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Jesi Furio - Cultura di destra |
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Titolo | Cultura di destra |
| Autore | Jesi Furio | Prezzo Sconto 10%
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€ 15,75
(Prezzo di copertina € 17,50 Risparmio € 1,75)
|  | | Dati | 2011, 297 p., brossura | | Curatore | Cavalletti A. |
| Editore | Nottetempo
(collana Figure) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| "Che cosa vuol dire cultura di destra?" chiede un intervistatore a Furio Jesi nel 1979. È "la cultura entro la quale il passato è una sorta di pappa omogeneizzata che si può modellare nel modo più utile, in cui si dichiara che esistono valori non discutibili, indicati da parole con l'iniziale maiuscola". Originale mitologo della modernità, Jesi dedica gli studi qui raccolti a individuare le matrici sotterranee, il linguaggio e le manifestazioni delle "idee senza parole" della cultura di destra otto-novecentesca; e lo fa smascherandone i luoghi comuni, le formule e le parole d'ordine che alludono a un nucleo mitico profondo e inconoscibile, ma fondante e modellante, cui fanno riferimento i principi ricorrenti di Tradizione, Passato, Razza, Origine, Sacro. Un "vuoto" da riempire di materiali mitologici, manipolati dalla propaganda politica di destra per legittimare il suo potere e gli ordinamenti sociali dominanti. Da questa prospettiva, Jesi indaga gli apparati linguistici e iconici sottesi al fascismo e al neofascismo, al nazismo e al razzismo, penetra nelle pieghe dell'esoterismo di Julius Evola e del lusso retorico dannunziano, attraversa le pagine di Liala e Pirandello. Questa nuova edizione di un libro ancora attualissimo è corredata da tre inediti e un'intervista.
armando pepe (21-06-2011) Silloge di scritti più o meno slegata che, comunque, sottende un filo unico della narrazione, la cultura di destra del Novecento; data l'unicità dei saggi, bisogna che la critica proceda capitolo per capitolo; Jesi ci richiama all'importanza, nella Destra, del simbolo o dei simboli presenti nelle adunate fasciste e naziste o nelle manifestazioni franchiste e del movimento di Codreanu. Lo stesso autore pone l'importanza sulla "cultura della morte", in uso specialmente nella retorica postbellica dal 1918 in poi; ne dà prova, di questa religione laica di matrice funeraria, nella descrizione della scelta dell'ignoto milite da conservare nel sacello dell'altare della patria in Roma. Cultura della morte celebrata in Roma come esaltazione del martirio (aggiungo VINDICE), esaltata in Spagna al grido "Viva la muerte", infatti "Salvador de Madariaga dichiarò che fu dapprima il grido degli anarchici......non sappiamo...è vero in ogni caso, che, VIVA LA MUERTE raggiunse notorietà soprattutto come slogan del generale José Millàn Astray y Terreros e del TERCIO (la legione straniera spagnola"; addirittura il Tercio aveva un canto intitolato "il fidanzato della morte", all'insegna della tanatofilia. Idem la Guardia di Ferro. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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