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Genna Giuseppe - Italia de profundis

Italia de profundis
Zoom della copertina
TitoloItalia de profundis
AutoreGenna Giuseppe
Prezzo € 15,00
Prezzi in altre valute
Dati2008, 348 p., brossura
EditoreMinimum Fax  (collana Nichel)

Disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo

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Descrizione
Giuseppe Genna porta qui agli estremi l'operazione chirurgica su se stesso e l'Italia. Convoca i lettori in una sorta di Stonehenge fatta di storie. Si formano sotto i nostri occhi episodi di un'autobiografia impazzita, rivelazioni plausibilmente autentiche di quanto il personaggio "Giuseppe Genna" ha vissuto: il drammatico ritrovamento del cadavere del padre, in un'atmosfera lynchiana, una tardiva autoiniziazione all'eroina, l'esplosione dell'iracondia in una forma che guarda alla scrittura di Burroughs e l'intervento attivo e criminale nell'eutanasia di un caso simile a quello di Piergiorgio Welby. Fino all'avventura surreale in una estate solitaria presso un villaggio turistico in Sicilia, dove le tessere di questo racconto scomposto trovano una soluzione che è esilarante fino all'inabissamento finale. Fiction reale o realtà finzionale, questo libro pretende e concede un atto d'amore assoluto, formulato come appello al lettore, affinché sia cancellato l'autore e si ascolti l'inquietante risata con cui Genna stesso e l'Italia vengono seppelliti.

I vostri commenti
7 recensioni presenti.  Media Voto: 3.57 / 5

Elisa (24-01-2009)
Bravo! Scrittura intensa del caos in cui viviamo
Voto: 5 / 5

matteo de andrade (21-01-2009)
Un capolavoro. Il libro DEFINITIVO sull'Italia. Secondo me il miglior Genna di sempre. Da leggere, meditare, assorbire e diffondere.
Voto: 5 / 5

Iannozzi Giuseppe (19-01-2009)
Un libro senza né capo né coda: un copia taglia & incolla. In pratica: un pasticcio.
Voto: 1 / 5

Marco purplefaith@tele2.it (11-01-2009)
Il primo libro di Genna che ho letto, forse è stato un errore. Se avessi cominciato da un suo romanzo, forse, avrei avuto una "storia" e non la biografia compiaciuta di un uomo che, dopo poche pagine, ho ampiamente capito. Anche se l'autore tende a rimanere nel mistero della finzione non-finzione, è chiaro come il sole il gioco di autocompiacimento cui sottopone il lettore: l'intero libro è un affermarsi del suo ego, secondo me, assai smisurato. Non vorrei sembrare eccessivo ma l'uomo Giuseppe Genna rientra in una categoria ben precisa: l'intellettuale che sa di esserlo e se ne vanta in continuazione, l'intero libro ne è la riprova. E l'uomo che compie una qualsiasi azione non per viverla, ma per dimostrare al prossimo che fa parte dell'essere un intellettuale. Persino quando racconta un'esperienza di droga (forse vera? forse no?), con lo scopo preciso di imitare Burroughs, la fa sembrare una cosa artistica, necessaria al processo di accrescimento culturale cui ambisce. Sarà simbolico? Sarà per amore, dice nel libro. Il festival del cinema di Venezia, cui è chiamato come giudice, è un altro modo per continuare la figura dell'artista incompreso, che giudica i film non in base alle sensazioni ma pensando a come il simbolismo di questo o quel film possa essere mal compreso dal pubblico ignorante, provocando in lui, sopraffino cultore, gaudio e compiacimento. Tutto ciò esposto con un lessico forbito si, ma inopportuno, mirato a dare ancora più vita alla figura di intellettuale cui brama avidamente. Leggendo il libro mi è sembrato che Genna abbia paura di non essere considerato tale (un intellettuale), l'intera opera è un continuo affermare sé stesso, noioso e ripetitivo. Genna dice di non amare il suo corpo, di odiarlo, ma solo perchè è troppo innamorato della sua mente. Ho capito il tipo.
Voto: 1 / 5

sergio colombo sergioecolombo@yahoo.it (09-01-2009)
Genna risulta sempre in qualche modo profetico e intensissimo nella sensibilità a pelle scoperta, ma questo lo rende febbricitante nello scrivere in piena. Uno scrittore dovrebbe asciugare e togliere, come i registi che Lui ama non fanno affatto. Comunque rimangono sempre impresse molte immagini e situazioni, da ricordare con inteso odio, come spesso è il suo. Forse manca il distacco seppur crudele dei fratelli Cohen.
Voto: 3 / 5

nicola (08-12-2008)
Libro bellissimo e importante, vivamente consigliato. Possiamo dire che in Italia abbiamo un nuovo grande scrittore. Inoltre colgo, nella scrittura genniana, i germi del proprio superamento e il preludio a nuovi sbocchi contenutistici e formali ancora più sorprendenti ed efficaci. Aspetto il prossimo.
Voto: 5 / 5

fleur (30-11-2008)
Questo secondo me è il miglior libro di Genna. Chi ha amato il "Dies Irae", ci troverà il completamento di un lavoro fatto su se stesso, sull'Italia e sulle posizioni poetiche che Genna ha pubblicato soprattutto in Rete in questi ultimi anni. E' una specie di autobiografia di cui non si riesce a sapere cosa sia vero o falso, ma non importa niente saperlo. E' un libro a nervi scoperti, per questo mi sembra importante. Lo consiglio, sinceramente, anche se immagino che molti polemizzeranno, capendo poco di quello che Genna ha fatto. Speriamo non sia l'ultimo, perché dà quest'impressione: il libro finale di uno scrittore.
Voto: 5 / 5

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