questi romanzi liofilizzati meriterebbero più spazio nelle nostre librerie. Invece editori e librai, ma anche semplici lettori insistono nella ricerca della storia complessa e, a dir loro, per questo completa, ma non sempre è così. Chi sa togliere dal lungo i tornanti che comunque portano alla meta, incamerando in poche ma giuste parole tutte le immagini necessarie per intendere il pensiero di chi scrive, crea allora magnifici racconti, che emozionano come e più di un intero romanzo. Da quando ho scoperto Breece Pancake e la sua splendida raccolta Trilobiti edita dalla ISBN, ho ritrovato il gusto della scrittura breve e per questo più sofferta, perché chi vuole raccontare deve affrontare la doppia fatica di scrivere e racchiudere, racchiudere e implodere, anziché esplodere.
Alcuni di questi racconti riescono, secondo me, nell’intento sopra descritto. Prendere il lettore per le braccia e sollevarlo fino alla storia intera, che supera le parole finite e definite del racconto. Un viaggio valicante i confini, per rivedere le proprie terre da un’altra prospettiva. Così Fabio Musati ci mostra i nostri territori, le nostre case, strade e negozi da un altro punto di vista, come di osservazione straniera.
Dieci bei racconti, seriosi ma ben scritti. “Via di lì” e “La scelta” secondo me i migliori. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Paolo Coli (21-04-2008) Ho trovato questo libro per caso in una libreria di Milano. Dieci racconti con colonna sonora.
Un discreto lavoro che merita un discreto voto. Non il massimo (c'è ancora da lavorare) ma questo autore è bravo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Angela Catalini writer1@alice.it (18-04-2008) Raccolta di racconti che guarda lontano. Oltre. Oltre l'umana comprensione, oltre le convenzioni, le certezze, le misure. Leggere questo libro è come gettare un sasso in uno stagno immaginario e poi restare a guardare i cerchi che si allargano e non si fermano. Alcuni racconti sono struggenti e malinconici, altri duri e spietati, altri ancora avvolti dal mistero, indecifrabili. Ma tutti hanno una comune matrice: i personaggi hanno attraversato il confine e non sono più gli stessi. C'è una porta tra il nostro mondo e quello "degli altri": cosa succede se qualcuno decide di aprirla? Quale mondo abiterà? Quale parte di sé stesso prevarrà? Immaginate di trovarvi davanti a quella porta. Voi cosa fareste? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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