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Schmitt Eric-Emmanuel - La parte dell'altro |
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Titolo | La parte dell'altro |
| Autore | Schmitt Eric-Emmanuel | Prezzo Sconto 15%
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€ 13,60
(Prezzo di copertina € 16,00 Risparmio € 2,40)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2005, 470 p., brossura | | Traduttore | Bracci Testasecca A. |
| Editore | E/O
(collana Dal mondo) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 settimane | | 
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| Il male è in ognuno di noi. Per esplorare questa terrificante idea, il romanzo segue le vite parallele dell'Hitler vero e di un Hitler fittizio e "buono". Quale sarebbe stato il corso della storia se l'8 ottobre del 1918 Adolf Hitler fosse stato ammesso all'Accademia di Belle Arti? Lungi dal ricostruire la storia del Terzo Reich, Schmitt duplica la figura del triste Cancelliere, gioca sull'artificio di due vite distinte che corrono in parallelo e getta una luce straniante e violenta sul retroscena affettivo, sessuale e caratteriale di un eccezionale egolatra che cerca di incarnare l'eroe nietzschiano.
| La recensione de L'Indice |
 "Mussolini, Franco o Stalin si sentono investiti di una missione, ai loro occhi si muovono esclusivamente per il benessere comune, sono convinti di fare del bene sopprimendo le libertà, imprigionando i dissidenti o addirittura facendoli fuori. Hanno perso di vista la parte dell'altro". Così scrive suor Lucia nella seconda metà degli anni trenta al suo segreto amante, Adolf H., un pittore di successo vicino ai surrealisti. Già autore di Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano , Eric-Emmanuel Schmitt struttura questa storia su due distinti binari che si alternano per brevi sequenze: da una parte la vita reale di Hitler come noi lo conosciamo, romanzata ma nel rispetto dei dati storici; dall'altra, quello che sarebbe potuta essere se in gioventù, superando l'esame all'Accademia di Belle Arti, il già chiuso e insicuro Hitler non si fosse sentito vittima di una sottovalutazione del proprio genio, riproponendosi così, dopo un'esperienza bellica interpretata come occasione di riscatto, di spadroneggiare su quel mondo che gli si era opposto. Al centro di tutto sta una spiccata fragilità di partenza. Sennonché nell'Hitler storico, come mostra Schmitt, essa si afferma attraverso il solipsistico confronto con gli idoli Wagner, Schopenhauer e Nietzsche, ingenerando per reazione un'accesa volontà d'odio, nell'altro si dissolve grazie al dialogo con il mondo esterno. Svariati approfondimenti storici fanno da contorno alla narrazione, il più delle volte efficaci (le dottrine di Liebenfels e Schönerer), talora didascalici (il primo dopoguerra), quasi sempre utili a delineare le probabili motivazioni psicologiche delle scelte compiute dal protagonista: ad esempio, quando Hitler, dopo il fallito putsch del '23, sceglie di non uccidersi, secondo Schmitt è al fine di non sentirsi soltanto un "apprendista redentore". Se infatti un po' tutti i personaggi appaiono ben delineati, sia nella storia di Adolf H. (il severo padre, la magica Undici-e-mezza, la moglie ebrea), sia in quella di Hitler stesso (l'amica Wetti, Goebbels), è inevitabilmente sui due volti del prim'attore che si concentrano le analisi più articolate. Importanza notevole vi ricoprono sia la Grande guerra, sia il tema del sesso, come momento liberatorio di apertura all'altro: sempre vissuto con slancio da Adolf H. dopo un'avventurosa iniziazione, per il vero Hitler rimarrà una minaccia da respingere, o da assorbire solo in modo deviato per mettere in salvo il proprio io. Nel complesso, Schmitt non cade nell'ingenuità di immaginare la Germania di quegli anni come democratica e pacifica per la mancanza di un Hitler. Ma sebbene in tale figura egli individui "una verità nascosta nel profondo di noi stessi" in grado di "risorgere in ogni momento", questo bel libro non spiega la natura profonda della forza di suggestione che il nazismo ebbe sui tedeschi nel suo configurarsi come grande allucinazione comunitaria. In altri termini, si tratta di capire l'uomo-folla che inneggia al nazismo senza mire di gloria e di potere personali, più che il leader carismatico Adolf Hitler. Ed è questo il mistero che ancor oggi non cessa di porre agli storici quesiti di difficile soluzione. Daniele Rocca |
7 recensioni presenti. Media Voto: 4.85 / 5Isabella isabella.1@libero.it (25-01-2010) Bellissimo! é un libro davvero interessante che si basa su un'idea a sua volta interessante! è scritto e costruito molto bene! Sono due romanzi in uno, basati uno sulla storia e uno sulla fantasia per unirsi in un quadro equilibrato e geniale. Ne conosiglio vivamente la lettura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
silvia (18-03-2009) Un capolavoro! Che altro leggere dopo un libro come questo? Ne ho cominciati due con poca convinzione .. non mi resta che aspettare di leggere Il Vangelo secondo Pilato, dello stesso autore, attualmente in fase di ristampa. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ella (12-06-2007) Per me è un capolavoro. Preesenta l'evolversi di due esistenze parallele, a tratti se non si sta attenti si perde di vista il protagonista del momento ma questo non è un limite, anzi è una conferma della sostanziale somiglianza fra i due personaggi. L'interrogativo iniziale sembra essere "cosa sarebbe successo se Hitler fosse stato ammesso all'Accademia?" e questo fa pensare in un primo momento che l'Autore voglia affidare solo alla Fortuna l'esistenza di un uomo che ha segnato un'epoca. Via via, però, si vede che l'idea che l'Autore vuole comunicare è un'altra, ben più profonda: la vita di un uomo non è determinata dal caso, ma dal modo in cui si lavora su se stessi per riconoscere le proprie doti e i propri difetti per sviluppare le prime e mascherare i secondi. Adolf H. non è meglio di Hitler, ma è un uomo che, anche lasciandosi docilmente guidare dagli altri, sbagliando e correggendosi, soffrendo, è riuscito a scrivere una riga sul libro della Vita senza danneggiare gli altri, e magari facendo qualcosa di buono, piuttosto che scrivere una orribile pagina nera sul libro della Storia. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
m@rco (23-05-2007) Imperdibile, come il suo diario alla fine del libro. Schmitt non finisce di stupirci, spingendoci anche questa volta a riflettere sul senso della vita, sulla possibilità-responsabilità che abbiamo - sempre - di scegliere. Chicca fra le chicche: la lettera ai commilitoni sull'amicizia! Questo e molto altro in un libro che, apparentemente, tocca un tema su quale troppi credono che sia già stato detto tutto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Eugenio esibona@yahoo.it (26-09-2005) Il libro è sicuramente scritto bene, però a volte è un pò lento e forse troppo pretenzioso nell'evolversi umano- professionale dell'alter-Adolf.
Non sto a dilungarmi sul significato del messaggio del libro, perfettamento descritto dai ''recensionisti'' precedenti a me, evidentemente scevri di pregiudizi.
Consigliato a tutti coloro che vedono in Hitler l'incarnazione assoluta del male, un essere disumano, fuori della comune realtà (Cioè il 99% della gente, secondo me). la morale è: il male è in ognuno di noi, e come la Storia ha prodotto un Hitler ieri, potrebbe produrne un altro oggi.
Bellissimo il commento finale nei diari dell'autore. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
roberto robertonatoli@hotmail.com (05-05-2005) Sconvolgente ed inquietante, ma al tempo stesso capace di momenti di autentica poesia. già la scelta del tema trattato denota un coraggio letterario fuori dal comune: parlare di hitler, addirittura attraverso la forma romanzo, è ancora oggi considerato da tanti un tabù. ma la grandezza di questo libro sta proprio nell'essere riuscito a parlarne, senza pregiudizi. nell'essere riuscito a parlare dell'uomo hitler, cercando di comprenderlo, senza mai giustificarlo. la vita di ognuno è frutto di circostanze e volontà: questo è il messaggio di cui è intessuto il romanzo. un messaggio che non vuol esser assolutorio, ma vuol far riflettere su quell'"altro" che alberga in ognuno di noi: che può emergere dalle circostanze, ma può esser spazzato via dalla volontà. dietro la vicenda di Adolf H., ipotetico alter ego di Hitler, non c'è l'ennesimo gioco intellettuale di fantastoria, ma qualcosa di molto più profondo: la consapevolezza che dentro ognuno di noi convivono il male e il bene, e che il male può essere scacciato, se si ha il coraggio di cercarlo e non si ha il timore di riconoscerlo.
ma il libro non è solo il tema trattato o il messaggio sotteso. è anche (o forse soprattutto) un meraviglioso romanzo, scritto superbamente (e tradotto con altrettanta maestria) e con pagine di autentica letteratura. alcuni personaggi, soprattutto quelli femminili, sono difficili da dimenticare. è, insomma, uno di quei romanzi che riconcilia con la lettura. sembra nato per dimostrare che, se si sa scrivere, si può davvero parlare di tutto. sembra nato per dimostrare che, se si è davvero liberi, si può davvero riflettere su tutto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Nicola nicolarezzara@hotmail.com (19-04-2005) Questo libro è molto bello ed interessante, per l'argomento trattato e per lo stile utilizzato. Al di là dell'indagine sui possibili sviluppi della Storia nell'irrealizzata possibilità di un Hitler pittore, credo che il valore maggiore dell'opera stia nella descrizione dell'Hitler reale: Schmitt, con grande semplicità e coraggio, descrive la parabola hitleriana come l'esistenza di un uomo qualunque. Riesce a farci capire che Hitler è un uomo come noi, e non geneticamente un mostro estraneo all'umanità, da guardare e giudicare come qualcosa che non ci riguarda. Il messaggio di Schmitt è semplice e al contempo rivelatore e sconvolgente: in ognuno di noi può trovarsi un potenziale Hitler. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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