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Narrativa straniera  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Örkény István - Novelle da un minuto

Novelle da un minuto TitoloNovelle da un minuto
AutoreÖrkény István
Prezzo
Sconto 15%
€ 5,27
(Prezzo di copertina € 6,20 Risparmio € 0,93)
Dati1991, 160 p.
TraduttoreCavaglià G.
EditoreE/O  (collana Tascabili e/o)

Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 settimane
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http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788876411106 Novelle da un minuto 5,27 new EUR in_stock
La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

(recensione pubblicata per l'edizione del 1988)
recensione di D'Alessandro, M., L'Indice 1988, n. 7

Viviamo in tempi di crisi tetri e poco inclini al riso. In un clima culturale sconfortante come il nostro - sia che si enfatizzino i problemi, sia che si preferisca eluderli - spetta anzitutto alle letterature dell'Europa centrorientale il merito di aver mutato il ghigno della tragedia nel sorriso autoironico di uno scetticismo universale in cui s'identifica forse il distillato più genuino di una strategia della sopravvivenza ampiamente sperimentata e assai ben collaudata da queste parti del continente. Qui, capovolgimenti storici, lacerazioni e catastrofi sono ormai da tempo all'ordine del giorno e hanno finito per creare condizioni in cui il relativismo dei valori e l'ambiguità delle ideologie spiccano con maggior evidenza. I mutevoli imperativi della storia, espressi volta per volta in forma di dogmi inappellabili, qui rivelano più chiaramente che altrove il loro lato occulto: l'arbitrio, la menzogna e la sopraffazione che gravano su chi non fa la storia, bensì la subisce.
La gente comune che desidera solo vivere e morire in pace, i privati cittadini degradati a sudditi, manipolati e violati dal primo all'ultimo respiro, sono forse gli ultimi autentici eroi del ventesimo secolo. Sono degli eroi involontari, impreparati, ridicoli, insomma degli antieroi per eccellenza, il cui modello letterario non a caso è stato elaborato proprio qui, nell'Europa centrale e orientale, a partire da personaggi come il buon soldato Svejk di Jaroslav Hasek o il Lasik Roitschwanz di Ilja Erenburg. Questi sudditi disarmati non sono però dei fantocci imbelli. Nei confronti del potere, sfoderano l'arma più inattesa e quindi più efficace, una di quelle che rappresentano da sempre la difesa degli inermi: l'arma del comico, dello sberleffo universale che non risparmia neanche chi ne è l'autore. La risata che scaturisce da una comicità come questa offre una rivincita che non attenua lo sconforto ma cerca di farsene una ragione, contrapponendo alla violenza delle circostanze la vitalità di una libertà interiore così ostinata e robusta da poterla considerare senz'altro come uno dei pochi modelli esistenziali positivi dei nostri giorni.
Le "Novelle da un minuto" dello scrittore ungherese Istvan Örkény, pubblicate di recente nella limpida versione italiana curata da Gianpiero Cavaglià, si collocano anch'esse nel solco di questa grande tradizione letteraria, fanno parte cioè del filone laico e dissacratorio della cultura centroeuropea. Sono racconti brevi, da leggersi, come indica il titolo della raccolta, nello spazio di qualche minuto, lievi e capricciosi come a prima vista appaiono, pervasi da una sottile vena di surrealismo e da un umorismo irresistibile che gioca sui registri più diversi. Escluso, beninteso, il registro dell'ingenuità, della semplice risata a cuor leggero.
I protagonisti di queste storie, osserva il curatore, "non sono astratti simboli di deiezione dell'uomo moderno, ma sono - per dirla con una seriosità che certo spiacerebbe al loro autore - la personificazione del destino storico degli ungheresi". Un destino che nelle "Novelle da un minuto" viene elaborato mediante fantasticherie patetiche e grandiose, come quelle a proposito di una "Repubblica Ungherese Danubiana le cui coste saranno lambite da quattro o cinque mari", abitata da un popolo di poeti che nei loro momenti migliori sono convinti di poter camminare sull'acqua, e di primi attori morti per infarto che cinque minuti prima dell'inizio dello spettacolo serale si rialzano in piedi pur di tornare a calcare le scene. Gli ungheresi di Örkény sono i tipici figli di una piccola nazione maltrattata dalla storia, che cercano di riabilitarsi come meglio possono sul piano della fantasia: un popolo di sognatori e di illusi tra i quali, come nella novella "Alzati e cammina", un bel giorno potrebbe anche rinascere il messia in persona.
Ma in fondo i veri protagonisti di queste storie non sono tanto gli ungheresi con i loro tic e le loro fissazioni, quanto in senso più ampio - con tutti i loro tic e le loro fissazioni - le persone qualsiasi, la gente a cui non è mai toccato un ruolo di primo attore, ma al massimo di comprimario o di comparsa. Gli eroi preferiti da Örkény sono coloro che esercitano la difficile arte della sopravvivenza lontano dalle luci della ribalta: i nipotini del buon soldato Svejk. Qui l'autore mette insieme una straordinaria galleria di personaggi i quali, pur inseriti entro i limiti di una realtà locale e circoscritta, la trascendono agevolmente per riproporsi come altrettante immagini paradigmatiche di una condizione umana intollerabile e tuttavia sopportata con un singolare miscuglio di rassegnazione e amor proprio. Valga per tutti l'esempio dell'anziano e modesto custode del Museo nazionale ungherese che in "Pantheon magiaro" improvvisa, ad uso di una scolaresca venuta in visita mentre il museo è chiuso per restauri, una solenne mostra commemorativa esponendo nelle bacheche le proprie reliquie famigliari, per illustrare quindi in tono professionale quella che si risolve in un'apoteosi del silenzioso eroismo e delle inevitabili frustrazioni dell'uomo e delle inevitabili frustrazioni dell'uomo qualunque. E spesso, pur facendoci ridere amaro, Örkény riesce a suscitare un irresistibile effetto d'ilarità che nasce dall'essere confrontati, sulla falsariga di situazioni paradossali (ma non tanto inverosimili) con incidenti che potrebbero capitare a ciascuno di noi. Come nel caso di quel signore che si diverte ad ascoltare, attraverso le pareti di casa sua, quelle che scambia per le ultime battute di un truculento sceneggiato televisivo, mentre in realtà nell'appartamento accanto si sta svolgendo una lite furibonda che terminerà in un assassinio.
La comicità di queste storie, insomma, è assai poco rassicurante, non ha nulla di evasivo n‚ di consolatorio. La loro tecnica - l'estrema concisione, le massime fulminanti, la tendenza dei racconti a trasformarsi in parabole - non sembra imparentarle semmai con un altro genere illustre legato al comico, che discende anch'esso dall'Europa centrorientale: quella dei motti di spirito, degli aneddoti e delle barzellette tramandati dalla cultura ebraica.

I vostri commenti
  Media Voto: 5 / 5

Andrea (12-05-2007)
L'umorismo grottesco di Orkeny è meraviglioso.
Voto: 5 / 5
Claudio Gatti cgatti@hotmail.com (23-03-2007)
Io sono un osso duro! So dominarmi. Esteriormente non lo davo a vedere, ma erano in gioco il lavoro assiduo di lunghi anni, il riconoscimento del mio talento, tutto il mio futuro. - Sono un artista zoologo - dissi. - Che cosa sa fare? - chiese il direttore. - Imito le voci degli uccelli. - Purtroppo - disse con un cenno di diniego - è roba fuori moda. - Ma come? Il tubare della tortora? Lo zirlio dell’ortolano? Il canto della quaglia? Lo squittire del gabbiano? La melodia dell’allodola? - Roba vecchia - disse annoiato il direttore. Mi fece male. Ma credo di non averlo dato assolutamente a vedere. - Arrivederci - dissi cortesemente e volai via dalla finestra aperta.
Voto: 5 / 5
Enrico (11-03-2007)
Un fuoco di fila di idee paradossali e spiazzanti bruciate nel breve volgere di poche righe. Ironico, beffardo, poetico, malinconico e soprattutto straordinariamente inventivo. Uno sguardo sbilenco sulla realtà che ne svela scorci imprevisti. Bellissimo.
Voto: 5 / 5
Sasso (07-03-2004)
Un libro di racconti intelligentissimo e molto divertente, scritto da un autore ungherese purtroppo misconosciuto e sottovalutato.
Voto: 5 / 5

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