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Pancake Breece D'J - Trilobiti. I dodici racconti di un grande scrittore |
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Titolo | Trilobiti. I dodici racconti di un grande scrittore |
| Autore | Pancake Breece D'J | Prezzo Sconto 15%
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€ 11,05
(Prezzo di copertina € 13,00 Risparmio € 1,95)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2005, 186 p., brossura | | Traduttore | Tassi I. |
| Editore | Isbn Edizioni
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 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Breece D'J Pancake muore suicida nel 1979 a 26 anni. Quando, quattro anni dopo in America esce la sua unica raccolta di racconti, la reazione è unanime: non si tratta soltanto di un caso letterario, ma di un autore nato classico. Il libro raccoglie dodici racconti, spietati, precisi e delicati. Essere umani, animali e paesaggi della regione depressa dei monti Apalachi, in cui Pancake era nato e cresciuto, si trasformano nelle sue mani in vite esemplari, vere per tutti, in tutti i tempi.
| La recensione de L'Indice |
 I racconti di Breece D'J Pancake arrivano in Italia molti anni dopo la prima pubblicazione americana del 1983. A quella data risalgono la recensione della "Nyt Book Review" in cui Joyce Carol Oates paragonava il debutto del giovane scrittore a quello di Hemingway, nonché le lodi di Kurt Vonnegut, che in una lettera a John Casey descriveva Pancake come "il più grande scrittore, il più sincero che io abbia mai letto. Temo però che questo gli abbia dato troppo dolore, non c'è nessun divertimento a essere così bravo". Il dolore di cui parla Vonnegut è quello che aveva spinto Pancake a suicidarsi nel 1979, all'età di ventisei anni, quattro prima della pubblicazione di quei dodici racconti che rimangono la sua unica eredità letteraria. Oggi verrebbe da chiedersi se le critiche entusiastiche con cui venne accolta l'opera di Pancake siano del tutto meritate, o se non rappresentino piuttosto un omaggio alle potenzialità di uno scrittore sicuramente dotato ma ancora acerbo, che la personalità enigmatica e il suicidio in giovane età hanno trasformato, come recita la prefazione italiana, in una "figura a metà strada tra un eroe esistenzialista e Kurt Cobain". In realtà sono vere entrambe le cose. I dodici racconti, ambientati nelle desolate zone rurali del West Virginia, nella regione degli Appalachi, sono scritti con la mano sicura dello scrittore di talento, e la loro qualità disomogenea dipende solo dal fatto che l'autore non ebbe la possibilità di riorganizzare il proprio materiale. I protagonisti delle storie di Pancake sono camionisti, minatori, ex carcerati, benzinai, pugili falliti, membri di un sottoproletariato rurale che lotta per rimanere a galla in un ambiente ostile. Si tratta di personaggi spesso trascurati dalla letteratura americana contemporanea: i bianchi delle campagne, poveri e ignoranti; uomini (le donne sono quasi sempre figure piatte, ridotte al ruolo di comprimarie) cresciuti all'interno di una comunità ristretta, in un isolamento emotivo che li spinge alla deriva fra desideri mai realizzati, con l'unica compagnia di ricordi e persone assenti, morte o lontane. Da una parte respingono il duro stile di vita dei genitori, ma nello stesso tempo sono bloccati dalla devozione alla famiglia e alla comunità, dall'attaccamento a un'identità che solo il luogo d'origine può offrire ("Sono nato qui e non ho mai voluto andarmene davvero", dice Colly, il protagonista di Trilobiti ). Così la decisione se andarsene o restare si rivela impossibile da prendere, perché i personaggi non possono sfuggire al passato, non hanno possibilità di scelta (e questo è uno dei motivi dell'originalità dello scrittore nel panorama letterario americano), nessuna speranza di un lieto fine o di un futuro migliore. In loro c'è solo una specie di rassegnata, amara consapevolezza dell'infelicità a cui sono destinati. Il profondo legame fra luogo e identità rende quasi impossibile separare i personaggi dal territorio: il paesaggio devastato, grigio e nebbioso del West Virginia non è soltanto uno sfondo, ma un fattore imprescindibile della personalità. I personaggi di Pancake sono quello che sono per via del luogo dove sono nati; le loro identità sono forgiate dalle montagne circostanti, che creano una prigione di aspettative, sogni frustrati e risentimento. In questo panorama così uniformemente desolato, tanto da far pensare a una specie di "espressionismo per sottrazione" sia pur all'interno di una scelta tematica di innegabile realismo, lo stile si adatta perfettamente al contenuto: le storie più riuscite, come Trilobiti , Cava , Cacciatori di volpi , L'attaccabrighe , Che ne sarà del legno secco? sono compatte, cariche di tensione, scritte in una lingua che riesce a essere scarna e grezza ma anche elegante e poetica (e che il traduttore fa del suo meglio per ricreare, cimentandosi in un'impresa certamente non facile), con una costante e prodigiosa attenzione per i dettagli. Trilobiti , forse il racconto migliore, venne pubblicato nel 1977 dalla rivista "Atlantic Monthly". Fu in quell'occasione che Pancake decise di adottare le strane iniziali D'J (D come Dexter e J come John, il nome che aveva scelto dopo la conversione al cattolicesimo) che gli erano state attribuite per errore dalla rivista. Protagonista del racconto è un giovane che ha da poco perduto il padre; sua madre sta per vendere la fattoria e la sua fidanzata è andata al college e ha trovato un nuovo ragazzo. Lei, Ginny, è una delle poche persone che sono riuscite ad andarsene, a sfuggire al tempo immobile; e infatti ha "fianchi e gambe come quelli che salgono le scalette degli aerei". Lui, Colly, ferma il trattore in mezzo ai campi avvizziti che presto sua madre venderà: "Mi restano solo il letto del torrente e gli animali di pietra che colleziono. Sbatto le palpebre e respiro. Mio padre è una nuvola color kaki tra i cespugli di canne e Ginny nient'altro che un odore amaro tra i rovi di more su per il crinale". L'incomunicabilità, la solitudine, la miseria rendono difficili i rapporti fra le persone, che spesso sono impregnati di violenza. La violenza è esplicita in molte scene (come in L'attaccabrighe , dove un ex pugile professionista, per guadagnare qualche soldo, combatte contro un uomo che sicuramente lo ucciderà: "Skeevy sentì le ossa sottili della sua mascella fracassarsi e il sapore del sangue. (...) Voleva cavargli l'occhio e saltarci sopra, sentire la sua pressione che cresceva sotto i piedi... pof"), mentre altrove rimane sospesa nell'aria come una minaccia incipiente. Pancake sente il fascino della violenza, a cui però attribuisce un prezzo: quello dell'isolamento, della solitudine, dell'alienazione. Le sue storie migliori sono pervase da una sorta di codice morale, di senso dell'onore, che le salva dal nichilismo assoluto e mette ancora più in risalto l'unicità di questo giovane scrittore di soli dodici racconti. Silvia Pareschi |
9 recensioni presenti. Media Voto: 4.11 / 5Bez karmamauro@hotmail.com (29-12-2005) Vengo a conoscenza di Pancake alcuni mesi fa. A intuito, ma sarebbe più onesto ammettere che mi sono fidato di Vonnegut e Waits, lo compro subito. Poi sta lì a riposare, perché ho certi Grandi da dover riaffrontare. Ed ecco che, saturo di artifici, meta-letteratura, esistenzialismi e sublimi vari, mi affaccio sulle realtà scarne, gelide, rurali. Sulle prime sono irritato dalla prosopopea che precede certi “eventi” editoriali. Poi dimentico, man mano che procedo nei racconti, e il sangue mi si va congelando. “Sento che la mia paura si allontana in cerchi concentrici, attraverso il tempo, per un milioni di anni”. Questa è la prima immagine, annichilente, che mi illumina sulla percezione spaziale di Pancake. L’inerzia. Poi la morte del padre, periodica, ossessiva. Poi ancora, mia, la coscienza che si tratti di un’opera prima e – ahimè – ultima. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Luca Martini dottluca71@libero.it (02-09-2005) Sarò breve, perchè c'è ben poco da dire: un capolavoro assoluto della letteratura americana, dodici indimenticabili, sconvolgenti racconti che ci fanno solo intuire la grandezza di un autore morto così giovane. Da leggere e rileggere, e rileggere, e rileggere..... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giordano Tedoldi (18-07-2005) Soggettivamente: uno dei libri più belli che abbia mai letto. Oggettivamente: non è quello che sembra a prima vista. Non è una raccolta di racconti hemingwayani o rurali o sherwood-andersoniani - a differenza di quei modelli lo sguardo è meno distaccato e l'autore è costretto a sporcarsi. Sia Anderson che Hemingway recitano molto, si mascherano molto anche e soprattutto quando scrivono storie di perdenti. Pancake come loro sembra scrivere dodici racconti di lotta e sconfitta, ogni racconto una tappa. Ma il suo disgusto è un'invenzione originale. Il suo farsi schifo e il suo essere circondato dallo schifo. Non è patologia. E' la realtà. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
sara (04-05-2005) Oggettivamente bei racconti, ma niente di nuovo. Nn leggetelo con troppe aspettative.
C'è più interesse per l'autore che per l'opera. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
paolo pacemakerit@yahoo.com (26-04-2005) Mi piace, non lo conoscevo e mi piace, anche se sono scettico verso i "fenomeni", specie di culto.
Ha l'essenzialità narrativa propria dei talenti naturali.
I suoi personaggi sono semplici, ma tracciati con tratti decisi e quasi solo alla fine di ogni racconto riesci a capirne il ruolo di archetipi tragici che loro malgrado interpretano.
Le descrizioni dei luoghi sono, a mio giudizio, inarrivabili nella loro efficacia, come dovrebbe riconoscere chiunque abbia provato a scrivere qualcosa.
Credo che valga la pena rileggerlo, e concordo nel giudicare l'edizione italiana quantomeno frettolosa. Ma tanto mi è bastato per apprezzarlo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mattia (14-03-2005) Dodici capolavori. Dodici storie fortissime e indelebili. Da leggere e rileggere. Pancake era dotato di un talento naturale, spontaneo, e ha scritto divinamente queste pagine. Peccato che l’edizione italiana non renda merito allo spessore dell’opera. Gli errori di editing cominciano dall’indice (grossolanamente sbagliato) e ti accompagnano fedelmente in ogni racconto. Credo inoltre che la traduzione sia poco chiara in alcuni passaggi e mi trovo a concordare con il giudizio di alcuni docenti di lingua inglese sicuramente più competenti di me. E’ spiacevole spendere 13 euro per una bellissima opera curata malissimo dall’editore. Speriamo venga riveduta e corretta al più presto. La ricomprerò per gustarla al meglio. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
silvia (14-03-2005) semplicemente bellissimo. un album di foto, un microcosmo, un manuale di metrica, un lunario. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Argante72 pecoraelettrica@marsattack.com (14-03-2005) Questi racconti sono davvero molto belli. Peccato che l'autore si sia tolto la vita tanto giovane...chissà quante altre cose bellissime avrebbe potuto scrivere. Il sottotitolo è azzecatissimo. E' davvero un grande scrittore. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
FABIO SCARNATI (06-03-2005) Pancake un grande scrittore? Mah!...secondo me i grandi scrittori sono altri.Il paragone con Hemingway è solo ridicolo.Mi spiace però che questo giovane a 26 anni si sia suicidato. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
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