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Vasta Giorgio - Il tempo materiale

Il tempo materiale
Zoom della copertina
TitoloIl tempo materiale
AutoreVasta Giorgio
Prezzo € 13,00
Prezzi in altre valute
Dati2008, 311 p., brossura
EditoreMinimum Fax  (collana Nichel)

Disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo

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Descrizione
Il 1978 come il primo e l'ultimo degli anni. In una Palermo selvaggia, immobile, quasi preistorica, tre ragazzini colmi di desiderio e ideologia si affacciano al mondo per la prima volta. E da Palermo sentono il vento di Roma nell'annus horribilis della Repubblica: le Brigate Rosse e il caso Moro. E, nauseati dalla vita di provincia e dal provincialismo senza redenzione dell'Italia, fondano un loro gruppo terrorista. Ribattezzatisi con i nomi di battaglia di Nimbo, Volo e Raggio, questi ragazzi si ritroveranno a progettare attentati in uno stato disperatamente lucido. E passeranno all'azione, generando caos e violenza, prima nella scuola, poi in tutta Palermo. Ma Nimbo (l'io narrante) scopre che tutti i nodi che non riescono a venire al pettine sono riassunti nell'irriducibile figura di una compagna di scuola: la ragazzina che lui sente di amare e che ribattezza «bambina creola». Un romanzo intenso e lacerante, capace di fotografare un intero paese nel momento in cui perde definitivamente l'innocenza, passando dall'innocuo bianco e nero del Carosello ai colori accesi di una lunga stagione di sangue. Ma l'esordio di Giorgio Vasta è anche la cronaca di una storia d'amore impossibile: leggendola, non potremo fare a meno di ricordare i ragazzi che siamo stati ­ e di verificare se e quando l'ipotesi farneticante di un sentimento assoluto si è poi infranta sul nudo scoglio dell'età adulta.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Il "tempo materiale" che dà il titolo all'esordio di Giorgio Vasta, palermitano trentanovenne che vive e lavora a Torino nel campo dell'editoria, è la scansione lineare e cronologica, mese per mese, dell'annus horribilis della storia recente d'Italia, il 1978, l'anno della definitiva perdita d'innocenza nazionale, ma è soprattutto uno spazio temporale che influenza e si fonde con la formazione di tre precoci undicenni palermitani, tre piccoli demoni che intraprendono una discesa all'inferno sulle orme delle Br. Finora alcuni racconti di Vasta erano apparsi nelle raccolte di minimum fax Best of 2006 e Voi siete qui (2007), oltre in I persecutori (Transeuropa, 2007) e in tre antologie da lui curate per "Bur", Deandreide (2006), Niente resterà pulito (2007) e Ho visto cose (2008). Questo suo primo romanzo si configura proprio come un romanzo di formazione di grado negativo, "una riflessione profonda e lacerante – come ha scritto il critico palermitano Marcello Benfante – sul tema del male e sulla concetto di responsabilità morale".
In una Palermo deformata, preistorica e senza mafia, tre undicenni, influenzati dai comunicati delle Br durante il sequestro Moro, decidono di costituire il Noi (Nucleo osceno italiano), un nucleo terroristico per riprodurre gli anni di piombo, prima, attraverso teppismo spettacolare, poi, commettendo delitti via via più efferati. Sono ragazzi molto precoci della media borghesia, delle vere e proprie avanguardie fascistoidi, affascinati dal linguaggio e dall'ideologia del terrorismo, alla ricerca di una ferrea disciplina interna, contro quella che definiscono la degenerazione del paese. Odiano, infatti, l'ironia, il cinismo, la corruzione, la provincia, il dialetto e il sottoproletariato, che diventa ben presto la facile e debole vittima delle loro azioni. Auspicano un'epidemia totale che spazzi via tutto e tutti, perché individuano la responsabilità come collettiva. Sono nichilisti, ideologici senza ideologia, moralisti senza morale, mistici senza Dio.
Vasta organizza il racconto dividendolo idealmente in due parti: la prima rappresenta la teoria, il tirocinio, la preparazione e il suo termine coincide con la fine dell'estate, mentre la seconda la pratica, cioè l'azione, la violenza sempre più estrema che esplode in autunno e si compie simbolicamente il solstizio d'inverno del 1978. In questa crescita assurda, auto-formativa, i tre si danno i soprannomi di Volo, Raggio e Nimbo (che sembrano parodie futuriste aeree in contrasto con la loro discesa agli inferi); codificano un linguaggio muto fatto di ventuno simboli per comunicare tra loro, estrapolato dai tormentoni e dai gesti della cultura di massa televisiva per ridicolizzarli; si allenano come un organismo unico per rispettare una geometria interna, ispirati dalla ferrea disciplina naturale delle api e dalla nazionale di calcio olandese del '78; e si tagliano i capelli come gli asceti, come i naziskin o l'Ezechiele biblico citato più volte. I tre piccoli demoni, terminato il tirocinio, portano alle estreme conseguenze i loro folli ragionamenti con una lucidità impressionante, con una precisa volontà di macchiarsi di un delitto originario. Il punto di vista è quello di uno dei tre, "il Nimbo", il più autolesionista e non meno strutturato degli altri, ma più sensibile alla presenza-assenza dei genitori (anche i genitori hanno nomi parlanti: il padre "la Pietra" e la madre "lo Spago"), più attento al dolore degli animali e l'unico in grado di recuperare in extremis un frammento di umanità e amore, l'unico in grado ancora di piangere.
Il romanzo di Vasta è come se fosse un esperimento, una fiaba nera che scandaglia analiticamente l'ipotesi di un addestramento al male: se da una parte i personaggi di questo libro sembrano inverosimili come tipologie di avanguardie, dall'altra arrivano a conclusioni lucide e possibili perché – come dicono loro stessi – "l'Italia è una grande macchina metabolica capace di rendere plausibile ogni cosa". Inoltre Il tempo materiale fa pensare a illustri modelli di romanzo di formazione e appare chiaro il riferimento a Pinocchio con i moltissimi animali, alcuni parlanti, che rappresentano la coscienza e il dolore della crescita. Eppure la lingua e la materia sono molto più estremizzate, e alcune immagini orrifiche richiamano la letteratura horror di formazione, come l'It di Stephen King.
La cosa che più colpisce e disturba di questo libro è il linguaggio utilizzato: freddo e viscerale allo stesso tempo, scientifico e virtuoso, sempre esasperato e allucinato. C'è un grande impiego di termini scientifici, come se Vasta volesse raccontare la biologia, l'anatomia e la fisiologia dei suoi personaggi, come se volesse spezzettare tutto il reale fino alle sue più infinitesimali particelle.
Nicola Villa

I vostri commenti
8 recensioni presenti.  Media Voto: 4.87 / 5

Mario lavezzi@gmail.com (09-01-2010)
Uno dei migliori libri letti negli ultimi anni, a tratti veramente geniale. Di solito non amo molto chi fa un uso originale e/o sperimentale del linguaggio, ma in questo caso tanto di cappello. Inoltre, non sono di Palermo ma ci vivo da qualche anno. Certe descrizioni della città e della moltitudine che ci vive sono assolutamente notevoli. Danno esattamente idea di quello che si vede, di quello che si annusa stando qui.
Voto: 5 / 5

ilse musilse@libero.it (09-12-2009)
Quanta sofferenza e vergogna possono avere prodotto questa perla di libro? Quanti lo hanno letto, quanti ancora lo leggeranno? Quanto è inutile una letteratura così alta? Non riesco a pensare al dolore e alla fatica che si sono concentrati in pagine di meraviglia per essere poi letti da pochi addetti ai lavori. Che spreco di umanità! Prendi la terminologia tipica del fenomeno del terrorismo rosso anni settanta e mettilo in bocca a dei ragazzini di scuola media: l’effetto straniante è forte, fortissimo. Il surreale che ne deriva produce vergogna, perché condannare a posteriori è facile, riconoscere l’immedesimazione colpevole nelle parole che erano alla sorgente, che divennero linguaggio comune è di pochissimi. Le parole diventano realtà terribile e la salvezza una bambina muta. Se poi l’impianto di stile che regge tutto questo dolore è di rara maestria, se la sinestesia dilania, se la simbologia sembra appartenerti... la lettura può diventare insostenibile.
Voto: 5 / 5

André (02-09-2009)
Non pensavo si potesse scrivere come esordio narrativo un capolavoro del genere. Il tempo materiale fa onore alla bella letteratura italiana e a quella mondiale. Grazie Giorgio per questa favola punk, questo blues metropolitano, per questa danza popolare senza retorica e con tanto dolore. Grazie
Voto: 5 / 5

gianni (26-06-2009)
Bel libro, soprattutto considerando che è il primo romanzo di questo autore. Notevole l’influenza, a mio parere, di scrittori contemporanei americani. Io paragonerei la sua scrittura, per certi versi, anche al Giuseppe Genna di “Dies Irae”. Il libro mi è piaciuto per come è scritto, per la storia e per il “montaggio” della storia stessa. La storia è un po’ surreale: questo gruppo di amici che in un clima di terrorismo come si respirava in Italia nel 1978 decide di costituire una cellula BR a Palermo e quindi comincia a compiere azioni dimostrative rivendicate in maniera più o meno criptica. L’escalation porta poi il gruppetto a fare il salto di qualità e…… ma non vi voglio rovinare la lettura del libro. Il tutto posto in confronto con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro da parte delle vere BR. Forse il confronto con questa storia surreale, e per certi versi assurda, vuole indicare l’assurdità delle scelte e delle azioni, compiute in nome di una certa ideologia, della cronaca nera del tempo…… La scrittura, come ho già detto è interessante, si nota l’influsso dei maestri americani (in primis direi De Lillo), che sono poi anche i miei autori preferiti. Speriamo che questo libro non resti un fulmine a ciel sereno, ma sia il preludio di una serie di grandi libri. Voto? 5 anche per incoraggiamento, e di buon augurio.
Voto: 5 / 5

luca (19-06-2009)
Peccato non sia tra i cinque finalisti dello strega, non per il premio, ma per la notorietà che avrebbe portato sia al libro che all’autore. Un ottimo libro
Voto: 5 / 5

Priamo Bocchi bocchi.priamo@libero.it (02-06-2009)
Un vero scrittore. Letteratura pura. Da leggere assolutamente.
Voto: 5 / 5

Deb (20-01-2009)
All'inizio si fa un pò fatica a entrare nella mente e nel linguaggio di Nimbo, a capire il perchè indugi su sensazioni e scene disturbanti. La seconda parte del libro invece ha un ritmo molto più alto, commuove e spaventa al tempo stesso. Lo stile è originale e ricco...e gli improvvisi lampi di lucidità sull'Italia di quegli anni abbagliano per chiarore.
Voto: 4 / 5

Dario (24-10-2008)
Notevolissimo esordio.
Voto: 5 / 5

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