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Pascale Antonio - S'è fatta ora |
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Titolo | S'è fatta ora |
| Autore | Pascale Antonio | Prezzo Sconto 15%
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€ 8,08
(Prezzo di copertina € 9,50 Risparmio € 1,42)
|  | | Dati | 2006, 126 p., brossura |
| Editore | Minimum Fax
(collana Nichel) |
| | Disponibile anche in ebook a € 5,90 |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi | | 
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| Questo è un romanzo in cinque movimenti, che mette a fuoco quelle volte in cui la vita ha cambiato il suo passo: ha accelerato, si è scomposta, si è biforcata verso il sentiero del successo o sulla strada che conduce al capolinea. Vincenzo Postiglione (alter ego dell'autore già presente negli altri libri di Pascale) alle prese con cinque momenti chiave e altrettanti temi centrali della vita di un uomo: la giovinezza, lo Stato, l'amore, la scienza e il dolore. Cinque iniziazioni (sentimentali, civili, esistenziali) che si intrecciano tra loro dando vita a un particolare romanzo di formazione.
18 recensioni presenti. Media Voto: 2.83 / 5Anto (19-11-2011) "Poi parlammo del più e del meno, finchè le chiesi:
"Sei felice?"
"Molto".
Ho sempre provato gelosia e invidia per questo tipo di risposte. In pratica significa, sono felice adesso e non lo ero affatto quando stavo con te. Meglio quando qualcuno dice "sono infelice", è quasi una dichiarazione d'amore, insomma, una richiesta di aiuto o di perdono." Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Mario (15-10-2009) Deludente. La brutta copia, e con gli stessi concetti, di "Passa la bellezza". E poco più. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Giovanni (10-05-2009) Libro bellissimo. Nient'altro da dire. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Angelo Pirri (21-04-2009) Ciao a tutti sn angelo e frequento il 2 superiore.La mia prof ha consigliato di leggere questo libro.Inizialmente...sembrava essere una storia di un ragazzo che veniva da una famiglia per bene che a causa delle bruttte compagmie(Filippone e Peppe)sembrava essere coinvolto in un piccolo giro di delinquenza.Andando avanti però,l'autore,crescendo,si sistema nel mondo lavorativo, studia e si mette la testa a posto.lungo la sua strada incontra molte ragazze mettendo in risalto delle parti un po "hard" tuttavia l'autore tende a mettere per ogni capitolo una sorta di insegnamento: "s'è fatta ora".... un uomo che inizia a crescere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
kryss (02-02-2008) HO LETTO SOLO IL CAPITOLO "IO SARO' STATO?" CONSIDERANDO QUELLO CHE STA AVVENENDO IN ITALIA QS CAPITOLO E' UNA CHIARA DENUNCIA DELLA REALTA' E DOVREBBE FAR RIFLETTERE. RICORDIAMO CHE L'AUTORE VIENE DAL SUD, TERRA MARTORIATA DA INTERESSI MAFIOSI E CAMORRISTICI. LA FRASE CHE UN COLLEGA DICE AL PROTAGONISTA CHE LAVORA AL MINISTERO "SE SEI CHIARO, CON LA CHIAREZZA PASSI IL POTERE A QUELLI CHE LEGGERANO, MANTIENITI SUL VAGO, MENO SANNO MEGLIO E'" RIFLETTE CHIARAMENTE QUELLO CHE LA POLITICA TENTA DI FARE OGGI: TENERA LA GENTE NELL'IGNORANZA DELLE PROPRIE MAGAGNE,FARSI VOTARE E MANTENERE ANCORA L'ITALIA ESATTAMENTE COME E'. RICORDATE IL GATTOPARDO? CAMBIARE TUTTO PER NON CAMBIARE NIENTE. QS AVVIENE TUTTI I GIORNI ANCHE NELLE REALTA' LOCALI, NEI COMUNI. QUINDI QUI SI TROVA UNA DENUNCIA SOCIALE, BISOGNA LIBERARSI DAI NORMALI SCHEMI DI TRAMA E ROMANZO E GIUDICARE IL TESTO PER QUELLO CHE E': UNA DENUNCIA SU NOI STESSI, I NOSTRI PAESI, L'ITALIA. GRAZIE ANTONIO! SVEGLIA TIALIANI! L'IGNORANZA DEI FATTI E' LA MADRE DI TANTI MALI! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giacomo Di Girolamo giacomodigirolamo@logoscom.it (18-10-2007) Antonio Pascale, S’è fatta ora
Il pregio maggiore di Pascale è la raggiungibilità, la sua prossimità. E’ lo scrittore della porta accanto, quello che possiamo avere per vicino di casa, incontrare al supermercato, o che magari è nostro collega in banca.
Nulla di trascendentale, nessuna raffinatezza linguistica, niente effetti speciali. Pascale parla di sé. “S’è fatta ora” è un romanzo improprio, perché è l’autobiografia scollata, per episodi dell’autore. Gustosa. Ancor più perché reale, sia nei contenuti che nella scrittura.
Tutti possiamo scrivere come Pascale. Ed è una sensazione bellissima, perché l’autore scende dal piedistallo. Mi ricorda tanto quella discussa statua di Sciascia collocata proprio in mezzo alla strada, a Racalmuto. Uno scrittore colloquiale, tra la gente. Che ti può intrattenere sulla sua ultima invenzione letteraria, o semplicemente ti può chiedere: mi fa accendere?
E’ un equilibrio leggere, precario. Pascale ha tutto per piacere al grande pubblico. Ma non è Moccia, perché non è mai banale, né lavora sugli stereotipi. Semplicemente, racconta: di suo nonno, convinto che il palazzo dove abitavano fosse storto, del suo senso di estraniamento nella Capitale, dove guarda le donne che attraversano la strada (ed è una cosa che noi provinciali abbiamo fatto, da sempre, quando siamo fuori), della sua personale battaglia contro gli ambientalisti ottusi.
Scrive un romanzo che romanzo non è. Ed assomiglia più ad un certo punto ad un lavoro di ricerca: “Avere cura di rappresentare il mondo, perché solo così alla fine il mondo ti restituisce lo sguardo”.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gianpaolo (27-09-2007) All'inizio mi aveva convinto, per questo che gli do 2. Poi, proseguendo nella lettura, mi sono reso conto che erano solo racconti con gli stessi personaggi, più o meno. Credendo di avere in mano un romanzo questo mi ha notevolmente spiazzato, infatti dopo il secondo non mi sono più trovato. Concludendo: ho rimpianto i soldi che ho speso, ma almeno eviterò di spenderne in futuro con altri libri di Pascale. Mi stupisco anche che l'editore, che passa per essere uno di qualità, abbia pubblicato un libro così sconnesso. Forse ha prevalso il desiderio di avere Antonio Pascale in catalogo, ma ne è valsa poi la pena? Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Luca (03-07-2007) Comincio a pensare che la minimum fax sia molto brava nel pubblicare racconti, ma non altrettanto per quanto riguarda i romanzi.
Se il futuro della letteratura italiana si chiama Antonio Pascale, c'è da rimanere... interdetti. L'inizio prometteva molto bene, poi il romanzo (romanzo???) si snoda attraverso 5 macro-racconti senza alcun filo logico, che oltre a costringere il lettore a fare uno sforzo immane per cercare di dare una continuità narrativa a quello che romanzo non è, alla fine lo convincono che si trova di fronte al solito romanzo di formazione tipico dell'Italietta, senza però neanche uno straccio di storia coerente ("appassionante" sarebbe dire troppo). I critici snobbano Faletti, Zafon, Hosseini. Beh... dopo aver letto Pascale, grido: Dio li benedica! Almeno loro sanno raccontare una storia.
E anche bene.
Ma ve lo immaginate voi un libretto del genere pubblicato all'estero? Come dire che Moggi un giorno diventerà Presidente della Repubblica. E non ci lamentiano se poi la letteratura italiana stenta a decollare. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Co.Pa. free17@libero.it (14-05-2007) Pascale raconta periodi della propria vita servendosi di uno pseudonimo. Attira l'attenzione del lettore su quei peridoi che covano una svolta, quelli che demarcano una fase dall'altra. "S'è fatta ora" e si cambia, inizia una nuova fase.
Si ha l'impressione che l'autore stia sviluppando un imenso senso di se, si autocompiaccia di quello che raconta e di come lo racconta.
Resta la biografia, arricchita con qualche riflessione, di un quarantenne di provincia che ha ben poco di originale da raccontare. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
ant lomell@libero.it (03-05-2007) Contorto al punto giusto, stile Pascale insomma! Dentro si trovano esperienze tra le più disparate: Gli anni dell'infanzia, le botte date e prese con i coetanei, esperienze politiche di gioventù, gli anni delle prime esperienze di vita fuori casa, esperienze ecologiste, e sopratutto emerge il carisma del padre dello scrittore che lo infuenzerà(da quello che si legge eh) per tutta la vita. Il tutto mixato insieme dall'abile maestria comunicativa di A.Pascale, poteva incidere di più ma va bene così. P.s ma veramente lo scrittore si ricorda luoghi date .....ed orari degli avvenimenti descritti! Mah..... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Filippo W2M filippo@w2m.it (15-12-2006) "Ragazzi, lo so che non vi hanno mai insegnato ad amare il teatro ma, ve lo dico col cuore, non fate gli stupidi, perchè il potere vi vuole stupidi". Questa la frase esclamata da un attorucolo qualunque durante una pessima rappresentazione teatrale de La tempesta di Shakespeare, organizzata per i licei di Caserta e sottolineata a lungo dai fischi e dalle risa sguaiate dei ragazzi. Tra il pubblico anche Vincenzo, protagonista ed io narrante di questo breve ma intenso S'è fatta ora (edito Minimum Fax), che da questa frase resta come folgorato. Vincenzo, che si mette davanti ad uno specchio e ripercorre come in un monologo, come in una confessione chiacchierata con il lettore tutta la sua storia. O meglio, i punti salienti della sua storia, qualli che hanno fatto di lui chi è ora. L'infanzia passata ad ammirare i bulli del paese e a cercare di dribblare le amorevoli, ma asfissianti attenzioni della madre; la preadolescenza passata in compagnia di quegli stessi bulli coi quali alla fine era riuscito a legare; quella matinèe a teatro che rappresenta per lui il primo giro di boa; l'amore per la lettura, per le prime ragazze, la laurea in agraria... le molte tappe di una vita giunta alla maturità, alla paternità, nodo centrale della trasformazione di un uomo, quando il suo status cambia per sempre: da comunque e sempre figlio a prima di tutto padre. Tante esperienze diverse, certe volte diametralmente opposte le une dalle altre, ma tutte identicamente sottolineate dalla frase preferita di suo padre Pietro: "S'è fatta ora", così tranchante, così definitiva, così in grado di porre un limite alle situazioni, qualunque esse fossero. Un bel racconto lungo - o romanzo breve che sia - una divertente ed a tratti acuta analisi di come e quanto cambino le priorità ed i sogni nei primi 35 anni di vita, come questi lustri siano mobili e dinamici, soprattutto se li raffrontiamo con la staticità di quelli che li seguiranno... Da leggere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
gianluca guidomei sidner@libero.it (23-11-2006) Antonio Pascale è uno dei pochi autori contemporanei di cui vale la pena leggere ogni nuova fatica. La sua continua ricerca di uno stile nuovo, non conformista; la straordinaria attenzione per i particolari, come i grandi autori di racconti; e poi la sua verve, ironia. Non è certamente Proust nè Balzac, ma molto più acuto di tanti scrittori osannati dalla critica. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
nicola nicolasarpello@libero.it (23-11-2006) Noiosetto questo libro. Non si sa dove va a parare: pensierini filosofici abbastanza banali. Mah Voto: 1 / 5 |  |  |  |
argiaseppio (23-11-2006) ma perché pascale che suggerisce un po' di pudore prima di scrivere non smette intanto di farlo lui? non ha proprio nulla da raccontare se non la propria prosopopea Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Mizio (17-11-2006) Libro pompato. Pascale mi sembra sempre più floscio. Dopo la Città distratta (libro tostissimo) ora si è infighettito. Senza capo, e sopratutto coda. Non basta il suo stiletto... Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Daniele misidan@libero.it (09-11-2006) Il primo racconto è bellissimo, gli altri un po' meno. Concordo con quanto scritto da Luca, Pascale sa scrivere (mi ricorda come stile Mancassola), solo che alcuni racconti mi sembrano ...vuoti. E' comunque uno scrittore da tenere d'occhio. Dieci su dieci alla nuova grafica della Minimum Fax (ho scelto il libro per la splendida copertina) ma in casa editrice dovrebbero leggere anche i libri di Irvine Welsh, che sa coniugare ad una scrittura eccellente trame solidissime.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Luca Martini dottluca71@libero.it (04-11-2006) Antonio Pascale sa scrivere. Su questo non ci piove. E a volte alcuni suoi passaggi sono splendidi, da ricordare, come certe frasi. Nel complesso, però, l'opera non convince del tutto. Si avvertono alcune forzature e qualche banalità buttate ingenuamente qua e là senza prevviso. Sembra che a volte Pascale si autocompiaccia di come scrive e di quello che scrive. Di certo migliore del precedente davvero poco riuscito "Passa la bellezza" ma non raggiunge la profondità del bellissimo "La manutenzione degli affetti". Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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