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Hrabal Bohumil - La cittadina dove il tempo si è fermato

La cittadina dove il tempo si è fermato
Zoom della copertina
TitoloLa cittadina dove il tempo si è fermato
AutoreHrabal Bohumil
Prezzo € 8,50
Prezzi in altre valute
Dati1994, 160 p.
CuratoreCosentino A.
EditoreE/O  (collana Tascabili e/o)

Normalmente disponibile per la spedizione entro 2 giorni lavorativi

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La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
HRABAL, BOHUMIL, Le nozze in casa, Einaudi, 1992
HRABAL, BOHUMIL, La cittadina dove il tempo si è fermato, e/o, 1992
recensione di Fazzi, G., L'Indice 1992, n.11
(recensione pubblicata per l'edizione del 1992)

L'obliquità delle vie della memoria è un dato scontato nella letteratura del Novecento europeo, eppure i tortuosi meandri della parola hrabaliana non finiscono di stupire i suoi lettori. Nel corso di quest'anno sono usciti ben due testi di Hrabal "Le nozze in casa" e "La cittadina dove il tempo si è fermato". Il tema dominante di entrambi è appunto il ricordare, il ripercorrere il tempo ormai passato. Come sanno bene coloro che regolarmente leggono le cose di Hrabal (non sono pochi, ormai, e hanno a disposizione un soddisfacente numero di traduzioni italiane), tutte le sue pagine in realtà sono impastate di vita vissuta, il suo narrare è costruito sempre e comunque partendo da precisi dati biografici e altrettanto precise esperienze esistenziali. Senza che questo comporti, però, una scrittura di natura realistica: la sua posizione nell'attività letteraria è quella di colui che guarda e ascolta con curiosità, ma con ironico distacco, il folle turbinare degli eventi, uno spettatore pieno di amore e scetticismo che finisce comunque per comportarsi come un bieco letterato. Finisce cioè per utilizzare la miriade di frammenti che l'osservazione della vita gli offre riassemblandoli in insiemi fantastici all'interno dei quali sembra funzionare solo la legge della libera associazione, in un mondo di parole che si combinano come per caso o per magia, in una sorta di surrealismo spontaneo, involontario. È così, in questo immergersi disordinato nella vita e nella conseguente iperbolizzazione di essa, che si rivela l'innocenza creativa quotidiana, la capacità di trasfigurare i fatti nudi e crudi, di farli accendere illuminandoli nello stesso momento con luci diverse, ma assolutamente intrecciate e indistinguibili, l'una a creare una sorta di atmosfera ironica e delicata, l'altra a generare un mondo di esagerazioni, di iperboli, di ridondanze.
Hrabal comincia a scrivere testi in cui la memoria ha un posto particolarmente importante all'inizio degli anni settanta, inseguito ad una sofferta svolta letteraria. L'inizio degli anni settanta, il periodi della 'normalizzazione' seguita alla Primavera di Praga, è sicuramente uno dei momenti più belli della storia sociale, civile e culturale della Cecoslovacchia. Hrabal, come tutti i migliori scrittori cehi, cade in disgrazia, ma reagisce in modo affatto particolare e anomalo. La dimensione sociale dello scrittore, il mondo della cosiddetta politica culturale sono per lui universi estranei e privi di spessore, dato che considera l'attività letteraria come un fatto concreto fino alla materialità: il gesto di scrivere su un foglio di carta, il leggere le proprie cose agli amici in incontri pieni di alcol e di allegria. In una dimensione di questo genere ciò che entra in gioco è quindi quasi esclusivamente la propria consistenza individuale, la propria capacità di penetrare e di elaborare il turbinio degli eventi, della vita. Vita che non è qualcosa da scoprire, da cercare, perché essa si dipana ogni giorno davanti a chi decida finalmente di guidarla, in tutta la sua profonda banalità.
Il problema di Hrabal non è quello di capire e di interpretare la vita, ma quello di raccontarla, perché egli appartiene a quella schiera di scrittori che non considerano il narrare come un atto lineare, ma come uno scarto, un passaggio di piani. All'edizione italiana de "Le nozze in casa" l'autore ha voluto che si apponesse la prefazione scritta in realtà per il secondo volume di memorie (intitolato "Vita nova"); quelle due paginette hanno un'importanza straordinaria, e possono guidare il lettore non solo nel mondo dei ricordi dello scrittore, ma 'tout court' nell'universo della sua scrittura. Egli ci informa che scrivendo "Vita nova" ha preso coscienza dell'essenza della lettura diagonale: "... ho preso coscienza che non solo io ma centinaia di migliaia di lettori di giornali e di lunghi romanzi che già sappiamo rapidamente girare pagine dopo pagina solo con una certa qual caduta trattenuta gli occhi lo spirito vigile si ferma là dove il sistema superiore di segnali dice che qui c'è qualcosa degna dell'attenzione del lettore che qui si può leggere un breve attimo orizzontalmente..." Il disordine del mondo denuncia la consistenza illusoria e ingannatrice del mondo stesso, costituito da una miriade di frammenti che non possono non essere rielaborati e trasformati da chi guarda. Lo scrittore in particolare deve fare di più, è costretto a trasportare la sua (inevitabile) lettura frammentaria e diagonale del mondo in un universo come quello della scrittura, che non può comunque prescindere da una struttura lineare e unidimensionale.
È forse tutto in questo tremendo scarto lo straordinario interesse dell'opera di Hrabal, dato che in questo passaggio dal diagonale al lineare egli riesce a non perdersi, senza per questo limitarsi. La sua parola è attiva, creatrice di immagini e di miti, e opera a tutti i livelli della realtà, contemplando sia il momento insignificante e banalissimo del vivere quotidiano che quello della riflessione sulle grandi e ultime verità. È quindi comprensibile che il terreno della memoria assuma, in una simile concezione dell'attività letteraria, una posizione di estrema importanza, dato che le personali esperienze, quando siano state vissute con sincerità e intensità, dirigono e condizionano la nostra capacità di rapportarci nel mondo.
"La cittadina doto il tempo si è fermato" (scritto nel 1973) è il secondo volume di una trilogia di cui le edizioni e/o hanno già pubblicato nel 1987 il primo volume ("La tonsura") e promettono la pubblicazione del terzo, "I milioni di Arlecchino". Fulcro del turbinare dei ricordi personali dello scrittore è Nymburk, la cittadina della Boemia dove appunto il tempo si è fermato; là Hrabal ha passato gran parte della sua adolescenza e della sua giovinezza, là si sono delineati i tratti essenziali della sua personalità. Di questi luoghi e delle persone che li abitano è importante solo ciò che assume nella memoria dello scrittore la dimensione di mito; il ricordo non è soltanto selettivo, è anche attività mitopoietica. I luoghi diventano di fatto dei momenti spaziali a cui la sua mente si aggrappa affinché le parole possano coagularsi; il tempo si è fermato, a Nymburk, ma non perché la storia si svolga altrove, in posti che stiano al passo con i tempi. La scena finale del romanzo racconta di Francin, il padre del narratore, che è uscito dall'ospizio in cui è stato ricoverato lo zio Pepin, e si ferma a guardare come stanno smantellando il vecchio cimitero; l'ovvietà (la "banalità" hrabaliana, appunto) di questa immagine è superata da una rapida notazione: "E papà stava lì a guardare e vedeva che i lavori di smantellamento del cimitero non li eseguivano persone del tempo nuovo, forse loro li avevano solo disposti, i lavori li facevano persone che conosceva fin da quando si era trasferito nella cittadina dove il tempo si è fermato".
Sono le persone del tempo vecchio che materialmente eseguono la cancellazione della propria memoria, perché il tempo è forse un'illusione, e il suo trascorrere non garantisce e non spiega niente; per leggere ciò che ci scorre davanti è assolutamente necessario fermarlo, annullarlo, anche a costo di annullarsi con esso. E questo è un po' il destino dei personaggi del romanzo (che sono quelli di tutta la trilogia).
Il carattere sospeso e aereo di questi luoghi-mito e di queste persone-mito è accentuato inoltre dalla particolare utilizzazione della funzione del narratore. Se ne "La cittadina dove il tempo si è fermato" è lo scrittore stesso, ne "La tonsura", così come nel terzo volume della trilogia, il personaggio narrante è invece la madre. Non esiste per Hrabal la possibilità di partire da un saldo "io" intorno a cui ruota la memoria personale, anzi, il mondo del ricordo è tanto più attivato quanto più chi ricorda sa spersonalizzarsi, o meglio sa dividersi nei tanti attori che hanno contribuito ad ammassare quel cumulo di immagini che è la propria vita. E non è un caso che nell'altro testo qui considerato, "Le nozze in casa" (scritto nel l904) il narratore non sia l'io che scrive la sua autobiografia, ma l'adorata moglie Eliska (Pipsi). Anche questo romanzo è parte di una trilogia il cui tema centrale è l'autore stesso, molto più che nel ciclo di Nymburk, dove dominano invece i climi e le atmosfere che avevano condizionato e influenzato la vita dell'autore. Il luogo intorno a cui ruota la memoria è qua, la casa al n. 24 della via na Hrazi, nel quartiere praghese di Liben, dove l'autore ha abitato ininterrottamente dal 1946 al 1973. Luogo che è indissolubilmente legato all'uomo Hrabal, alla sua precisa individualità di persona e di scrittore, luogo che nella sua banalità illumina pian piano la realtà dell'"'io" che viene indagato.
In questa che è una delle opere più complete e interessanti di Hrabal, da mettere vicino a un capolavoro come "Una solitudine troppo rumorosa", l'attenzione per le vicende della propria vita è la forma più diretta e immediata dell'interesse per l'uomo in quanto tale: Hrabal ormai non ha più dubbi (se ne ha mai avuti) che è l'uomo ad essere sempre e comunque più importante, più profondo, e quindi più degno di attenzione della sua epoca e della società. La bellezza dello stato umano sta nella capacità di ogni singolo individuo di vivere ciò che lo circonda, di incontrarsi con le cose sincere e con gli uomini sinceri. Ma la sincerità è a volte complicata e disordinata, la si trova comunque nei luoghi di periferia, come Liben, e nella gente di periferia, come gli zingari, o come chi abbia una qualsiasi forma di fissazione e di stranezza, la si trova comunque "da qualche altra parte". E il segreto vitale del personaggio Hrabal è, come pian piano capisce la narratrice Pipsi, proprio quello di essere sempre, in ogni momento della propria vita, da un'altra parte, di solito al posto sbagliato. Il suo destino quindi non poteva che essere quello di operare e vivere nello spazio dello scrivere, inteso come concreta attività scrittoria, che è per eccellenza il luogo dell'alterità e dello spostamento.

I vostri commenti
  Media Voto: 4.5 / 5

Sasso (26-07-2005)
Secondo me non è il capolavoro di Hrabal, scrittore che amo immensamente, però è un bellissimo libro. Stupendo soprattutto l'accostamento tra ascesa e decadenza dello zio Pepìn e quelle del gatto Celestyn.
Voto: 4 / 5

Erica Mezzoli mezzoli.erica@tiscalinet.it (21-07-2002)
Difficile trovare un autore i cui personaggi siano in grado di uscire in maniera così prepotente dalle pagine di un libro. Solo a sfiorare una pagina si può sentire la ruvida barba incolta di zio Pepin. Il suo grande grande capolavoro.
Voto: 5 / 5

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