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Agus Milena - Perché scrivere | In occasione di un simposio sulle "Nuove Tendenze Letterarie in Sardegna", tenuto a Francoforte ai primi di maggio, Milena Agus ha scritto un testo in cui spiega come ha cominciato a scrivere e che cos'è per lei la scrittura. Quest'autrice così ritrosa, rivela qualcuno dei suoi segreti. Scrivere era un sogno di quando, bambina, soffriva di "impaccio motorio", cioè non sapeva fare niente di quel che facevano gli altri, e sperava di "rifarsi" con la scrittura. Scrive di nascosto, come se si vergognasse, cose vere e cose inventate, così mescolate che neppure lei le distingue più, e sta come un equilibrista sul filo sottile della finzione. Scrivere è la tana che si porta dietro. "Scrivo come mangio: mi abbuffo e poi mi pento che nel piatto non sia rimasto nulla". Parla del suo incontro con l'editore, con gli altri scrittori sardi, e poi della Sardegna "isola-grotta-tana", "la Sardegna di cui so ha un desiderio struggente e nella quale quanto si è partiti si vuole ostinatamente tornare".
| La recensione de L'Indice |
 Non c'è che fare, Milena Agus è simpatica. Si parla molto di lei, di lei vincitrice morale del premio Strega (i cui veri vincitori risultano quasi sempre vincitori "immorali"), di lei scippata del Campiello dalla guizzante figurina di Mariolina Venezia, di lei comunque ai primi posti delle classifiche di vendita, di lei nella "Pléiade"della nuova narrativa sarda, di lei geniale e modesta, al contrario di tanti mediocri immodesti che girano. Insomma, Milena triumphans, e buon per lei e per i lettori. Un nuovo librino, nella meritevole collana dei "Sassi" dell'editore nottetempo, ci introduce ad aspetti privati e quasi intimi della scrittrice genovese "naturalizzata" sarda. Intendiamoci, si parla di intimità letterarie e non certo di dessous pettegolo in forma autoptica, quale altri scrittori a viscere aperte amano praticare. Anzi, non solo la discrezione di Agus è più che signorile, ma precisamente l'understatement è per lei d'obbligo: "Non sono giovane e penso anche di non essere una scrittrice", dice di sé ad apertura. Non che non le crediamo, tutt'altro. Pensiamo che Agus sia spontanea nel suo delicato gesto autoironico, e per questo tanto più cordiale. Ci dice che scrive "per il gusto di farlo", che "scrivere è la tana che si porta sempre dentro", e ancora: "Scrivo come mangio: mi abbuffo e poi mi pento che nel piatto non sia rimasto nulla". Tutto questo sa di leve ingenuità, e quindi un malizioso sospetterebbe una posa, una mascheratura per captare la benevolenza del lettore medio che odia i superbi, ma io non sono per nulla malizioso (peggio per me) e mi sento di prendere alla lettera tanta fede nella comunicazione immediata. Un punto di ulteriore consapevolezza letteraria è però segnato da Agus quando designa la propria narrativa tragicomica perché tragicomico è il mondo, come direbbe qualcuno. Non usa proprio il termine tecnico "tragicomico", di lontana origine cinque-secentesca, alla sorgente del moderno. Ma ci dice chiaramente che una storia è per lei riuscita quando fa piangere e ridere il lettore. Storie "comiche e miserevoli" sono dunque quelle giuste, in quanto "misera e meravigliosa" è la vita. Il tragico e il comico mescolati, raccomandava Lope De Vega, e avrebbe potuto associarsi anche Shakespeare; arriviamo poi su questa falsariga sino ai nostri Pirandello, Kafka, Beckett. Ecco che Milena Agus coglie un asse portante della letteratura moderna, esprimendosi con la chiarezza dell'acqua che scorre, e questo ripeto, a chi non è malizioso non può che piacere. Il "Sasso" ci dice altre cose di lei, che ad esempio ama la vita ritirata e non ha interesse per il successo e per i soldi. Continuiamo testardamente a crederle. E così, nelle pagine dedicate ai narratori sardi da Deledda a Niffoi, come si fa a non convenire sul fatto che "la Sardegna è bellissima e mantiene, nonostante gli orrendi villaggi turistici e il chiasso estivo, una selvatichezza e un mistero" ecc.? Un ultimo punto ci preme. Milena Agus è professoressa di scuola, e le ultime pagine del libretto in questione riguardano un nodo delicato: il ruolo autentico di un insegnante. Per lei tutto sta nel riuscire a comunicare una grande passione ai giovani, spesso "persi nel grigiore di piccole passioni", e una scrittrice come lei che per la letteratura nutre eccome una grande passione può praticare questa sostanziale didattica del profondo. Sarà per questo che tanti nostri scrittori oggi lavorano nella scuola e spesso scrivono di scuola? Il fenomeno, come ben si sa, è macroscopico. Dunque il cortocircuito dare-avere che lo scrittore-insegnante vive in prima persona è quello giusto? La risposta a chi ne sa di più. Roberto Gigliucci |
Media Voto: 2.33 / 5enrico (05-12-2009) Se pensate di avere dei suggerimenti utili da questo volumetto, scordatevelo, ho buttato pochi spiccioli. Nella fiera delle banalità possiamo dire che primeggia. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Benedetta benedetta.colella@tiscali.it (15-03-2008) Anche se un memoriale mi sembra presuntuoso in una scrittrice esordiente (ammoniva Benvenuto Cellini che un uomo dovrebbe aver compiuto almeno quaranta anni e aver portato a termine qualcosa di notevole prima di mettere per iscritto la storia della propria vita), si percepisce in questo articolo la passione di chi ama per davvero il suo lavoro. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Elena Vitina Tocci elenatocci@libero.it (05-12-2007) Molto bello ma breve. Per chi adora la Agus, come me, leggerlo serve a meglio comprendere la filosofia dello scrivere della romanziera isolana.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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