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Prinelli Gabriele - La mano dell'organista |
Gaspare, manovale dei Serassi costruttori d’organo, davanti ad un succulento piatto di risotto col piccione scopre che è tutto sbagliato. Le ossa ritrovate nelle canne dell’organo non sono quello che sembrano. Non appartengono ad un colombo bensì ad una mano. Come sono finite cinque dita in altrettante canne dello strumento musicale? Nella Melegnano ottocentesca del periodo post napoleonico Tano, il locandiere siciliano immigrato che parla solo il siciliano, Malalingua, il suo traduttore con la sci, L’Angiul sacrista, Enrico detto Il marchese, megalomane carceriere del castello, e la bellissima Cecilia aiuteranno, senza volerlo, Gaspare a svelare un mistero di cui tutti ignorano, fino alla fine, l’esistenza.
Paola P. (28-04-2009) La narrazione è frizzante e leggera come un merletto, e accompagna il lettore indietro di due secoli nella campagna della bassa Lombardia.
La trama è accativante e sospinge il lettore verso la conclusione pur senza l'affanno dei noir polizieschi.
La struttura della narrazione è ben equilibrata e alterna sapientemente momenti di azioni e rivelazioni a descrizioni, considerazioni e flash-back.
La caratterizzazione dei personaggi è vivace e relistica: le figure si stagliano nitide sullo sfondo del paesaggio padano e rivelano i propri tratti peculiari nel bene e nel male.
Le descrizioni paesaggistiche e ambientali sono come dei pregevoli cammei che valorizzano l'insieme e rendono merito alle bellezze della compagna e dei suoi piccoli centri rurali.
L'unico rammarco è... che sia già finito! Voto: 5 / 5 |
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