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Agus Milena - Mentre dorme il pescecane

Mentre dorme il pescecane
Zoom della copertina
TitoloMentre dorme il pescecane
AutoreAgus Milena
Prezzo € 13,00
Prezzi in altre valute
Dati2007, 171 p., brossura, 6 ed.
EditoreNottetempo  (collana Narrativa)

Disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo

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Descrizione
La storia di una famiglia, la famiglia Sevilla Mendoza, sarda "sin dal paleolitico superiore", padre, madre, figlio, figlia, zia e nonna. Chi narra è la figlia che ama un uomo sposato dai gusti perversi, ma di amore si parla molto, e si parla molto di sesso, e di morte, e di Dio, di cui non si riesce mai a decidere se c'è o non c'è, se vuole o non vuole, e della vita, che è come stare in bocca a un pescecane, che a volte si addormenta, e allora, se hai fortuna, riesci a sgusciarne fuori.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Il primo motivo di seduzione del romanzo d'esordio di Milena Agus sta nei colori di un mediterraneo splendente dove i profumi si riconoscono uno a uno, ultime tracce di un paesaggio primordiale nel nostro mondo: "Parcheggiai la vespa sotto un capanno e percorsi uno dei sentieri profumati. Mirto. Elicriso. Ginepro. Rosmarino. Perfino i poveri fiori di cardo sfoggiavano il colore di lillà aprendosi un varco sotto le pietre", e poi il ginestrino e la violacciocca selvatica sullo sfondo del mare alla Punta Is Molentis, e anche i balconcini dipinti di bianco con tre vasi rossi e lilla di garofani e gerani nell'azzurro del cielo, come nelle cartoline dalla Grecia. In questo luogo una voce narrante femminile racconta con una sorta di ingenua sfacciataggine, sintassi elementare e tempi verbali al presente, le peripezie di amore e di dolore della famiglia Sevilla Mendoza, famiglia sarda così ribattezzata dal padre e marito e cognato e figlio che non c'è: perché è in Sudamerica ad aiutare quelle popolazioni bisognose, invece della sua famiglia.
C'è la vita che urge nei corpi prorompenti delle giovani (zia e nipote), c'è la vita che langue fino al suicidio per fame d'amore, c'è la vita che spaventa, nella musica che fieramente tenta di opporle il fratello adolescente, e infine la vita incomprensibile per la narratrice diciottenne, scatenata nei più efferati giochi sadomaso con un "lui" sposato: giochi di un'oltranza da far impallidire il più audace Almodovar, descritti con calma e impassibile candore in un registro vagamente infantile.
Incombe la presenza-assenza di Dio, l'imperscrutabile Dio che non c'è, come il padre, e che tuttavia c'è, come il padre: se Dio vuole (ma Dio non vuole, teme la fanciulla). Il male e il bene, sempre reversibili nel comico, s'intrecciano nelle varie storie sviluppate in brevi capitoletti densi di particolari e di azioni. Si cerca forse, come diceva Cèline, lo stile contro le idee? anche se le idee (per esempio chiedersi il perché) non possono fare a meno di spuntare come funghi. Ma, direbbe la zia della narratrice: un calcio in culo dalle idee!
E però poi ci si scervella per capire dove e come sia il Dio di ognuno degli altri. Il Dio del padre sempre altrove, il Dio della madre troppo sensibile e impaurita, il Dio della zia che gli amanti piantano in asso, il Dio del fratello musico, il Dio di una nonna che cerca di capire le cose ad alta voce ("Ma tu, che cosa gli hai fatto?"), il Dio di Mauro De Cortes, che piace a tutte ma scompare sempre con un'altra, e infine il Dio del sadomaso sposato, che pur con la sua pessima idea del mondo e di Dio non mette tristezza. Finché: "arrivata alle dune mi sedetti e mi tolsi le scarpe, fissai la discesa di sabbia bianca che come uno scivolo mi avrebbe portato dolcemente in acqua, un'acqua azzurra e limpida e infinita. Non solo Dio non era stupido, ma semplicemente geniale".
La fame d'amore è il potente motore di tutto, anche dei giochi perversi fino al pronto soccorso: fallimentare esercitazione alla sofferenza attraverso il corpo - pur sempre meno dolorosa della sofferenza del cuore. Testi di riferimento, il Libro di Giobbe e Pinocchio : è dalla bocca del pescecane di Pinocchio, la morsa delle difficoltà, che si spera di scivolare via in un momento di calma, quando inavvertitamente schiude la chiostra dei denti.
Il sentimento tragico della vita governa queste storie, dove ognuno insegue un proprio sogno a occhi chiusi: cada loco con su tema , ogni pazzo con la sua fissa. Ma a tutto si mescola la comicità del racconto di avventure, e a tratti la speranza di un nuovo amore: quello vero. Da vera moglie teneramente amata, sommo desiderio della animula blandula delle fanciulle dalle lunghe gambe e le tette prorompenti, speranza che va regolarmente in briciole nella disperazione generale.

Laura Barile

I vostri commenti
12 recensioni presenti.  Media Voto: 3.08 / 5

jane (24-10-2009)
credo che non sia il miglior libro di milena agus, ma in ogni caso è godibile. se vi piace questa scrittrice leggetelo comunque: regala sempre pensieri, spunti e sorrisi.
Voto: 2 / 5

lolly P. (23-10-2009)
Letto in pochissime ore. E' scritto in modo molto infantile, caratteristica che a me non piace ma che, se saputa dosare e gestire, può essere gradevole. Purtroppo non in questo caso... I personaggi sono appena abbozzati, non c'è mai introspezione psicologica, rimangono approssimativi e poco credibili. Come poco credibile in generale è tutta la trama, esile e vacillante. Il finale è precipitoso e poco inerente al resto, sembra che abbia terminato le idee all'improvviso e abbia voluto chiudere. Le scene sadomaso sono stereotipate e svilite, usate solo per suscitare scalpore. L'impressione generale è pessima, ma nonostante tutto ho letto vari giudizi positivi... I romanzi degni di questo nome sono ben altro.
Voto: 1 / 5

Newe (28-09-2008)
Scorrevole ma non bello come gli altri.
Voto: 2 / 5

OLIVIA ZILIOLI olivia.zilioli@libero.it (09-09-2008)
Romanzo prequel rispetto ai vincenti Mal di Pietre e Ali di Babbo. Il primo esercizio di Milena Agus già ondeggiava tra l’estremismo sessuale e quello sentimentale. Una giovane donna che scopre l’amore attraverso una sessualità malata ed un particolare circo famigliare che ne rinvigorisce il dramma con padre assente, madre fragile, zia perfetta ma sola ed un "Dio che agisce con una logica schiacciante". Il tono è come sempre delicato anche nelle descrizioni più accese e permane in ogni pagina quell’alone onirico che fa di un destino misero talvolta poesia. Dal pescecane prima o poi riusciamo a scappare tutti. Da leggere. Olivia Zilioli
Voto: 4 / 5

Bruna montespada@tiscali.it (01-07-2008)
Avevo bisogno di un libro da leggere in spiaggia e senza badare alla recensione sul retro, ho scelto questo. Di corsa, perchè la macchina era in doppia fila. Mi sembrava adatto il pescecane. Chissà che cavolata ho comprato, mi son detta. Poi invece mi ha emozionato e fatto sorridere di tenerezza fin dalle prime righe. Un po' ci ho ritrovato me stessa, la mia famiglia, i luoghi dove amo passeggiare, il mare dai colori struggenti... insomma, quando l'ho finito era ormai sera. Mi son tuffata nell'acqua calda e calma e ho fatto un bagno bellissimo.
Voto: 4 / 5

Benedetta benedetta.colella@tiscali.it (15-03-2008)
Come “Mal di pietre”, è un libro caoticamente bello, fatto di frasi brevi e confuse fra cui, sporadiche e perciò preziose, emergono considerazioni profonde e boutade argute. Dolcemente improbabili i personaggi.
Voto: 4 / 5

francesca (02-01-2008)
Un libro scorrevole e bello ho trovato solo un po' pesanti le descrizioni dei rapporti sessuali tra i due amanti...favolosa la zia con lo sbarco in Normandia per far ridere i nipoti...
Voto: 3 / 5

Alce67 (04-09-2007)
Concordo con la descrizione di Giusy, ma alla fine il libro mi è sembrato veramente troppo sottile; e la vita dei protagonisti vola via con la minima brezza. Trovo pochi riscontri con la vita reale e la relazione "Sardo maso" alla quale la protagonista non riesce a rinunciare, mi è parsa esagerata, o comunque poco interessante. Scritto bene, ma non basta.
Voto: 2 / 5

Giusy georgec@alice.it (28-08-2007)
E' un libro sottile. Poche pagine ma tutto sentimento, lotta interiore, frustazione e tanto bisogno d'amore. Persone perse che scivolano verso la solitudine dell'anima che li attanaglia. Ma perchè il bisogno d'amore ha questa forza muta? Non ,lo so...ma so che esiste per tutti noi. Buona lettura
Voto: 4 / 5

Coniglio bianco (15-07-2007)
Acerba. È il minimo che si possa dire dell’opera prima di Milena Agus. Un tipo abbastanza fortunato, in verità, perché di romanzi così, rimasti impubblicati, devono essere pieni i cassetti di molti editori. Trama e personaggi accettabili per un 60%, scrittura spesso da rivedere, con un uso talvolta disarmante di aggettivi e sostantivi in dialoghi assolutamente improbabili (“Le tue tette prorompenti dovranno scoppiare nel bustino nero che indosserai.” “Che visetto, che occhioni malinconici e felici sotto questo ciuffo (…) Ma sto parlando troppo e non posso stare tutto questo tempo senza baciarti.” Ma non c’è un editor a Nottetempo? Quanto al sapore mediterraneo individuato da Laura Barile nella sua recensione sull’Indice, mah, mi pare si trovi facilmente di meglio. Do due asterischi per incoraggiamento (ma uno è regalato).
Voto: 2 / 5

patelli (11-05-2006)
Come non essere coinvolti dall'eccentricità dei personaggi e delle loro (dis)avventure? Alcuni capitoli, tuttavia, presentano delle inutili esagerazioni che potevano essere evitate.
Voto: 4 / 5

elisa egleia@alice.it (25-01-2006)
ironico scorrevole e addirittura avvincente. si sta benissimo a leggerlo: anche se il dolore rimane, risulta esorcizzato. sembra di avere il sole d'inverno che scalda le spalle. e poi, come si fa a non scegliere una casa editrice così? una bompiani e un einaudi!
Voto: 5 / 5

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