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Narrativa straniera  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Michaux Henri - Altrove. Viaggio in Gran Garabagna-Nel paese della magia-Qui Poddema

Altrove. Viaggio in Gran Garabagna-Nel paese della magia-Qui Poddema TitoloAltrove. Viaggio in Gran Garabagna-Nel paese della magia-Qui Poddema
AutoreMichaux Henri
Prezzo
Sconto 15%
€ 13,60
(Prezzo di copertina € 16,00 Risparmio € 2,40)
Prezzi in altre valute
Dati2005, 255 p., brossura
CuratoreCelati G.; Talon J.
EditoreQuodlibet  (collana In ottavo)

Disponibilita immediata
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Descrizione
"'Altrove' è una delle opere più felici di tutto questo secolo. Pubblicato nel 1967, ha preso sempre più sapore, ed è diventato un libro senza tempo, come a pochi succede. Descrive paesi immaginari, come quelli evocati da antichi cronisti, da antichi viaggiatori fantastici. Molti di questi paesi però sono quelli delle nostre fissazioni, dei nostri vaneggiamenti morali. Ogni paese serve a descrivere un temperamento. Si sente l'eco d'una vocazione etnografica, che l'autore ha seguito in gioventù. Ma anche quando parla di paesi che ha visitato davvero, Michaux lascia andare le frasi dove vogliono loro" (Gianni Celati).

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Secondo Ejchenbaum, la letteratura occidentale è fondata sul viaggio. Da Omero al Novecento, passando per i viaggi immaginari, le utopie, le avventure di mare e la fantascienza, un filo ininterrotto di racconti si dipana attraverso i secoli. Al genere "relazione di viaggio", reale o immaginario poco importa, è riconducibile gran parte dell'opera di Henri Michaux, scrittore che solo una recente e splendida edizione in tre tomi della "Pléiade" ha collocato fra i massimi autori del Novecento francese. L'editoria italiana, con la recente proposta di Altrove , ci regala uno dei suoi testi più ricchi, umorali e provocatori.
"L'autore ha vissuto molto spesso altrove: due anni in Garabagna, circa altrettanti nel paese della Magia, un po' meno a Poddema. O molto di più. Mancano le date precise". Sono le prime righe della Prefazione (in realtà, poco più di mezza pagina), siglata H. M., che fornisce al lettore le "istruzioni per l'uso" prima di addentrarsi in Altrove , trittico di testi ( Viaggio in Gran Garabagna ; Nel paese della Magia ; Qui, Poddema ) scritti fra il 1936 e il 1946, e pubblicati da Gallimard sotto il titolo Ailleurs nel 1948. La traduzione italiana di Altrove - veloce, bella, umoristicamente semplice - curata da Gianni Celati e Jean Talon per Quoblibet esce dunque con cinquantasette anni di ritardo rispetto all'edizione originale francese.
Niente di male. L'autore, anzi l'Autore con la maiuscola, come con finto sussiego Michaux ama spesso presentarsi nelle stravaganti note di accompagnamento a molti suoi testi, ne sarebbe felice. Muoversi nello spazio (vero o finto che sia) e nel tempo, percepire sottili sfasature nel vissuto mentale o corporeo, osservare inquietanti mutazioni in sé e attorno a sé, tutto questo è la cifra di Michaux. Non a caso, alle soglie dei sessant'anni, lo scrittore redige - siglandosi ancora una volta H. M. - Quelques renseignements sur cinquante-neuf années d'existence (Alcune informazioni su cinquantanove anni di esistenza) per il libro che Robert Bréchon scrive nel 1959 su di lui (meglio: con lui , visto che contiene anche dei Dialogues avec Henri Michaux ): note dove spesso H. M. riassume interi anni in pochi nomi di luogo, magari totalmente o parzialmente falsi rispetto alle date e ai viaggi della sua "reale" esistenza.
"Vogliamo troppo essere qualcuno", osserva sornione Michaux già nella postilla a Plume (1938), ludica incarnazione di un "nome di penna" e di una "leggerezza" costitutiva dell'essere. E aggiunge: vogliamo troppo raccoglierci in un soggetto preciso, ingessarlo. La verità è che non c'è un io , non c'è io , "IO non è che una posizione d'equilibrio". O meglio: ci sono tanti io quante posizioni e accidenti il corpo può sperimentare. Prendiamolo come viatico prima di seguire Michaux nelle sue rischiose "posizioni d'equilibrio", fra le innumerevoli affezioni e i bizzarri corpi incontrati in Altrove .
Il Viaggio in Gran Garabagna inizia bruscamente, senza le rituali indicazioni di luogo e tempo dei diari, veri o finti che siano. In Altrove non si arriva, si precipita in piena azione. "Mentre entravo in quel villaggio, fui attirato dal rumore verso una piazza piena di gente", dice un io senza nome. Che villaggio? che gente? È uno spettacolo di lotta: "Due uomini quasi nudi, con pesanti zoccoli di legno fissati ai piedi, si affrontavano in un combattimento mortale". Scopriremo presto che gli Hac, la prima tribù incontrata in Gran Garabagna, hanno la fissazione degli "spettacoli" (quasi sempre di lotta), tutti accuratamente numerati, regolamentati.. Qualche esempio? Lo spettacolo "numero 3, e gli uomini combattono in una palude"; lo spettacolo numero 72, "spuntano fuori tre o quattro pantere nere che, benché smarrite, sanno infliggere ferite tremende"; e via così: spettacolo numero 65 (furto), spettacolo numero 30, numero 76, numero 80... Il visitatore senza nome si tiene sulle difensive fin dall'inizio: "Allora, - mi chiede il mio vicino - cosa ne pensa? - E voi? Gli rispondo, perché in quel paese bisogna essere prudenti". Primo sberleffo nei confronti di un modello etnologico "scientifico", oggettivo: è il ritmo stesso con cui si frammenta la scrittura, l'uso ironico di una voce impassibile, soprattutto mentre enumera tratti distintivi di fenomeni naturali e/o culturali dall'aria improbabile, a rendere caricaturale la "distanza" alla Malinowski.
La visita al primo paese immaginario comporta catalogazioni ed elenchi sterminati: popoli (Hac, Emangloni, Omobolli, Orbusi, ecc.), animali (ecarassino, ranea, uglabo), forme di vita mutanti, ibridi come i nomi dove si fondono più radici e suggestioni foniche: tutti soggetti a strane patologie, fragilissimi. Alla fine della Gran Garabagna, il racconto si allarga a narrare storie di istituzioni e gesta imperiali, mentre l'io narrante sembra svanito nel nulla. Anche l'epopea imperiale finisce in niente: "In Gran Garabagna, la gente è guidata dal temperamento della razza, più che dai capi".
Nel paese della Magia, dove si svolge il secondo "viaggio", dominano gli affetti (anche le gocce d'acqua hanno un temperamento sensibile, si affezionano, muoiono) e gli effetti, diciamo così, speciali, prodotti dai Maghi. Il lobe à monstres , parte del cervello che Michaux ritiene delegata alla produzione di mostri, trova alcune folgoranti manifestazioni: lì, si può, infatti, alla lettera, perdere la faccia, strappata ai malfattori dalla potenza del Mago. Anche qui, creature mutanti, pensieri vaganti: affetti ed effetti puntano alla modificazione dei corpi attraverso forze invisibili. Il terzo viaggio ci porta a Poddema: la vita si fa ancora più dura, i corpi dei poveri Poddemani, divisi in "naturali" e "artificiali", coltivati in vaso, o a spalliera, o in cantina (come il formaggio di fossa) sono sottoposti a inquietanti modificazioni. La parola metamorfosi regna a Poddema: corpi simili a mucillagini, bolle sempre sul punto di creparsi, una sorta di eugenetica folle o di teratologia sperimentale domina assieme alla pura casualità - "No! No! Non ci vada oggi (...) Stasera, sarà una proiezione a raggi di morte". Se in Garabagna e a Magia i corpi erano in sé instabili e sempre sul punto di disfarsi, a Poddema c'è una perversa volontà sperimentale che si compiace di trarre effetti estetici dalla malleabilità degli abitanti.
Gianni Celati e Jean Talon hanno tradotto Altrove in una prosa fra lo svagato e l'ossessivo: nella Presentazione di Henri Michaux posta dai curatori alla fine del volume, l'idea di "scrittura come cerimoniale magico", che si "riflette in un continuo slittamento sulle punte dei nomi, nell'atto della nominazione", è il tratto dominante del paese della Magia e di Poddema, "questo formicolio, continua motilità formicolante dell'essere". La resa italiana di quelli che Michaux stesso chiamava "borborigmi", suoni ai limiti del preverbale, litanie arcaiche, forse non è sempre possibile, ma spesso apre nella lingua d'arrivo effetti cumulativi irresistibilmente comici: "I Murni: pretenziosi, abbiffoni, abbiffusi, scarpiotti". Rabelais e Queneau come spiriti fraterni, le lingue immaginarie sempre in agguato.
Ultima osservazione: ci sono scritti e scrittori che in qualche modo si richiamano empaticamente. L'uscita da Feltrinelli dell'ultimo romanzo di Celati, Fata Morgana (cfr. "L'Indice", 2005, n. ???), quasi contemporaneamente all'uscita della traduzione italiana di Altrove , ci dice che fra i due scrittori c'è una profonda sintonia, per nulla esaurita nell'esperienza della traduzione. I Gamuna celatiani, "filiformi, testa ovale, sguardo tremolante", preda degli "sguardi da civetta losca" delle donne, soggetti a riti iniziatici estenuanti e gratuiti, somigliano a molte tribù di Altrove . Quello che cambia, è la struttura del libro: rapsodico, senza confini, straniato Michaux; costruito sul modello diaristico, al cui interno viene dato conto del "manoscritto "autentico" di un "vero" etnologo, il libro di Celati. Per riprendere una terminologia musicale: in Michaux domina lo staccato , in Celati il legato ... Ma questa è un'altra storia.

Lina Zecchi

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