|
|  |
Leavitt David - L' uomo che sapeva troppo. Alan Turing e l'invenzione del computer | Pensatore sregolato e rivoluzionario, matematico geniale in grado di violare durante la Seconda guerra mondiale il famigerato codice Enigma, utilizzato dalla Germania nazista; soprattutto profeta dell'intelligenza artificiale, da lui teorizzata già negli anni Trenta quando non era stato ancora creato il primo computer. Ma anche uomo insicuro, solitario e tormentato, etichettato come soggetto pericoloso per la sicurezza dello Stato proprio a causa del suo contributo durante la guerra, poi arrestato e processato con l'accusa di aver commesso atti osceni con un altro uomo. Fino al tragico epilogo del suicidio, per alcuni avvenuto in circostanze misteriose e poco chiare, a soli 41 anni. Difficile, insomma, non restare affascinati dalla figura di Alan Turing. Difficile, a maggior ragione, se a raccontarne la storia straordinaria è David Leavitt, indiscusso maestro della letteratura americana.
Media Voto: 1.66 / 5maurizio .mau. codogno puntomaupunto@tiscali.it (03-06-2010) Questa biografia di Alan Turing ha un unico pregio: convincere il lettore a comprarsi quella scritta da Andrew Hodges. Turing era omosessuale, e la sua omosessualità è stata la causa del suo suicidio, quindi è chiaro che essa è un tema fondamentale. Ma questo non dovrebbe significare leggere tutta la vita del matematico inglese in chiave omosessuale, a meno che uno non voglia farsi ridere dietro scrivendo ad esempio che "la strategia attuata da Turing di aprire il suo lavoro riassumendo tutte le rivendicazioni degli oppositori prefigura i manifesti per i diritti dei gay degli anni Cinquanta e Sessanta" (pag.189; ma avrei potuto scegliere tanti altri esempi). Aggiungete che Leavitt, a differenza di Hodges, non è un matematico e quindi non riesce a spiegare chiaramente l'Entscheidungproblem oltre a prendersi qualche topica sulla zeta di Riemann, e rincarate la dose con i danni di traduzione ed editing che riescono a scrivere la lista dei numeri naturali invece che quelli primi e a non accorgersi che se stai parlando di cifratura di una frase in inglese non puoi tradurla lasciando identica la frase cifrata, sennò l'esempio non ha alcun senso; come potete capire il risultato finale è che dalla lettura di questo libro non guadagnerete nulla. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Carlo Vaccari vaccaricarlo@gmail.com (21-12-2008) Il libro affronta la vita e la morte del grande Turing, genio incompreso dell’informatica, morto suicida a 41 anni dopo essere stato perseguitato per la sua omosessualità
Nei primi capitoli brilla la luce del famosissimo articolo "on computable numbers with an application to the entscheidungproblem", scritto a 23 anni: nell’articolo, ben prima dell’esistenza di computer, viene immaginata e spiegata la separazione tra i dati del problema e le funzioni che su quei dati operano
Affascinante la descrizione dell’ambiente accademico di quegli anni, con turing che incontra Wittgenstein, Shannon, Godel, Von Neumann e che a 24 anni riceve un assegno di ricerca a Princeton
Il libro ha qualche imprecisione grave, sia di traduzione - p. 137: lettere che “scivolano” per shift e la frase inglese crittata in italiano … incomprensibile! - che storica - il cifrario monoalfabetico è fatto risalire al medioevo, mentre è universalmente attribuito a Giulio Cesare, tanto da essere chiamato Caesar Cipher
Nel libro viene giustamente molto citato l’imponente, documentatissimo e insostituibile lavoro di Hodges che consiglio caldamente a tutti gli interessati; Leavitt si occupa di descrivere aspetti psicologici (psicanalitici) di turing ed eventi di contorno, di certo in un modo stilisticamente raffinato
Decisamente improbabile l’interpretazione del test di Turing come allusione al mascheramento dell’omosessualità cui alan era obbligato dall’ipocrisia del tempo; in questo caso la militanza gay di Leavitt prende il sopravvento anche sulla ragionevolezza
“Turing crede che le macchine pensino.
Turing giace con gli uomini.
Quindi le macchine non sanno pensare.”
(ironico sillogismo di at)
“Su internet circola una voce secondo la quale la mela del logo della Apple sarebbe un riferimento a Turing. La compagnia nega qualsiasi collegamento; la sua mela, sostiene, allude a Newton. Ma allora perché ne manca un pezzo?" Voto: 3 / 5 |  |  |  |
GIULIANO ZOCCA (27-09-2007) dire che è molto diverso dal Leavitt che conosciamo è dire nulla. Sembra solo una lunga sequenza di formule matematiche incomprensibili (chissà se le ha capite lo stesso Leavitt che si è sempre dichiarato scarso in matematica). Praticamente da non riuscire ad andare oltre le prime pagine. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
|
 | I più venduti di Leavitt David |
|
|