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Parrella Valeria - Per grazia ricevuta |
La fine dei contrabbando di sigarette e l'esplosione del traffico di cocaina, la vitalità delle famiglie allargate e la solitudine dei nuovi single, la forza d'animo di adolescenti con i genitori in carcere e di madri costrette a farcela da sole: la difficoltà di vivere e di amare in una città, Napoli, in cui l'amore e la vita hanno i denti affilati e non concedono sconti. "Per grazia ricevuta" ci regala quattro storie di donne e di uomini in un momento cruciale della loro vita, narrate con ironia ma anche con una passione a volte dolorosa.
| La recensione de L'Indice |
 Quattro racconti in prima persona, con protagoniste donne, racconti duri sulla vita napoletana d'oggi, improntata a un'illegalità "normale", di massa. Questa giovane scrittrice, nata nel '74, possiede stile e talento e la sua cifra peculiare è uno sguardo disincantato sul mondo, insieme a una scrittura tesa e intensa. Parrella procede per intarsi e accumuli, lavora sui dettagli, e ci fa penetrare nelle sue storie non spiegandole, ma costruendo pezzo per pezzo, riga per riga, un solido plot, con gusto squisitamente mimetico, con linguaggio forte e duttile. Nel solco di una grande tradizione (Domenico Rea, Ortese...), Parrella racconta la malavita, l'arte di arrangiarsi, la vita quotidiana con i suoi mille guai e le insperate risorse, e dove il carcere è un'esperienza comune. Finisce in carcere la protagonista del primo stupendo racconto, La corsa , il cui compagno malavitoso, Mario, muore dopo l'agguato di una banda rivale. La donna prende il posto del suo uomo, spaccia e insieme accudisce al figlio (che si scopre omosessuale). Anche per lei l'importante è non arrendersi. Finisce in carcere ma non si dispera poiché è una condizione che tanti altri conoscono: "Il carcere non isola, avvicina". Alla fine la donna è baciata da un'insperata fortuna; qualcuno le riconsegna molti soldi, i buoni fruttiferi che Mario portava con sé il giorno dell'agguato. Dunque in questa realtà drammatica e spigolosa bisogna imparare a difendersi, a fare slalom vertiginosi per scansare le mille insidie quotidiane. E non tutto il male vien per nuocere, se è vero che questa gente possiede un estro e una vitalità che non finiscono mai di stupire. La scrittura di Parrella sa inglobare in poco spazio, con varietà e vivacità di modi, fatti, gesti, linguaggio parlato ecc. E le grandi protagoniste delle storie sono donne, di cui lo sguardo acuto della scrittrice sa investigare il cuore e l'anima. Donne esperte e disincantate, ma non ciniche né rassegnate, che sanno farsi largo nella vita, come fa Marina nel bellissimo L'amico immaginato . Marina ha un marito e una figlia che coltiva la curiosa fantasia di avere sempre accanto un amico immaginario. Marina è una gallerista di successo e s'innamora di Ernesto, ma deve fare i conti con la realtà che rende così difficile vivere i sentimenti. L'amore per Ernesto basta a farle battere il cuore e a farla soffrire ma non trova sbocco. Il caso vuole che rimanga incinta del marito proprio mentre è innamorata di un uomo con cui non ha mai fatto l'amore. "Tutto il dolore diventò l'impossibilità di avere un figlio da un uomo con cui non era mai stata a letto. Che per quanto lei avesse pensato a lui senza abbandonarlo mai, quel bambino non era suo". Le donne di Parrella sono passionali e amano le situazioni estreme. E soffrono quando la passione finisce. Cosi accade a un'altra donna nel racconto p G.R. : "Ma avrei voluto questo per me. Io voglio scenate, e porte sbattute. E fughe senza ritorno. Voglio atti unici con finali a effetto, verità urlate in faccia. Sesso per l'ultima volta a farsi male. (...) Invece una mattina l'ho visto nel letto addormentato e ho saputo che non lo amavo più...". Leandro Piantini |
Recensioni 1 - 20 di 22 recensioni presenti. Media Voto: 2.95 / 5silvia (03-02-2008) appena terminato di leggere. che peccato!quasi,quasi, ricomincio da capo, scommetto che trovrei cose nuove, di cui non mi ero accorta. L'abilità di scrittura è sorprendente. Non spiega, racconta e, mano a mano che leggi, capisci, o pensi di capire, ti fai la tua idea. E' una prosa densa, che ti si attacca addosso, dolorosa a tratti. A chi lo legge darei le seguenti istruzioni per l'uso: non distrarti, mai, concentrazione assoluta, assapora ogni singola parola.
Voto: 4 / 5 |
loretta tessthevampire@yahoo.it (09-09-2007) un libro davvero molto bello ed intenso, al pari del precedente.
una scrittura davvero coinvolgente. consigliatissimo Voto: 5 / 5 |
ant lomell@libero.it (14-04-2007) Il primo racconto è molto coinvolgente, c'è la Napoli apparentemente degradata ma di grosso spessore d'animo, il secondo racconto non mi ha preso Voto: 3 / 5 |
Bruno Capozzi (27-12-2005) Ieri andando a pranzo dai miei zii a Miano di Napoli ho desiderato affacciarmi dal balcone al primo piano del palazzo. Respirando profondamente guardavo la scritta dello stabilimento della peroni....
Ciao Valeria
Voto: 3 / 5 |
July (27-10-2005) è di una noia mortale....
bisogna continuamente agrovigliarsi per capire che cosa sta succedendo...e dopo aver finito di leggere si hanno ancora dubbi...ma il problema del libro é proprio che non ti viene voglia di portare avanti la lettura del libro....
Ve lo sconsiglio! Voto: 1 / 5 |
filomena m.filomena@libero.it (25-09-2005) Questo libro mi ha portata via tra gli odori del mosto e quelli dello smalto fino a farmi assaporare la frescura dell'aereoporto di Malpensa...Brava Valeria Parrella. Voto: 5 / 5 |
Luca Martini dottluca71@libero.it (24-09-2005) Si avverte qualche forzatura in questo secondo libro di valeria parrella, che lo rendono meno fresco e leggero del primo, bellissimo esordio "Mosca più balena". Un passo indietro, dunque, per un'opera che, nonostante sia arrivata in finale a premio Strega, non ha la lucidità e la forza necessarie, risultando riuscita soltanto a metà (due racconti su quattro sono belli, gli altri due confusi e poco riusciti). Una scrittrice che, però, sa scrivere, e se permettete questa non è cosa da poco. Voto: 3 / 5 |
serena sere7702@libero.it (24-09-2005) forzatamente napoletana, ma senza il coraggio di affrontare i problemi che napoli realmente vive! insomma, mi spiace per minimum fax, con certi autori rischia una caduta di stile!!! Voto: 1 / 5 |
Davide Ergherio (07-09-2005) Grandioso! Attraversa la raltà che viviamo nel modo in cui davvero la viviamo, senza retoriche, intellettualismi, verità, sentimento, crudezze, dolcezze Voto: 5 / 5 |
Giulio (31-08-2005) Inutile, estenuante, viziato e fasullo come la Napoli sentimentale e sfatta della Parrella.
Da buttare. Voto: 1 / 5 |
sax astore2005@libero.it (29-08-2005) E'la realtà che noi napoletani viviamo e/o subiamo tutti i giorni, ma non per questo ne facciamo un libro. Voto: 1 / 5 |
non (04-08-2005) Penoso come il precedente,un temino delle elementari... Voto: 1 / 5 |
Serena meladiodessa@katamail.com (01-08-2005) La Parrella sa scrivere,su questo non c'è dubbio..l'impressione è che non sempre si capisce dove la scrittura può andare a parare...certi passaggi sfilacciano la narrazione e disorientano il lettore...ma forse è intenzione della scrittrice far perdere le tracce della storia per reinventarla da un'altra parte,in altro modo..la stessa sensazione che si prova passeggiando per le strade di Napoli..ci si incammina,ci si smarrisce,ci si ritrova altrove...il mistero della città si incarna a tratti in questi racconti.. Voto: 3 / 5 |
mimmo (29-07-2005) Assolutamente inutile e mortalmente noioso. Voto: 1 / 5 |
Viviana Gigantiello viviana.gigantiello@libero.it (28-07-2005) E' il libro che ha scelto me. Decisamente. I colori della copertina sono i colori della voce narrativa della Parrella. Ho ceduto alla lusinga e l'ho acquistato. Straordinaria la forza di ciascun personaggio. Tenace e matura la figura femminile s'impone maestosa con grazia prepotente. I personaggi si alzano piano pagina dopo pagina e le immagini corrono veloci sullo schermo narrativo. Ogni parola è limata e incastrata ad arte nel mosaico colorato e duro di un quotidiano poco ordinario che diventa regola di vita al rovescio. Il carcere affranca dalla solitudine. L'illegalità è legge di vita. E l'amore materno, l'abbandono, il distacco, il perdono hanno quello stesso sapore che ogni uomo riconosce in chi lo ha conosciuto. Voto: 5 / 5 |
Tommaso Fonzo (21-07-2005) Un libro, scritto con l'ormai noto stile coinvolgente dell'autrice, che sa parlare di una Napoli che non può essere occultata da alcun "famigerato" rinascimento. Una semplicità di stesura che appassiona perchè parla al cuore. Non sembra un romanzo ma una cronaca appassionata di una realtà sfibrante. Voto: 5 / 5 |
Malombra (21-07-2005) Molto bello, merita davvero. Voto: 5 / 5 |
MB (18-07-2005) Lei scrive davvero bene, ma questo è tutto fuor che un romanzo. Sono spezzati di vita di una Napoli di oggi. Voto: 3 / 5 |
mela (09-07-2005) Insignificante come il precedente. Voto: 1 / 5 |
molly (29-06-2005) Dalla recenzione precedente scopro che c'è un precedente... beh, lo comprerò di corsa.
Ho acquistato questo libro senza particolari aspettative (sfogliandolo e leggendo qualche frase qua e là), e ci ho trovato molto: La possibilità di rispecchiarsi nei personaggi, la descrizione di una Napoli molto familiare...
Bello. Voto: 4 / 5 |
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