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Moody Rick - La più lucente corona d'angeli in cielo |
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Titolo | La più lucente corona d'angeli in cielo |
| Autore | Moody Rick | Prezzo Sconto 15%
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€ 8,08
(Prezzo di copertina € 9,50 Risparmio € 1,42)
|  | | Dati | 2004, 101 p., brossura | | Traduttore | Cioni A. |
| Editore | Minimum Fax
(collana Sotterranei) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| L'East Village, il quartiere più "bello e dannato" di New York, si racconta attraverso le diverse storie della gente che lo abita. Le vicende di Jorge, Toni, Randy dipingono una realtà di locali sadomaso, crack, prostituzione, i cui attori "sono esattamente come i tuoi amici", persone qualunque cui il caso ha deciso di far toccare i punti estremi dell'autodistruzione. Una poetica delle occasioni perdute e del perdere in generale, in cui "i tossici e i masochisti e le puttane e quelli che hanno sprecato tutto nella vita sono la corona di angeli più lucenti intorno al cielo".
| La recensione de L'Indice |

A leggere Moody (nato a New York nel 1961) viene un po' da pensare ai drammi shakespeariani, geniali intrecci di commedia e tragedia, abitati da personaggi talmente ben delineati da sembrare veri. Delle sue opere sono state edite in Italia da Bompiani Tempesta di ghiaccio (2003), Rosso americano (2001) e Racconti di demonologia (2003). La più lucente corona d'angeli in cielo è un racconto in tre tempi sugli anni dell'eroina nell'East Village di New York, ma anche "sulla gente dell'East Village e sulle coincidenze che ti capitano in un posto come l'East Village". Una storia di coincidenze, dunque, in cui i protagonisti - Jorge, Toni, Randy e Yvonne - entrano in scena con una tempistica perfetta, intrecciando la propria alle altrui vite senza necessariamente accorgersene. È il narratore, infatti, a tenere le fila di tutto, dando al lettore una visione d'insieme di un microcosmo fatto di coincidenze che non coincidono e di possibilità non poi così illimitate. Un microcosmo in cui a fare da regina è l'eroina. È lei che regola ogni cosa, pienamente in grado di sostituirsi a tutto e di avere sempre l'ultima parola. L'eroina e tutto quello che si porta dietro (prostituzione, criminalità o morte che sia) diventano così perfetta esasperata metafora della vita. Parafrasando Moody: il brivido dell'eroina esisteva da molto prima dell'eroina stessa. Ovvero: eroina come metafora del bisogno di dipendenza dell'uomo. E non una dipendenza qualunque, ma una dipendenza talmente unica e insostituibile da annientare il resto, e al tempo stesso una dipendenza a cui arrivi per caso. Poi però del caso che ti ci ha portato fai presto a scordartene. Scrive Tommaso Pincio nella bella postfazione al libro: "Il passato, i problemi, le infanzie difficili, i quadri psicologici tormentati, la noia e finanche il semplice gusto di provare sono cazzate. (...) la verità è che ti ritrovi agganciato perché a un certo punto quella ti si è parata davanti come fosse la quintessenza della normalità delle cose". Ed è esattamente questo che descrive Moody: la quintessenza della normalità delle cose. Tiziana Lo Porto |
9 recensioni presenti. Media Voto: 4.11 / 5Luca Ormelli lormelli@hotmail.com (05-10-2008) Se "Heroin" dei Velvet Underground non fosse stata "solo" la più struggente dichiarazione d'amore mai musicata sull'eroina, se "Requiem per un sogno" non fosse stato il canto del cigno narrativo della New York del CBGB's ebbene Rick Moody non avrebbe dovuto inghirlandare la sua più lucente corona d'angeli in cielo. E' New York (meglio il Village) quale Sodoma sul ciglio dell'incipiente ordalia la protagonista di questa lunga, intensa novella; New York che come una sfera di specchi attraverso suoni disarticolati e sordidi club frange e rifrange fantasmatiche marginalità preda del flagello bisillabo che, quale marchio di Caino, lucidava le coscienze dei benpensanti di metà anni '80 e si appuntava a sigillo mortale sulla fronte di quelli angeli caduti nel nome di una estrema escatologia personale. Una novella tripartita in cui l'asciutezza del narratore non cela ma celebra l'identità dei timori e dei tremori che ha accompagnato in una permanente trasgressione i volti di una generazione svuotata del proprio futuro nella pienezza eccessiva di un presente che quanto più è stato folgorante tanto più è destinato ad essere l'ombra di se stesso. Di sicuro interesse è la postfazione di Tommaso Pincio tutt'altro che decorativa addolarata, sinceramente partecipe di quell'orgoglio luciferino che ha pervaso nella sua accecante caduta tutta l'ultima generazione di angeli ribelli al cielo del sogno americano. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giorgio fontana (19-11-2007) straziante, gelido, bellissimo, perfetto. la più grande ballata di disagio metropolitano mai scritta. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Zoe (22-12-2006) Ho letto il libro sull'onda delle vostre recensioni positive.. ma non mi è piaciuto. A me non ha dato alcuna emozione, non mi ha "preso" per niente. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Luigi Toni luigi.toni@fastwebnet.it (11-10-2005) Ricordate Lou Reed che canta Heroin con i Velvet Underground: “I don’t know just where I’m going/ But I’m gonna try for the kingdom if I can/’Cause it makes me feel like I’m a man/When I put a spike into my vein”? A metà tra Heroin e Walk on the wild side, La più lucente corona d’angeli in cielo potrebbe essere uscita dalla penna di Lou Reed, per quanto trasuda dolore, dipendenza da eroina, disperazione, perdita, ricerca d’amore. Tre storie ambientate in poche strade nell’East Village, di New York. C’è Jorge Ruiz, trentacinquenne che ama passare le sue serate al Rudere, locale sadomaso; Toni Gardner, ragazza venticinquenne dell’Upper East Side, che viene messa all’asta in un locale che si chiama Wendy’s, e “acquistata” da una coppia di lesbiche, Doris e Marlene; e infine Randy Evans e la sua spacciatrice di hashish Yvonne che vanno a vivere insieme perché stanno per avere un bambino. Ma c’è anche tanta altra gente che fu “catturata nelle maglie di quei cinque minuti di giugno, di fronte a un posto sull’Ottava Strada dove si spacciava, negli istanti subito prima e subito dopo”. La voce narrante, senza nome, è amico di ognuno di loro, ha preso parte alle loro vite, e conosce perfettamente quei locali e il loro mondo, ma al tempo stesso riesce a prenderne le distanze, a non giudicare, a dettare il ritmo, il suono giusto delle loro storie di losers, di perdenti, di tutti coloro che compongono “la più lucente corona d’angeli in cielo”. I protagonisti lentamente sbiadiscono, divengono abulici, persi nel loro essere fantasmi, “sguardi senza corpo”. Il narratore appare come un cantoreIl narratore appare come un cantore orale, un aedo postmoderno di queste storie dure di dipendenza dalla droga e dal sesso, che finiscono per somigliare proprio al narratore senza nome. Fino a quando anche il narratore scompare. “Adesso me ne vado. Vado via”. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Lorenzo Berti paperogonfio@inwind.it (28-02-2005) Grande abilità di scrittura (e, cosa più importante, abilmente tenuta a freno, evitando esagerazioni e autocompiacimenti), che dà il meglio di sé nella misura breve del racconto (si può pensare, anche se per adesso non ho letto nient'altro di suo, che l'autore non sia adattissimo per il romanzo). Cattura, e non poco, la dimensione fantasmatica e sfocata (perfetto il paragone con l'acquario di cui parla T. Pincio nella postfazione) in cui è calata la vicenda. L'unico appunto - al solito! -c'è da farlo a chi ha pubblicato questo libro, libro - ricordiamo - che contiene UN racconto di UNA raccolta di racconti. Metonimia: la parte per il tutto. Perché si paga un racconto quanto dovremmo pagare la raccolta intera??? Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Mauro, http://freestate.ilcannocchiale.it freestate7@hotmail.com (10-11-2004) Ci sono romanzi che ti colpiscono nel profondo. Questo ad esempio.
Rick Moody racconta uno spaccato della vita di un gruppo di persone, disperse in un quartiere di Manhattan. Persone ai margini, quasi fantasmi, alla ricerca dell'essenza delle proprie esistenze. Una ricerca che passa per le esperienze più negative ed umilianti possibili, quasi per cercare un limite estremo da cui ripartire. Una ricerca difficile, dura, pericolosa, che porta taluni a trovare se stessi, talaltri a perdersi definitivamente.
L'autore racconta le storie dei corpi che compongono questo mosaico in maniera diretta, vicina anche se esterna. E' chiaro come la voce narrante non sia un estraneo che descrive un mondo di cui non fa parte, ma anzi, ne sia parte integrante, e tramite le vicende degli altri forse racconta anche un po' la propria. Mauro
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
purple.cat purple.cat@libero.it (04-10-2004) pochissime cose non mi sono piaciute di questo libro che mi ha catturato pagina dopo pagina in un crescendo che alla fine mi ha fatto apprezzare moltissimo il racconto. scrittura abile e coinvolgente. consiglio: da leggere tutto in un giorno senza troppe pause. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
vanni vannibaldassarre@hotmail.com (11-05-2004) Molto diverso da "Rosso americano", che avevo letto senza troppo entusiasmo tempo fa, è un romanzo poetico e struggente, che esplora senza compatimento un mondo di occasioni sprecate e vite buttate via, di amori contorti e distruttivi. Un ottimo libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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