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Ferraris Maurizio - Sans Papier. Ontologia dell'attualità | Migrazione, globalizzazione, intercettazione: che cosa hanno in comune i tre fatti fondamentali del mondo contemporaneo? L'essere senza carta, ma non senza scrittura. In che senso? Il sans papiers, al plurale, il senza carte, il senza casta, il prototipo del nomade, è in questo libro, il punto di partenza per una originale teoria del documento, di ciò che trasforma la nuda vita, la vita alla mercé di tutti, in una vita vestita, protetta dalle carte. O comunque dalla scrittura. Perché sans papier, alla lettera e al singolare, significa che oggi, e per la prima volta in tanti secoli, le registrazioni non avvengono più, esclusivamente, su carta. Eppure si assiste a una esplosione di scrittura senza carta che, ben più degli aerei, sta alla base della globalizzazione. E della intercettazione. Anche a non avere carte, basta avere un telefonino ed eccoci tracciati, rintracciati, intercettati. Terzo senso, dunque, del sans papier, la crescente minaccia della privacy che viene dal mondo, per così dire, della tracciatura. Sans papier è dunque il nocciolo politico e ontologico del nostro mondo, e indica un problema che abbisogna forse di una Magna Charta.
Enrico (15-05-2007) Cosa non sospetteremmo mai sia senza carta? Ovvio, un libro. Cosa dire allora di un libro che si intitola 'senza carta'? Una contraddictio in adiecto. Acquisto il libro di Maurizio Ferraris, Sans papier, pago con il bancomat, cioè con moneta sans papier, la commessa mi consegna due scontrini di carta, quello del bancomat e quello del registratore di cassa. La spiegazione di questa duplicazione della carta di fronte alla moneta non di carta me la darà poi il libro. Una delle tesi centrali è infatti quella che l' epoca sans papier cancella la carta ma non la scrittura, non l' iscrizione. Questo libro contiene due livelli, uno pop, quello che prende in esame gli oggetti tecnologici quotidiani, la pen drive della copertina, ed uno alto, quello della teoria ontologica degli oggetti fisici, sociali e ideali. I due strati si intrecciano e sovrappongono nel testo senza renderlo mai pesante o accademico, nonostante affronti temi decisivi per l' attualità, e per l' ontologia, come immigrazione, globalizzazione e intercettazione. Sono questi i temi che compongono le tre dissertazioni del volume. Tra le cose che Ferraris ha ereditato da Derrida c'e il tratto umoristico. E' una affermazione che può sorprendere, ma a me Derrida ha fatto spesso anche ridere scoperchiando paradossi ed esibendo impensati. Ed anche Ferraris è uno dei pochi filosofi che fanno, anche, sorridere. Lo dico con grande rispetto e senza alcun intento derisorio. Per fugare i dubbi aggiungo che se qualcuno mi fa pensare e contemporaneamente sorridere mi offre un servizio migliore di chi mi fa semplicemente pensare. Osservate per esempio il citazionismo distorcente dei titoli dei paragrafi: si va dallo heideggeriano “Essere e stampa”, al bergsoniano “Moneta e memoria”, al derridiano “Il call center di Platone”. Citare e distorcere, disossare il significato fino a farlo apparire completamente altro da quello che è e pur sempre comunque plausibile, è questo che faceva Derrida, è questo che fa Ferraris.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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