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Izzo Jean-Claude - Marinai perduti | La storia parla di tre marinai, tre navigatori del Mediterraneo, tre "Ulisse" contemporanei: il libanese Abdul Aziz, il greco Diamantis e il turco Nedim. La loro nave, l'Aldebaran (Abdul è il capitano, Diamantis il suo secondo, Nedim è il marconista), è una vecchia carretta abbandonata nel porto di Marsiglia a causa del fallimento dell'armatore. I tre sono così costretti all'immobilità forzata, terribile per dei marinai, che però consente alle loro avventurose storie di emergere e di fondersi l'una con l'altra.
14 recensioni presenti. Media Voto: 4.42 / 5strummercave (14-01-2010) Jean-Claude Izzo sa scavare come pochi nell'animo umano. Da ogni pagina dei suoi libri escono emozioni, desiderio di amore e paura della solitudine nella cornice di una Marsiglia caotica ed inquietante. Questo "Marinai Perduti" non fa eccezione. Grandi personaggi e grandi dialoghi. Da leggere ed amare, sempre ed ovunque. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fabiana (12-05-2009) Qualche mese fa mi è stato consigliato e dato in prestito questo libro... e in poco tempo ho finito di leggere le pagine di questo romanzo che ho trovato struggente e malinconico, intriso di emozioni e sentimento... denso di pathos! Ed è proprio il greco Diamantis che mi ha preso e affascinato ricordandomi a tratti qualcuno che mi è entrato dentro il cuore. Viene citato un nostro cantautore (Gianmaria Testa) che vale la pena scoprire... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
francesco francescofurfaro@hotmail.it (25-02-2008) sto leggendo questo libro, proprio ora ho abbandonato un attimo la lettura… lalla è appena salita con Diamantis(suo padre?!) e Nemin sull’Aldeibaran…
chiudero il pc e tornero su quella nave…
un libro, storie di mare e dei personaggi che mi affascinano… non riesco a schiodarmi… sarà forse anche merito della scrittura di Izzo?
a presto Voto: 5 / 5 |  |  |  |
co.pa. free17@libero.it (02-06-2007) Izzo ti porta per mano in una Marsiglia disordinata e affascinante, pericolosa e irresistibile. Questa Marsiglia fa da sfondo alle vicende ricche di sofferenza di tre marinai abandonati dal proprio armatore su una nave. Questo è un viaggio, narrato in modo magistrale, dentro la sofferenza. Quella che afflige gli uomini quando loro malgrado sono animati in egual modo da due bisogni diametralmente opposti: la necessità impellente di vivere il mondo ed il bisogno profondo di amare e di essere amati. Il conflitto tra le due anime è drammatico ed Izzo non pare avere dubbi sulle conseguenze. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Dario dariodad@aliceposta.it (20-05-2007) Non conoscevo questo scrittore e devo ammettere che è stata una bella scoperta. Questo è uno di quei libri dei quali col tempo se ne dimentica la trama ma resta impressa nell'anima l'emozione intensa che ha suscitato. Storie di vita particolari eppure abbastanza comuni, prive di grossi eccessi esteriori, eppure intense e maledette nell'animo di ogni personaggio. Storie nelle quali, ognuno di noi, credo, può riconoscere, se non tutta, almeno una parte della propria esistenza. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
gabriella brezza_fresca@yahoo.it (31-03-2007) un libro bellissimo che mi ha fatto scoprire JC Izzo e la sua Marsiglia. Pieno di poesia e verità. lo consiglio a tutti come consiglio una visita alla città che è protagonista dei suoi libri.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ans72 (07-03-2007) Ci manchi, inimitabile scrittore Voto: 5 / 5 |  |  |  |
s (14-10-2006) Compratelo, leggetelo, divulgatelo...fidatevi. Izzo non solo sa scrivere come pochi cosiddetti scrittori ma sa raccontare il male di vivere e l'amore per la vita, trascinandoti dentro storie di perdenti, di sognatori, di beoni, di poeti...Ogni libro di Izzo parla della morte, ne è permeato ma quando finisci l'ultima pagina ciò che rimane è la voglia di uscire ed iniziare a vivere "davvero". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gianfranco maccaglia macmarali@yahoo.it (19-03-2006) Tutti quelli che muoiono lasciano un vuoto, perché quando muore una persona ti viene tolto il suo sorriso il volto la presenza. Quando muore uno scrittore, e Izzo lo è a pieno titolo, ti viene tolto molto di più; l'umanità intera viene privata della speranza, la speranza di leggere ancora un libro un racconto un saggio.
Quando poi muore "prematuramente" uno Scrittore, e Izzo lo è con la S maiuscola, non sei più solamente triste e rammaricato, ma ti senti un naufrago orfano. Vorrei poter essere uno Scrittore e raccontare per lui con tanto amore ardore disperazione coinvolgimento e semplicità gli altri MARINAI PERDUTI del nostro mondo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
guido (09-03-2006) Che emozione. Un racconto perfetto crudo poetico disincantato violento e delicato. Grande Izzo, che peccato non potere più leggere niente di tuo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
stefano (26-10-2005) un libro noir che odora di marsiglia e di mediterraneo dalla prima all'ultima pagina. E' il primo libro che leggo di izzo, sicuramente non sarà l'ultimo. Inoltre narra vicende come quella di marinai che a causa del fallimento delle compagnie di navigazioni sono bloccati lontano da casa. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
moresque (03-08-2005) non è uno dei migliori libri di izzo. ma l'ho letto con la passione che ho provato per gli altri. quella che comincia piano, quasi la lettura di un articolo di quotidiano di cui non conosci il contenuto ma ti colpisce il titolo. e diventa, solo in seguito, quell'onda che si trova un pò ovunque nel mediterraneo, che porta spezie, colori, volti, sogni, storia e soprattutto storie di uomini. come negli altri libri, si parte piano, si incontrano lacrime che puliscono la vista e, infine, immagini che ti fanno sentire piccolo, ma libero e parte della storia e del tempo. ho fatto un giro a marsiglia, seguendo le tracce dei romanzi, e mi è parsa una città che da sempre conoscevo. con quegli odori, quella gente, quei colori e quegli amori che avevo letto tra le righe e che sono rimasto ad osservare, rapito. a le panier o a le giardin du pharo, al tramonto, mentre le barche tornano al porto, o vallon de les hoff, quando le luci della sera incontrano gli occhi della vergine che illumina il mare. non è il miglior libro di izzo, ma l'immagine del mediterraneo cantato da diamantis, dei suoi ricordi d'infanzia sulle ginocchia del padre è splendido. e cephee e la dea calipso sono immagini che hanno forza espressiva di grande intensità: sanno di mare salato, di sole che brucia, di anice, di olive, di spezie, di luoghi nei quali il tempo, per un attimo, può fermarsi e ritornare ad essere eterno, fuori dalle coordinate di spazio-tempo, così tragiche, a volte, nella nostra vita. grazie Jean claude. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
CLAUDIO NITRO info@justice.it (17-02-2005) Un giudizio positivo il mio , abituato ai classici e lettore di libri di scrittori morti. Purtroppo l'autore , prematuramente scomparso , ha anche questa peculiarità.
Sulla scia della lettura di questo libro ho acquistato anche gli altri.
Che dire ? mi è venuta voglia di veder Marsiglia e di confondermi tra la sua gente . Mi è venuta voglia di "imbarcarmi su un cargo battente bandiera panamense" come il Manuel Fantoni di "Borotalco". Il finale amaro non mi permette di dire come Abdul , Nedim o Diamantis.
Bravo nello scrivere , forse un po' indugiante sul sesso , valido nel rendere le atmosfere della città.Non vi è approfondimento ma solo tratteggio.
Comunque mi sento di consigliarlo. Agli uomini.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Juri (11-10-2004) beh, signori, se questo non è uno scrittore allora citatemene uno voi! e non solo per questo romanzo: tutta la produzione di Izzo è una lezione di stile, di poesia, di vita, di simbiosi con una città. il voto è cinque, ma solo perché la scala non prevede il centodieci e lode. una manciata di euro spesi come meglio non si potrebbe: normalmente la contemplazione di un capolavoro costa di più. compratelo, leggetelo, divulgatelo. fidatevi... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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