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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Vasta Giorgio - Il tempo materiale

Il tempo materiale TitoloIl tempo materiale
AutoreVasta Giorgio
Prezzo
Sconto 15%
€ 11,05
(Prezzo di copertina € 13,00 Risparmio € 1,95)
Prezzi in altre valute
Dati2008, 311 p., brossura
EditoreMinimum Fax  (collana Nichel)
 Disponibile anche in ebook a € 7,90

Normalmente disponibile per la spedizione entro 2 giorni lavorativi

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Descrizione
Il 1978 come il primo e l'ultimo degli anni. In una Palermo selvaggia, immobile, quasi preistorica, tre ragazzini colmi di desiderio e ideologia si affacciano al mondo per la prima volta. E da Palermo sentono il vento di Roma nell'annus horribilis della Repubblica: le Brigate Rosse e il caso Moro. E, nauseati dalla vita di provincia e dal provincialismo senza redenzione dell'Italia, fondano un loro gruppo terrorista. Ribattezzatisi con i nomi di battaglia di Nimbo, Volo e Raggio, questi ragazzi si ritroveranno a progettare attentati in uno stato disperatamente lucido. E passeranno all'azione, generando caos e violenza, prima nella scuola, poi in tutta Palermo. Ma Nimbo (l'io narrante) scopre che tutti i nodi che non riescono a venire al pettine sono riassunti nell'irriducibile figura di una compagna di scuola: la ragazzina che lui sente di amare e che ribattezza «bambina creola». Un romanzo intenso e lacerante, capace di fotografare un intero paese nel momento in cui perde definitivamente l'innocenza, passando dall'innocuo bianco e nero del Carosello ai colori accesi di una lunga stagione di sangue. Ma l'esordio di Giorgio Vasta è anche la cronaca di una storia d'amore impossibile: leggendola, non potremo fare a meno di ricordare i ragazzi che siamo stati ­ e di verificare se e quando l'ipotesi farneticante di un sentimento assoluto si è poi infranta sul nudo scoglio dell'età adulta.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Il "tempo materiale" che dà il titolo all'esordio di Giorgio Vasta, palermitano trentanovenne che vive e lavora a Torino nel campo dell'editoria, è la scansione lineare e cronologica, mese per mese, dell'annus horribilis della storia recente d'Italia, il 1978, l'anno della definitiva perdita d'innocenza nazionale, ma è soprattutto uno spazio temporale che influenza e si fonde con la formazione di tre precoci undicenni palermitani, tre piccoli demoni che intraprendono una discesa all'inferno sulle orme delle Br. Finora alcuni racconti di Vasta erano apparsi nelle raccolte di minimum fax Best of 2006 e Voi siete qui (2007), oltre in I persecutori (Transeuropa, 2007) e in tre antologie da lui curate per "Bur", Deandreide (2006), Niente resterà pulito (2007) e Ho visto cose (2008). Questo suo primo romanzo si configura proprio come un romanzo di formazione di grado negativo, "una riflessione profonda e lacerante – come ha scritto il critico palermitano Marcello Benfante – sul tema del male e sulla concetto di responsabilità morale".
In una Palermo deformata, preistorica e senza mafia, tre undicenni, influenzati dai comunicati delle Br durante il sequestro Moro, decidono di costituire il Noi (Nucleo osceno italiano), un nucleo terroristico per riprodurre gli anni di piombo, prima, attraverso teppismo spettacolare, poi, commettendo delitti via via più efferati. Sono ragazzi molto precoci della media borghesia, delle vere e proprie avanguardie fascistoidi, affascinati dal linguaggio e dall'ideologia del terrorismo, alla ricerca di una ferrea disciplina interna, contro quella che definiscono la degenerazione del paese. Odiano, infatti, l'ironia, il cinismo, la corruzione, la provincia, il dialetto e il sottoproletariato, che diventa ben presto la facile e debole vittima delle loro azioni. Auspicano un'epidemia totale che spazzi via tutto e tutti, perché individuano la responsabilità come collettiva. Sono nichilisti, ideologici senza ideologia, moralisti senza morale, mistici senza Dio.
Vasta organizza il racconto dividendolo idealmente in due parti: la prima rappresenta la teoria, il tirocinio, la preparazione e il suo termine coincide con la fine dell'estate, mentre la seconda la pratica, cioè l'azione, la violenza sempre più estrema che esplode in autunno e si compie simbolicamente il solstizio d'inverno del 1978. In questa crescita assurda, auto-formativa, i tre si danno i soprannomi di Volo, Raggio e Nimbo (che sembrano parodie futuriste aeree in contrasto con la loro discesa agli inferi); codificano un linguaggio muto fatto di ventuno simboli per comunicare tra loro, estrapolato dai tormentoni e dai gesti della cultura di massa televisiva per ridicolizzarli; si allenano come un organismo unico per rispettare una geometria interna, ispirati dalla ferrea disciplina naturale delle api e dalla nazionale di calcio olandese del '78; e si tagliano i capelli come gli asceti, come i naziskin o l'Ezechiele biblico citato più volte. I tre piccoli demoni, terminato il tirocinio, portano alle estreme conseguenze i loro folli ragionamenti con una lucidità impressionante, con una precisa volontà di macchiarsi di un delitto originario. Il punto di vista è quello di uno dei tre, "il Nimbo", il più autolesionista e non meno strutturato degli altri, ma più sensibile alla presenza-assenza dei genitori (anche i genitori hanno nomi parlanti: il padre "la Pietra" e la madre "lo Spago"), più attento al dolore degli animali e l'unico in grado di recuperare in extremis un frammento di umanità e amore, l'unico in grado ancora di piangere.
Il romanzo di Vasta è come se fosse un esperimento, una fiaba nera che scandaglia analiticamente l'ipotesi di un addestramento al male: se da una parte i personaggi di questo libro sembrano inverosimili come tipologie di avanguardie, dall'altra arrivano a conclusioni lucide e possibili perché – come dicono loro stessi – "l'Italia è una grande macchina metabolica capace di rendere plausibile ogni cosa". Inoltre Il tempo materiale fa pensare a illustri modelli di romanzo di formazione e appare chiaro il riferimento a Pinocchio con i moltissimi animali, alcuni parlanti, che rappresentano la coscienza e il dolore della crescita. Eppure la lingua e la materia sono molto più estremizzate, e alcune immagini orrifiche richiamano la letteratura horror di formazione, come l'It di Stephen King.
La cosa che più colpisce e disturba di questo libro è il linguaggio utilizzato: freddo e viscerale allo stesso tempo, scientifico e virtuoso, sempre esasperato e allucinato. C'è un grande impiego di termini scientifici, come se Vasta volesse raccontare la biologia, l'anatomia e la fisiologia dei suoi personaggi, come se volesse spezzettare tutto il reale fino alle sue più infinitesimali particelle.
Nicola Villa

I vostri commenti
14 recensioni presenti.  Media Voto: 4.64 / 5

francesco v (06-02-2012)
Molto bello. Non riesco a digitare il 5/5 perchè non mi sono ancora ripreso per quanto mi ha turbato...
Voto: 4 / 5
marco ferraro (28-12-2011)
L'argomento anche dal risvolto di copertina incuriosisce, perché riguarda il tema degli anni di piombo; il romanzo tratta però dell'emulazione, del territorio principalmente culturale in cui si potrebbe espandere e germogliare ed in particolare fra i giovanissimi studenti delle scuole medie. L'inizio è stato davvero difficile tanto che ad ogni pagina mi chiedevo che razza di mente contorta avesse l'autore e cosa volesse realmente raccontare; ma poi quando la narrazione prende corpo e la cellula terroristica comincia a strutturarsi allora la nebbia si dirada e si riesce a riprendere in mano il filo della matassa. Allora si scende in un abisso di lucida follia in cui non si può credere che la mente umana, soprattutto quella di tre ragazzini normali anche se un po' strani, possa partorire tali mostruosità. Siamo nel 1978, al culmine della stagione terroristica in cui lo Stato è stato davvero in bilico su un baratro ed in cui la repubblica ha rischiato sul serio, anche io quei periodi me li ricordo, con gli occhi di un ragazzino, ma me li ricordo bene. Forse appunto la mente di un ragazzino può anche fermarsi maggiormente sugli ideali, ma l'ideologia spinta agli estremi perde i contatti con la realtà, fino a diventare fine a sé stessa. Il romanzo si conclude infine nell'unica maniera possibile: l'ultimo barlume di realtà fa crollare il castello di carte con un soffio di vento. Scrittura a tratti complicata e pesante, ma mai banale, mai stucchevole, mai barocca, ogni parola era precisa come fosse affettata con il coltello. I personaggi sono curati, approfonditi prima interiormente e poi nei loro comportamenti, nelle loro azioni.
Voto: 4 / 5
Andrea an_cos@libero.it (11-06-2011)
Un libro originale e molto ben scritto. A tratti forse eccessivo nel modo in cui lo stile e la forma prendono il sopravvento sulla storia. Livido, allucinato, duro, fastidioso nell'essere psicologicamente violento. Indulgente nell'esaltazione dell'uso della violenza contro le regole del sistema. Anarchico ma in modo bilioso. Da leggere, ma non è un libro che fa bene leggere.
Voto: 3 / 5
Manfredi (04-12-2010)
Libro potente, coinvolgente. Dà l'idea di una padronanza dello strumento della scrittura così completo da riuscire d arrivare al relae nucleo delle cose, dei rapporti.
Voto: 5 / 5
mirko (30-06-2010)
Il più bel romanzo italiano del 2008.
Voto: 5 / 5
Antonio (13-02-2010)
Romanzo molto "olfattivo" di non facile lettura, almeno all'inizio. Ma quando si entra nella mentalità di questo undicenne sui generis, con pensieri forse troppo profondi per la sua età, la lettura diventa semplice. E' motivo di riflessione il fatto che una violenza così pura e determinata nasca all'interno di un gruppo di adolescenti del ceto medio, di buona cultura ed educazione. Il romanzo è ambientato nel 1978, con qualche anacronismo assolutamente giustificato, ma si potrebbe tranquillamente trasporre al giorno d'oggi e al posto di Volo, Raggio e Nimbo potrebbero esserci tre precari universitari, assolutamente arrabbiati e pieni di odio verso le istituzioni... È un romanzo che fa meditare; grande esordio.
Voto: 5 / 5
Mario lavezzi@gmail.com (09-01-2010)
Uno dei migliori libri letti negli ultimi anni, a tratti veramente geniale. Di solito non amo molto chi fa un uso originale e/o sperimentale del linguaggio, ma in questo caso tanto di cappello. Inoltre, non sono di Palermo ma ci vivo da qualche anno. Certe descrizioni della città e della moltitudine che ci vive sono assolutamente notevoli. Danno esattamente idea di quello che si vede, di quello che si annusa stando qui.
Voto: 5 / 5
ilse musilse@libero.it (09-12-2009)
Quanta sofferenza e vergogna possono avere prodotto questa perla di libro? Quanti lo hanno letto, quanti ancora lo leggeranno? Quanto è inutile una letteratura così alta? Non riesco a pensare al dolore e alla fatica che si sono concentrati in pagine di meraviglia per essere poi letti da pochi addetti ai lavori. Che spreco di umanità! Prendi la terminologia tipica del fenomeno del terrorismo rosso anni settanta e mettilo in bocca a dei ragazzini di scuola media: l’effetto straniante è forte, fortissimo. Il surreale che ne deriva produce vergogna, perché condannare a posteriori è facile, riconoscere l’immedesimazione colpevole nelle parole che erano alla sorgente, che divennero linguaggio comune è di pochissimi. Le parole diventano realtà terribile e la salvezza una bambina muta. Se poi l’impianto di stile che regge tutto questo dolore è di rara maestria, se la sinestesia dilania, se la simbologia sembra appartenerti... la lettura può diventare insostenibile.
Voto: 5 / 5
André (02-09-2009)
Non pensavo si potesse scrivere come esordio narrativo un capolavoro del genere. Il tempo materiale fa onore alla bella letteratura italiana e a quella mondiale. Grazie Giorgio per questa favola punk, questo blues metropolitano, per questa danza popolare senza retorica e con tanto dolore. Grazie
Voto: 5 / 5
gianni (26-06-2009)
Bel libro, soprattutto considerando che è il primo romanzo di questo autore. Notevole l’influenza, a mio parere, di scrittori contemporanei americani. Io paragonerei la sua scrittura, per certi versi, anche al Giuseppe Genna di “Dies Irae”. Il libro mi è piaciuto per come è scritto, per la storia e per il “montaggio” della storia stessa. La storia è un po’ surreale: questo gruppo di amici che in un clima di terrorismo come si respirava in Italia nel 1978 decide di costituire una cellula BR a Palermo e quindi comincia a compiere azioni dimostrative rivendicate in maniera più o meno criptica. L’escalation porta poi il gruppetto a fare il salto di qualità e…… ma non vi voglio rovinare la lettura del libro. Il tutto posto in confronto con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro da parte delle vere BR. Forse il confronto con questa storia surreale, e per certi versi assurda, vuole indicare l’assurdità delle scelte e delle azioni, compiute in nome di una certa ideologia, della cronaca nera del tempo…… La scrittura, come ho già detto è interessante, si nota l’influsso dei maestri americani (in primis direi De Lillo), che sono poi anche i miei autori preferiti. Speriamo che questo libro non resti un fulmine a ciel sereno, ma sia il preludio di una serie di grandi libri. Voto? 5 anche per incoraggiamento, e di buon augurio.
Voto: 5 / 5
luca (19-06-2009)
Peccato non sia tra i cinque finalisti dello strega, non per il premio, ma per la notorietà che avrebbe portato sia al libro che all’autore. Un ottimo libro
Voto: 5 / 5
Priamo Bocchi bocchi.priamo@libero.it (02-06-2009)
Un vero scrittore. Letteratura pura. Da leggere assolutamente.
Voto: 5 / 5
Deb (20-01-2009)
All'inizio si fa un pò fatica a entrare nella mente e nel linguaggio di Nimbo, a capire il perchè indugi su sensazioni e scene disturbanti. La seconda parte del libro invece ha un ritmo molto più alto, commuove e spaventa al tempo stesso. Lo stile è originale e ricco...e gli improvvisi lampi di lucidità sull'Italia di quegli anni abbagliano per chiarore.
Voto: 4 / 5
Dario (24-10-2008)
Notevolissimo esordio.
Voto: 5 / 5

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