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Bachmann Ingeborg; Celan Paul - Troviamo le parole. Lettere 1948-1973

Troviamo le parole. Lettere 1948-1973 TitoloTroviamo le parole. Lettere 1948-1973
AutoreBachmann Ingeborg; Celan Paul
Prezzo
Sconto 10%
€ 22,50   Spedizioni gratuite in Italia
(Prezzo di copertina € 25,00 Risparmio € 2,50)
Prezzi in altre valute
Dati2010, 331 p., ill., brossura
CuratoreMaione F.
EditoreNottetempo  (collana Ritratti)

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Descrizione
Ingeborg Bachmann e Paul Celan, due fra le pił grandi figure letterarie e poetiche del '900, si sono scritti per 19 anni tra amori e dissapori, amicizia e incomprensione, ancora amore e silenzio, disperazione, sempre alla ricerca delle parole che li facessero incontrare, mentre Celan affondava cupamente nel cieco dolore per quello che gli sembrava incomprensione dei critici, infedeltą degli amici, "hitleria, hitleria...", fino a buttarsi un giorno nella Senna. Negli ultimi anni, al loro intenso e straordinario carteggio, si uniscono le voci di Gisčle Lestrange, sposa di Celan, e Max Frisch, nuovo compagno di Ingeborg. Leggere questi carteggi vuol dire assistere impotenti, abbagliati, straziati di pietą reverente, alla vita senza pelle di quattro esseri acutamente autentici - quasi un po' vergognoso, il lettore, della sua impudicizia, come quando antiche tombe restituiscono esseri perduti per sempre, miracolosamente ritrovati.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Troviamo le parole, il titolo con cui esce in traduzione italiana il carteggio tra Paul Celan e Ingeborg Bachmann, cita il testo del telegramma inviato da Bachmann a Celan il 18 novembre 1959: "342987 nur nicht heute abend lass uns die worte finden". Insieme al numero di telefono che Celan le ha chiesto in una lettera espresso spedita il giorno prima, il telegramma contiene, prima dell'invito a "trovare le parole", un avvertimento: "ma non questa sera". Tra i messaggi concitati di quei giorni di tardo autunno, il testo del telegramma raccoglie in estrema sintesi la ricerca, ostinata e disperata a un tempo, dell'incontro e la sua negazione.
Undici anni prima, nel maggio del 1948, Bachmann e Celan si erano incontrati per la prima volta a Vienna: lei, cresciuta in Carinzia in un ambiente filonazista, da cui si era presto distaccata, aveva allora quasi ventidue anni e stava scrivendo la tesi su Heidegger; lui, ventottenne, ebreo della Bucovina, i genitori morti in campo di sterminio, aveva trascorso i due anni precedenti a Bucarest, nell'ambiente dei poeti surrealisti. A Vienna, dove aveva inizialmente pensato di trasferirsi stabilmente, Celan resterà solo sei mesi. Il 20 maggio 1948 Bachmann scrive ai genitori che "meravigliosamente, il poeta surrealista Paul Celan si è innamorato" di lei e che la sua stanza ora è "un campo di papaveri", perché a lui piace regalarle quei fiori. Tre giorni dopo, in un libro su Matisse come dono per il suo imminente ventiduesimo compleanno, Celan le dedica la poesia In Egitto, che inaugura il loro scambio epistolare e che, oltre a contenere alcuni argomenti fondamentali della lirica celaniana nel suo complesso, si svolge soprattutto intorno a quel nucleo fondamentale dell'estraneità che resterà la cifra irresolubile del loro rapporto reciproco, drammaticamente connesso con la catastrofe della storia del secolo scorso e con le sue conseguenze riguardo al compito della memoria e della scrittura, all'uso della lingua – in particolare della lingua tedesca – e alla possibilità dell'ascolto, della comprensione.
A partire dalla fine di giugno del 1948, quando Celan lascia Vienna per trasferirsi definitivamente a Parigi, il tema della colpa, intrecciato con il tema della verità, la ricerca del colloquio e della parola, contro l'oscurità, la lontananza, il silenzio, saranno gli argomenti onnipresenti nel carteggio, continuamente ripresi e variati attraverso le diverse esperienze dell'esistenza di entrambi. Dopo un tentativo fallito di convivenza, a Parigi, nel 1950, le loro strade sembrano dividersi: nel novembre del 1951 Celan incontra Gisèle de Lestrange, che sposerà l'anno dopo, mentre Bachmann, con grande impegno e determinazione si afferma come collaboratrice di un'emittente radiofonica. Nel 1952, il convegno del Gruppo 47, cui vengono invitati entrambi, si rivela come ulteriore occasione di conflitto e di separazione: mentre infatti i versi di Bachmann convincono l'orientamento realistico del Gruppo, quelli di Celan, che legge i suoi testi con un pathos giudicato eccessivo e irritante, suscitano critiche tanto spiacevoli da risultare offensive. Per Bachmann è l'inizio di una stagione fortunata: si susseguono, dopo il premio del Gruppo 47, le due raccolte Il tempo dilazionato, nel 1953, e L'invocazione all'Orsa Maggiore, nel 1956. è anche la stagione dell'incontro con il musicista Werner Henze, con cui convive e collabora felicemente dal 1953 per diversi periodi. Celan intanto pubblica le raccolte Papavero e memoria, nel 1953, e Di soglia in soglia, nel 1955. Ha inoltre inizio, a partire dal 1953, con conseguenze gravissime, la diffusione dell'ingiustificabile accusa di plagio che la vedova di Ivan Goll gli rivolge.
L'occasione di un nuovo incontro tra Bachmann e Celan è offerta da un convegno letterario a Wuppertal e poi a Colonia, nell'ottobre del 1957. Il carteggio testimonia ora il trascorrere difficile del "tempo scandito dal cuore": mesi febbrili, pieni di attesa, ma progressivamente sempre più inclini alla rinuncia. Il 2 luglio 1958 Bachmann incontra a Parigi per la prima volta di persona Gisèle Lestrange, che sa naturalmente da tempo del legame tra lei e Celan. Tutti i dubbi e le riserve riguardo all'annunciata separazione di Celan dalla moglie e dal figlio cadono il giorno dopo, sempre a Parigi, quando Max Frisch entra prepotentemente nella vita di Bachmann e interrompe definitivamente ogni altro progetto.
Il telegramma che nell'autunno del 1959 propone di "trovare le parole" si inserisce nella penosa vicenda che ha visto contrapporsi Celan e Max Frisch riguardo alla recensione della raccolta celaniana Grata di parole, da Celan giudicata di tono antisemita, di Günter Blöcker. Max Frisch, ma anche Bachmann, dimostrano di avere nei confronti della poesia, del suo compito memoriale, della sua radicale ricerca di verità senza compromessi, una posizione diversa da quella di Celan, che si avvierà d'ora in avanti, anche in seguito al rinnovarsi dell'accusa di plagio da parte di Claire Goll nel 1960, su un cammino sempre più solitario. Nel settembre del 1961 Celan sembra cercare di nuovo un appiglio nel colloquio: "Io dico, e lo dico anche a Max Frisch, che si è trattato di un malinteso (…) Io credo ai colloqui, Ingeborg. Parliamo". Dopo una lunga telefonata, Bachmann scrive in risposta una lettera importante, che, come molti altri messaggi di cui si conservano solo abbozzi frammentari, non è mai stata spedita, lasciando intuire che il carteggio è solo una traccia, per quanto consistente, di un colloquio parallelo, da ricercare più faticosamente nel "messaggio nella bottiglia", la biografia segreta, autentica, consegnata all'opera poetica. Nella lettera non inviata è contenuta la reazione a un'offesa profonda, la risposta a un'accusa gravissima, sulla scia delle incomprensioni di quell'ultimo anno, che Bachmann, erroneamente, ritiene le sia stata rivolta. "Chi sono io per te, dopo tanti anni?" chiede, rivolgendo a sua volta gravi critiche a quello che ritiene un compiaciuto atteggiamento vittimistico di Celan. Si compie qui un passaggio decisivo, che coglie il senso privato e politico a un tempo del loro legame. Importanti documenti per precisare ulteriormente questo argomento sono il carteggio tra Bachmann e Gisèle e quello tra Celan e Max Frisch, entrambi pubblicati nel presente volume.
"Le nostre lezioni si fanno sempre più difficili", scrive Bachmann nella sua ultima lettera a Celan, nel dicembre del 1961. Alla fine del 1962 un grave disagio psichico la costringerà alla separazione da Frisch e al ricovero in clinica. Anche le condizioni psichiche di Celan si aggravano in questo stesso periodo, rendendo necessari negli anni successivi diversi ricoveri. Una testimonianza dolorosa, di esemplare, celaniana sobrietà, di quest'ultima fase della sua vita, è conservata nelle poesie composte tra il febbraio e il maggio del 1966, pubblicate da Einaudi in traduzione italiana nel volume Oscurato, curato da Dario Borso, che ha anche curato recentemente per Zandonai la traduzione delle prose celaniane ancora inedite in Italia, con il titolo di Microliti. Un'importante traccia delle difficoltà affrontate in questi anni resta poi nelle lettere che Gisèle invia a Bachmann, sia nella disperata richiesta di un intervento più deciso da parte della società intellettuale nei confronti dell'accusa di Claire Goll, sia, retrospettivamente, dopo la morte di Celan, quando osserva con amarezza i riconoscimenti tardivi tributati alla sua opera e soprattutto gli investimenti, particolarmente generosi, per la sua edizione.
Celan si getta nella Senna nell'aprile del 1970: "Ha scelto la morte più anonima e solitaria", scrive Gisèle a Bachmann. Tre anni dopo, il 17 ottobre 1973, Bachmann muore per le ustioni riportate nell'incendio della sua casa romana. Chiara Sandrin  

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