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Montagnoli Renzo - Canti celtici |
"Davanti ad un mondo tramontato, la dolorosa meraviglia dell'autore trova un originale riequilibrio nel sogno e nella sua permanenza sostenendo con intensità empatica l'irrazionalità del vagheggiamento come unica soluzione al vivere. Profondamente attaccato alla sua terra solitaria, estesa, nebbiosa, percorsa da canneti e barene e stagni e alberi secolari, l'autore la ripercorre nelle sue liriche con la precisione di una memoria che non stacca mai sia nella ritmica del canto, sia dalla luce, elementi dominanti della silloge" (dalla Prefazione di Patrizia Garofalo).
6 recensioni presenti. Media Voto: 4.83 / 5Antonio Messina (17-04-2008) Montagnoli è poeta alla ricerca di eden perduti, s’affida al verso per liquefare la rabbia, elabora gorgheggi per vociare- in un sussurro mutilato- la decadenza del nostro mondo, e ricordare che la storia ha prodotto anche mirifiche visioni, utopie, liberando l’anima, quasi a racchiuderla nel passato, soffocando così in apparenza ogni possibilità di bellezza futura,( ma il suo poetare è anelito di trasformazione, dunque non negazione, ma ricerca di nuovi venti) come se l’uomo dovesse, suo malgrado costruire ancora tenebra, perpetuando il male: cacotopìa sarebbe il termine riconducibile al pensiero di Montagnoli. Voto: 5 / 5 |
Laura Costantini Loredana Falcone lauracostantini@libero.it (12-12-2007) Leggere Canti Celtici è un’esperienza particolare soprattutto per chi, come noi, ha frequentato poco la poesia, fermandosi all’esperienza di tanti anni tra liceo ed università dove il componimento poetico era studio e riflessione su un autore, un’epoca, un particolare momento storico. La silloge di Renzo Montagnoli rappresenta un percorso che, non diversamente da un’opera di narrativa, ci racconta il buio del presente attraverso una serie di inquadrature piene di suggestione. E di rimpianto.
Nebbie, brume, fiabesche apparizioni, il suono distante di cornamuse, quello più vicino della cetra e lo sciabordio delle acque del Po veicolano una denuncia forte, amara, mai rassegnata. La denuncia di un mondo, il nostro, che nell’ansia di correre in avanti ha dimenticato l’importanza di guardarsi indietro. Un mondo che ha rinunciato alle proprie radici percependole come intralcio ad un progresso eletto a totem unico ed indiscusso. Un totem senza memoria.
Ognuna delle ventidue poesie composte da Renzo è un’invocazione a riappropriarsi di quella memoria, la sola in grado di farci comprendere ciò che siamo oggi, ciò che diventeremo domani.
Un monito forte che passa attraverso le strofe di Il futuro nel passato:
"Chi ignora il passato, chi non s’accorge del presente,
passa senza lasciar traccia.
Ma quelle genti
Che già calpestarono il verde di questi prati,
se pur nel sogno, rivivono.
La memoria di chi fu
Traccia la strada del futuro."
Per noi che amiamo la storia e che abbiamo dedicato molte delle nostre pagine a raccontare il passato, Canti Celtici è stata una lettura incoraggiante. Come scoprire che un amico tanto più saggio di noi condivide i timori per un’epoca, questa, che corre verso il crepuscolo invece di cercare una nuova alba.
Lauraetlory
Voto: 4 / 5 |
milvia Comastri (07-11-2007) Se la poesia salva la vita, se i versi dei Poeti sono cibo per l’anima, i Canti celtici di Renzo Montagnoli possono essere paragonati ad ali meravigliose che ci trasportano in alto, lontano dalle bassezze quotidiane, e a un banchetto dove le portare si susseguono con perfetta armonia.
Ritrovo nei Canti alcune delle emozioni provate quando lessi un’altra opera di Renzo Montagnoli: “Il magico sussurro della natura” pubblicato qualche mese fa in e-book. Ma amplificate, perché Montagnoli, in questa sua prima opera edita, è come se avesse usato un pentagramma su cui scrivere, scegliendole con sensibilità e intelligenza, ogni parola, ogni verso come fossero note musicali. Dalle pagine esce musica: note leggere e pesanti che si alternano e entrano diritto nel cuore.
Quello che Renzo Montagnoli ci narra è la Storia di un popolo: non necessariamente il Popolo celtico. Il Poeta ha tradotto in parole ( e stavo per aggiungere in musica) il rispetto che un tempo legava l’uomo alla natura, alle tradizioni. Potrebbe essere il popolo degli Indiani d’ America, potrebbe essere il popolo del Paese delle ombre lunghe. Cambierebbe il paesaggio, ma simili sarebbero i comportamenti di quegli uomini.
L’altro giorno stavo leggendo Stagioni, di Mario Rigoni Stern: ebbene, in certe descrizioni della natura, dei boschi, delle montagne, ho ritrovato l’atmosfera dei Canti.
Anche se non mi piace usare il termine “messaggio” senza alcun dubbio da questi Canti celtici emerge forte, su tutte, una voce: che ci invita a fermarci, a non autodistruggerci. Che ci esorta a impossessarci del nostro passato, a conoscerlo e rispettarlo, a innaffiare le nostre radici ( le nostre radici di uomini, non necessariamente legate a un’etnia) per non farle seccare. Perché solo conoscendo e non gettando il passato possiamo costruire un possibile futuro. Solo così, forse, possiamo salvarci.
Voto: 5 / 5 |
Carlo Alzani (21-10-2007) Un viaggio nel sogno di incredibile bellezza.
C'è un'armonia di notevole effetto che accompagna queste liriche, che esprimono un messaggio che si dovrebbe leggere per capire il perchè il mondo sembra impazzito.
Una gran bella silloge. Voto: 5 / 5 |
cristina bove (18-10-2007) Nel suono di un’ arpa ho letto i “Canti celtici” di Renzo Montagnoli, vibranti della stessa intensa musicalità.
E’ l’anima del poeta che risuona in una sorta di incantamento, attraverso le voci che Renzo riesce a dare ai personaggi di un antico mondo affascinante, pervaso di mistero.
Ciò che il poeta riesce a comunicare con i suoi versi ricchi di lirismo e carica emotiva, travalica lo spazio ed il tempo, trasporta su ali di pura poesia.
Già dal primo canto si viene catturati dagli arpeggi che sembrano provenire dalle parole…
Quando finisce la musica e la lettura, si è ancora rapiti dalle pagine appena finite di leggere, non si riesce ad abbandonare la fatata atmosfera lunare, stillante di parole che fluiscono con l’ acqua.
La poesia di Renzo Montagnoli è contagiosa, ci si ammala di voglia di leggerne ancora, e se ne porta dentro, per sempre, l’ eco sospesa e sognante.
Cristina Bove Voto: 5 / 5 |
LUIGI PANZARDI (18-10-2007) Poesie che con voce pacata ci invitano ad entrare in un mondo brumoso abitato da ninfe, eroi celtici e antichi dei, ravvivato da acque, salici e canneti. Un mondo in cui sicuramente è bello perdersi,specie nei momenti critici dei nostri giorni. Voto: 5 / 5 |
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