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Franchi Gianfranco - Monteverde | Nella schiera degli antieroi che solo la migliore letteratura sa regalarci, ecco il protagonista di Monteverde, trentenne laureato e precario sempre in cerca di lavoro, e di volta in volta arbitro, giornalista-magazziniere, inseritore notturno, tirocinante, addetto allo sportello. Un nostalgico che seppellisce il suo vecchio palmare sotto la pianta di rosmarino, tifoso accanito della Magica, spirito rock, collezionista di mug. Un esule, un italiano, un letterato che rivendica orgogliosamente il suo ruolo. Uno a cui ogni tanto appare all'improvviso un cane, per strada, con un occhio più chiaro dell'altro. Ma chi è davvero Guido, che percorre avanti e indietro la sua isola, Monteverde, sulle tracce di Pasolini, e che fa strani incontri al cimitero, tra le tombe di Keats e Granisci? Un duro o un romantico? Un asociale? Uno che si innamora? Ascoltalo: è tutto ciò che non ha patria e si ribella, e sembra non voler morire mai.
7 recensioni presenti. Media Voto: 4.42 / 5max (16-03-2010) beh, se cercate un romanzo in senso classico, con una storia, una trama, avete sbagliato libro. se cercate un best seller, un romanzo all'americana con tanti misteri fantasmagorici e improbabili, o un romanzo giovanilista simil-moccia avete sbagliato anche di più. se cercate un libro di un giovane autore coraggioso, un ilbro vero, sincero, pieno di idee, mai banale, che a ogni pagina fa pensare, sul quale mai nessun editore nazional popolare accetterà di rischiare un baiocco, questo è il libro per voi. se poi siete anche romanisti... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Martino O. (13-11-2009) Semplicemente spiazzante. Rimane impressa una sensazione di grande malinconia, di nostalgia di tante cose, forse di un'altra italia, di una diversa roma. Copertina magnifica. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
nicola (09-11-2009) Questo romanzo non mi ha convinto. Ha degli spunti interessanti e dei passaggi notevoli, ma nella sua interezza non regge. Sembra più il frutto e l'elaborazione di un diario personale, a tratti commovente, a tratti divertente, a tratti un po'noioso, molte volte pretenzioso. Non ci ho ritrovato dentro nemmeno Pasolini, se non la vicinanza, sebbene i due Monteverde, quello di Franchi e quello di Pasolini stiano alle estremità opposte ma accostarlo a Pasolini mi pare un po' una bestemmia. Prendiamolo per la prova di un giovane scrittore con tutti i suoi slanci e tutte le sue pecche perchè questo sostanzialmente è. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
fabio (14-06-2009) Non posso dire di essere imparziale nel giudicare questo libro visto che racconta anche un pò della mia vita, montaverde, lo stadio, la roma la musica.... lui scrive quello che molti di noi pensano e vivono ma non saprebbero mai trasformare in letteratura. per chi è un pò più distante comunque conoscere non è mai inutile. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Antonio (02-05-2009) Franchi è un letterato appassionato e sincero.
La sua scrittura sa essere pesante, tagliente, ruvida, elegante, rabbiosa, delicata, commovente.
La sua storia è la storia della nostra generazione, 25/35enni divisi tra casa, lavoro, donne e vita quotidiana. Ma è anche manifesto dei nostri tempi bui, della nostra italietta spesso mediocre, contro la quale dobbiamo batterci, quotidianamente, perché possiamo e dobbiamo meritarci altro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
epicentro (23-04-2009) Della trilogia, il più compatto - il più maturo. Un libro la cui complessità è tutta sottotraccia: la lettura scorre via in un lampo. E non annoia, né appesantisce: lascia un ricordo che germoglia col tempo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Angela Migliore (21-04-2009)
Franchi raccoglie l'eredità di Pasolini, c’è lui adesso nel quartiere a rinnovare la tradizione dei narratori del secolo scorso, lo scriveva già in Pagano. E allora Monteverde, che viene a chiudere la trilogia inaugurata con Disorder, è una promessa mantenuta. È il ristabilito New Order e porta già nel titolo l’omaggio imprescindibile alla sola Roma cui appartiene: quell’isola di via Fonteiana, a pochi passi dal Gianicolo.
Ritorna la critica feroce alla società contemporanea, ritorna il dissenso che rimarca distanza dalla mediocrità. Ritornano Guido Orsini e l’idealismo romantico di una prima persona che vede le proprie illusioni schiantarsi contro la realtà, ma smette di scappare perché “è bellissima per quanto è cruda, dolorosa, artificiale e nulla. È faticosa, la realtà. È il sogno lucido che aveva dimenticato di sognare”.
Lontano dal diarismo Monteverde si pone, quindi, come la graduale presa di coscienza di un io che sa raccontarsi, con tutte le sfumature di un’intelligenza in grado di passare dal lirico al tragico non disdegnando il comico, ma anzi fondendo amarezza ed ironia, poesia e disincanto. Franchi fa della propria storia personale la prospettiva privilegiata da cui guardare alla sua generazione e “ruba un frammento di tutti i discorsi e dipinge per pennellate nervose il divenire del non è”. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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