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Yates Richard - Disturbo della quiete pubblica | Lo sguardo penetrante e la scrittura precisa e implacabile che hanno aperto la strada a Raymond Carver e Richard Ford tornano a dissezionare l'apparente normalità della middle class americana, ma con toni ancora più drammatici: sullo sfondo dell'ottimismo e della prosperità dell'era Kennedy si disegna la storia dell'ambizione frustrata - e della discesa nella follia - di John Wilder, impiegato che sogna il successo come produttore cinematografico e invece conoscerà soltanto l'angoscia dell'ospedale psichiatrico e le manipolazioni di Hollywood. Introduzione di A. M. Homes.
6 recensioni presenti. Media Voto: 4.33 / 5Patroclo (02-05-2011) é il mio primo Yates e non so perché mi aspettavo il classico "Postmoderno" un pó freddo e iperintellettuale un pó alla Barth per dire (che pure ho apprezzato) e invece qui c'é tanta vita e un bel pó di sofferenza (parte della quale si suppone autobiografica), tanto che a me ha ricordato l'altro lato della medaglia di Bellow, insomma visto dalla parte dei perdenti o meglio del nevrotico che non sa superare le proprie nevrosi. ottimo romanzo, peraltro per niente invecchiato, e una stella tolta solo per qualche pagina finale che ho trovato superflu Voto: 4 / 5 |  |  |  |
la2884 (03-03-2009) Splendido come tutti i libri di Yates, consigliatissimo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
matteo casali matteo_casali@fastwebnet.it (08-12-2006) Forse questo è il romanzo più autobiografico di Yates.Se Revolutionary Road (1961) ha dato inizio in modo straordinario alla sua stagione letteraria, "Disturbo della quiete pubblica" (1975) pone fine con altrettanta cristallina durezza alla sua vita di scrittore e uomo. In tutti i personaggi presenti si riscontra un carattere, un riflesso opacizzato della vita dell'autore.A cominciare dalla malattia dell'alcolismo, tramandata di padre in figlio, che vedrà soccombere per un'intera vita Yates come John Wilder in preda per tutto il libro a "i semi dell'autodistruzione", all'incapacità di reagire a qualsivoglia situazione negativa.Paradossalmente l'uomo che detiene dentro di sé tutte le caratteristiche non solo per vivere dignitosamente,ma per emergere e distinguersi dalla massa,è imprigionato, relegato a schiavo dalla propria impotenza ad accettare il comune sentire,a reggere il confronto con gli altri.In un lento processo di annientamento,in cui l'angoscia e l'ansia divorano l'anima a John Wilder,agente pubblicitario di grande successo peraltro,prova inutilmente ad uscire dal suo stato depressivo passando da una seduta psichiatrica a una partecipazione agli alcolisti anonimi,da rapporti adulterini a pose famigliari tranquillizzanti,l'unico approdo sicuro rimane la bottiglia.Che l'umanità sia un legno storto lo si sa dai tempi di Caino,ma finendo di leggere questo romanzo non si può non notare come la società celata nella trama, sia oramai generatrice e istitutrice di uno stile di vita contrassegnato sostanzialmente da oggetti e denaro.Da tutto quello che può sostituire il rapporto umano,il conforto di una voce, la terapia del dialogo tra due persone.Non c'è spazio per pretenziose ambizioni cinematografiche da parte del protagonista,non c'è spazio per trovare in un'altra donna la forza di uscire dal vicolo cieco della disperazione.E'talmente crudo e reale il tono con cui viene vergata ogni pagina da farci credere che l'uomo è un'anomalia assurda e inumana, un errore nella catena evolutiva.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
dylan (15-11-2005) una sottile linea divide la pazzia dalla cosidetta normalita. Chi è pazzo e chi no? Chi non segue i canoni della vita borghese può considerarsi pazzo? O è la vita borghese che ti può portare alla pazzia?
Romanzo secondo me inferiore rispetto a "revolutionary road", ma si sta parlando di livelli altissimi di letteratura. Grande, grande Yates e grazie minimum fax! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
il devoto (30-12-2004) bellissimo anche questo, come revolutionary road. Una scoperta per tutti gli italiani. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Libetta Libetta@hotmail.com (08-12-2004) Rispetto a Revolutionary Road, libro splendido e pudico circa il disagio,Yates perde qui ogni ritrosia nel rappresentare l'infelicita'.
La condizione interiore di malessere, profondamente radicata nel protagonista e che in un giorno come un altro decide di manifestarsi ed esplodere, e' crudamente data ed inesorabile, non serviranno la possibilita' della realizzazione del sogno, un nuovo innamoramento, mentalita' ed ambienti differenti con cui confrontarsi e, potendo, riappropriarsi del proprio. Il classico "non si puo' scappare da noi stessi", prima o poi verremo ripresi. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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