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Forlani Alessandro - Tristano | In un Regno senza tempo, dopo sessant'anni di governo dispotico, il popolo si ribella sorprendendo i suoi custodi, del tutto impreparati al contrattacco. Come in una fiaba nel romanzo vi sono eroi, lotte, mostri e aiutanti magici. I protagonisti (l'indifferente Tristano, il grottesco Otre, la disperata Agnes), con il loro carattere letterario, sembrano rappresentare i tre Stati dell'"Ancien Régime": la nobiltà, una sorta di clero (uso alla violenza piuttosto che alla preghiera) e il Terzo Stato, ognuno agente all'interno di una logica del "tutto cambia, niente cambia". E, in sottofondo, pare che una voce anarchica continui a denunciare l'ignominia dello Stato il quale, tramite i suoi politici "avvilenti", cancella la dignità.
| La recensione de L'Indice |
 Nel Regno la libertà di coscienza e di fare progetti è negata. Ciò è deciso affinché nessuno soffra; ma, pure, affinché nessuno metta in moto la storia, ferma da sessant'anni all'ordinamento paraplatonico che vede i Grandi Avvilenti – cioè i sacerdoti della dissoluzione delle speranze – al vertice del regime morale e, subito sotto di loro, i guardiani del Regno, gli Uominineri; infine la gran massa dei popolani: contadini, pescatori, artigiani. Tristano è un Grande Avvilente, si reca in missione nei territori di sua competenza, accompagnato da Otre, l'Uomonero che lo affianca, per svolgere il compito più alto e sacro: denutrire le speranze, sgonfiare le gioie, calpestare la volontà. Perché, dice, la vita fa male, poi ti tradisce, le illusioni crollano, e a nessuno venga in mente di maturarne. E tuttavia nel Regno qualcosa si muove: piccoli centri si ribellano un po' dappertutto, gli Eroi del popolo sorgono qua e là, belli, biondi, con gli occhi azzurri. Forlani crea un secolo XVII alternativo e la lingua barocca adatta a descriverlo: ogni soggetto, oggetto o atto è iperdefinito, semanticamente isolato in gabbie fatte di molteplici termini; spesso l'azione è descritta da più verbi che si inseguono senza vocaboli intermedi; la scomparsa delle virgole tra i sostantivi disposti in lunghi elenchi disegna paesaggi dove non esiste il vuoto. Dunque Tristano è sì narrativa fantastica, avventura, ma è insieme ricerca stilistica, la scommessa di un romanzo di genere che sia letteratura come sperimentazione. Forlani abbandona ogni prevedibilità: i protagonisti sono i cattivi, ma non è detto che i buoni siano buoni davvero; alle esclamazioni epiche e ai sussurri cortesi di molta fantasy si sostituisce qui il turpiloquio degli Uominineri, la lingua veloce dell'avventura lascia il posto all'intensità, l'estensione alla pregnanza, i colpi di scena continui a una trama nella quale non accade tantissimo, ma tutto ciò che accade ha la fisionomia, più che di una disavventura accidentale, di un cataclisma cosmico; alla vuota descrizione di gesta e ambienti Forlani preferisce piuttosto la riflessione sui sentimenti, sui bisogni, su come è fatto l'essere umano, una riflessione che si trova proprio là dove non ce la si aspetterebbe: nel personaggio di Agnes, protagonista segreta, personaggio che vive in perenne stato critico, povera, alcolista, omosessuale, e insieme sorta di mistica fedele al Regno, pronta a morire per il Regno più di quanto non lo siano i suoi stessi rappresentanti; o nella tana degli Uominineri, bambini deformi che i genitori affidano al Regno ricevendo in cambio denaro che paga non il figlio, ma la vergogna del loro gesto, e che saranno cresciuti con amore da parte dei loro istruttori, Uominineri anch'essi, che insegnano a valorizzare le deformità, farne punti di forza. Difficile non rinvenire un'intenzione simbolica nella composizione dell'ordinamento sociale e nello scontro tra il Regno e gli Eroi. La stessa affabulazione senza tregua esprime l'esplosione delle centinaia di potenze individuali, tra le quali nessuna si ritrae per fare spazio all'altra, in una sorta di spinozismo privo di salvezza, in un mondo dove ogni ordinamento possibile, ogni associarsi per via di metafisiche, ideologie e interessi comuni, favorisce la fioritura di determinate forme di vita, che esultano innocenti e spietate mentre altre sono escluse o schiacciate. Soffia forte, dalle pagine di Tristano, un vento di pessimismo e insofferenza verso ogni forma di potere. Jacopo Nacci |
8 recensioni presenti. Media Voto: 4.87 / 5Giovanni Torre (26-01-2009) Davvero i cattivi delle favole sono cattivi perchè ci provano gusto? Oppure hanno anche loro qualche motivo superiore che li spinge a comportarsi nel modo che sappiamo, denigrati da ogni romanzo in cui siano mai apparsi? Tristano risponde a questa domanda, ma non nel modo più comune (ovvero ribaltando i ruoli in modo umoristico). In Tristano il burocrate è spietato, l'orco è violento, la strega è brutta e cattiva, i servitori del Male sono dei subumani puzzolenti. I mostri sotto sotto non sono "burberi ma gentili", sono proprio brutti e cattivi.
Quello di Tristano non è un mondo "fantasy per esser fantasy", è ben più palpabile di una terra dai nomi esotici corredata di mappa. Fin troppo italiano, questo Regno. Anche grazie a questa vicinanza riesce a mettere in discussione i nostri giudizi consolidati (in ambito letterario!) in fatto di bene e male, eroismo e ideali, libertà e felicità. Nemmeno la vittoria è così facile e semplice in questo libro.
Da leggere di getto e poi da rileggere con calma. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gianluca Mazzotta (06-12-2008) Una sola parola: GENIALE. Signore e signori, basta col "buonismo" tipico del fantasy. Ora l'orco spacca la faccia all'eroe venuto ad ucciderlo, e le ferite riportate nei combattimenti spesso si infettano. Non ci sono castelli fantastici, ma solo vecchi palazzi bui e fatiscenti. Non c'è coraggio, ma codardia e viltà. La bellezza è deplorata, mentre la deformità viene esaltata. E sopratutto vincono i cattivi. Se non ci credete, andate in libreria e leggetevi il primo capitolo: in poche pagine il fantasy classico viene preso ed impiccato alla trave di una stamberga. Ed allora capirete che avete tra le mani qualcosa di unico. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Elisabetta Chiocchio (21-11-2008) Ma quanto affascina questo anti-eroe Tristano! Ho letto le prime pagine appena e già sono nel Regno con tutta me stessa... Il romanzo è scritto deliziosamente. Temevo, dopo le prime righe... invece, quando meno te lo aspetti, ecco una rassicurante umanità espressiva. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Silvia (09-11-2008) La lettura di Tristano è sopra ogni cosa un lavoro di coscienza che porta la concezione del male e del bene a confrontarsi in un mondo in cui le due forze agiscono senza soluzione. Talvolta il bene è il vestito della debolezza e il male il vestito della forza. talvolta si scambiano i vestiti. Spesso male e bene si intrecciano e si confondono come i rumori umani, i rumori animali e i rumori vegetali in una foresta buia. Ma l'orecchio si esercita a distinguerli, così la coscienza si esercita a distinguere il male dal bene. Forse la coscienza altro non è che una luce in lotta contro questi due lottatori bui. La coscienza del lettore diventa parte attiva delle lotte, materiale primo di un'alchimia scritturale. In Tristano alcuni si rivoltano per precisare la loro potenza individuale. La loro rivolta è una potenza partorita dalla potenza. E' il tema della fatale necessità del male. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Cristiano Micucci (30-10-2008) Penso che si possa definire fantasy questo romanzo nello stesso modo in cui potremmo definire di fantascienza "1984" di Orwell. L'ambientazione è senza dubbio fantastica, ma la maggior parte degli elementi che la compongono sono utilizzati ben lontano dai cliché, spesso sovvertiti o riletti da capo a fondo. Così troviamo completamente rivoluzionato il binomio Eroe-Antieroe, oppure vediamo fianco a fianco il classico mostro delle ninnananne e il più "asettico" dei burocrati. Tutto ciò comunque immerso in un universo distopico, un tardo rinascimento alternativo a quello che conosciamo, dipinto con uno stile linguistico che è tutt'uno con l'ambientazione.
Vivamente consigliato a tutti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Andrea (30-10-2008) Trovare qualcosa di veramente bello, nella montagna di libri e libercoli Fantasy che ogni anno invadono le librerie è un'impresa eccezionale. "Tristano" è, fortunatamente, una di queste eccezioni. Tanto da meritare la classificazione nel succitato genere solamente per l'ambientazione. Non certo per lo stile di scittura, che è molto curato e ricercato, seppure a tratti un po' greve, e di cui si apprezza anche l'oscillazione fra un registro forbito ed uno molto più "terra terra", da gente normale che vive le sue misere esistenze in un Regno oppressivo. Non certo per il mondo in cui in nostri "eroi ed antieroi" si muovono, che non è quello idilliaco di certi romanzi, e nemmeno quello sconvolto da guerre e tirannie feroci di altro. Il punto forte di questo romanzo è la bellissima atmosfera cupa e decadente, con quelle poche spennellate di "fantasy" prese da bestiari e credenze di un'Europa ormai alle porte del Secolo dei Lumi. Ma, soprattutto, l'idea, che è -ad una accurata lettura- discosta da quella di tutti gli antesignani del Forlani, che ci lascia una piccola perla di letteratura.
Decisamente, da leggere ed apprezzare, specialmente da chi, in fondo in fondo, è un po' bibliomane... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Elisabetta Marsigli (29-10-2008) Tristano è uno di quei libri con cui si deve combattere ogni sera tra la smania di finirlo al più presto, per sapere come va, e il piacere di centellinarlo per averlo come compagno il più a lungo possibile! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mauro Canavese (28-10-2008) Ho letto la prima parte di Tristano in questi giorni. In una parola? Fantastico.Questa è roba forte. Ho letto il 90% del fantasy uscito ultimamente e, con l'eccezione delle "Cronache del Ghiaccio e del Fuoco", è il lavoro che più mi ha colpito. Il modo di scrivere è veramente innovativo e travolgente, un mix fra Joyce, Pirandello e il Pulci (ora direte che esagero, però la mia impressione è questa). Il linguaggio, che all'apparenza può sembrare solo esercizio di stile (un pò come certi passaggi di Tolkien) in realtà, nella sua interezza, risulta veramente d'impatto. Scorre veloce e preciso, e questo è raro nel fantasy come nella letteratura moderna tutta.
E passiamo alla trama.Che dire? Originale. E dio solo sa quanto sia difficile trovare qualcosa di originale quando si parla di draghi e sotterranei. Ma qui la storia è davvero unica. Nonostante i cliches del Regno governato da potere temporale e spirituale insieme, la figura dell'Avvilente e il concetto dell'Eroe, che sorge dalla plebe e cambia anche fisicamente (o forse no, ma prima chi avrebbe mai notato il colore degli occhi di un ciabattino? Geniale...) è veramente un tocco di classe.
I personaggi poi... Otre è al livello dei personaggi di Tolkien per carisma, anche se un pò più rude! Tristano, Agnes... meravigliosi. Quest'ultima è un ardito esperimento che non credo abbia precedenti nel fantasy, perchè donna “maschiaccia” si, lesbica ancora ancora, ma alcolizzata proprio no, non l'avevo mai vista!
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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