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Carlotto Massimo - L' oscura immensità della morte |
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Titolo | L' oscura immensità della morte |
| Autore | Carlotto Massimo | Prezzo Sconto 15%
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€ 6,80
(Prezzo di copertina € 8,00 Risparmio € 1,20)
|  | | Dati | 2005, 183 p., brossura |
| Editore | E/O
(collana Tascabili e/o) |
| | Disponibile anche in ebook a € 4,90 |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Nel corso di una rapina, un malvivente prende in ostaggio una donna e il figlio di otto anni e li uccide. L'uomo, Raffaello Beggiato, viene condannato all'ergastolo, mentre il suo complice riesce a fuggire. Il marito della donna assassinata e padre del bambino, Stefano Contin, non si dà pace. Per quindici anni vive con l'ossessione di quella che lui chiama "l'oscura immensità della morte". Cambia vita, lascia il lavoro di successo che aveva prima della tragedia e diventa ciabattino in un supermercato, non frequenta più nessuno e va a vivere in uno squallido appartamento di periferia, dove trascorre il tempo a guardare quiz o le foto dei cadaveri dei suoi cari. Ha in mente solo la vendetta e architetta un piano machiavellico per portarla a termine...
12 recensioni presenti. Media Voto: 4.25 / 5Maria Stella birbetta2010@libero.it (21-06-2011) Non ho ancora terminato di leggere questo libro, ma lo stesso tengo a commentarlo. Mi piace molto, nella forma e anche nella trama molto scorrevole, certo "La terra della mia anima" è un'altra cosa, ma comunque questo libro è emozionante. Tutte le volte che termino un capitolo mi domando:" ... ma sarà successa davvero questa storia o no?" Voto: 5 / 5 |  |  |  |
sylvia (06-03-2011) No,questo genere non mi piace.E' il primo libro che leggo di Carlotto.Ho sempre qualche reticenza nei confronti dei giallisti italiani,ne salvo pochissimi.Questo libro è indisponente.Tutti i personaggi diventano odiosi da subito.Poi scatta una specie di pruderie,ti senti un po guardone e non so a chi giovi l'essere così sboccato,una volgarità gratuita nei sentimenti,nelle situazioni.E a fine di tutto, ci ritroviamo su di un'isola tropicale come un semplice win for life?
No,troppo facile.Non ho potuto credere alla trama, forse questo è stato uno dei principali problemi.E ancora una volta questi personaggi sono terribilmente italiani,nella loro banalità.Non se ne può più. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
PaoloC71 (27-04-2010) Crudissimo e bellissmo. Un gioiellino! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
TG (10-10-2008) Il libro è scritto senz'altro molto bene con la divisione netta dei personaggi e poi il loro incontro finale!Bella storia!
Complimenti Carlotto Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Vicky Vale (16-07-2007) Libro cupo e aspro. Senza dubbio alcuni aspetti della scrittura di Carlotto sono affascinanti, anche se spesso l'autore tende a un'eccessiva semplificazione. Trovo questo libro migliore della serie dell'Alligatore, più sfaccettato e incisivo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Laura l.farina@as-media.it (20-02-2007) E' il primo libro che ho letto di Carlotto..l'ho trovato bellissimo, mi piace il suo modo di scrivere, di raccontare i personaggi, il modo di narrare gli avvenimenti....ho intenzione di leggere tutti i suoi libri, ed ho appena finito il primo libro che ha scritto! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
vincenzo (12-01-2007) Molto Bello! Non è' stato il romanzo che mi ha fatto scoprire lo straordinario Massimo Carlotto, di cui condivido lo stile essenziale, ritmico, eterodiegetico e tale da creare quelle emozioni necessarie per seguire con passione un thriller.Per me,è il migliore di quelli letti fino ad ora penso che Carlotto sia attualmente il migliore scrittore di noir 'italici'. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Daniela (05-12-2005) L'ho trovato gradevole e di facile lettura, ma non eccezionale. I personaggi mi sembrano non del tutto credibili e coerenti, inoltre lo stile del far avanzare la storia attraverso i pensieri del criminale e della vittima è poco efficace perché l'autore, per far conoscere gli eventi al lettore, obbliga i personaggi a ripercorrere tutti gli avvenimenti in ordine cronologico, cosa che nella realtà nessuno farebbe. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Renzo Montagnoli (20-10-2005) Non avevo mai letto nulla di Carlotto, ma questo romanzo è stupendo e va ben oltre gli stilemi del classico noir, con profonde riflessioni su domande che tutti dovremmo porci.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
greta gretel68@virgilio.it (30-08-2005) Quando ho letto la trama ho subito pensato che 182 pagine erano poche per una storia così complessa. Non è così. Sono il giusto, di più sicuramente avrebbero tediato il lettore, oppure dato l'argomento avrebbe preso la piega del “tentativo psicologico” dei protagonisti, che, a meno di essere nipoti di Freud non riesce quasi mai. Oppure si dilunga troppo prendendo strade che si allontanano dalla vera essenza della persona.
Detto questo passo al libro. Scritto secondo me in maniera impeccabile, con uno stile lineare e molto freddo e diretto. Scritto nel linguaggio puro e incalzante che è il noir genuino.
Ci sono due voci nel libro: quella del rapinatore (Raffaello) e quella di Silvano, marito e padre delle due vittime, due voci narranti in prima persona, due diversi (come sempre) punti di vista. Due diverse vite. Finite. Chi perché sta passando l’ergastolo in carcere ed è malato e chi perché l’ergastolo lo sta passando a casa propria, una condanna a vita nel ricordo, nel dolore e nell’assenza dei propri cari.
Curiosamente il personaggio più antipatico nel corso della storia è proprio quello di Silvano, forse perché mi sono trovata di fronte una persona a cui andava tutta la mia solidarietà, ma di cui non condividevo le gesta. Nel mio ingenuo immaginario avrei preferito una persona più equilibrata. Ma che può uscire equilibrato da una vicenda del genere? I casi sono due: o si esce immediatamente di testa o si diventa matti lo stesso ma gradualmente. Non c’è scampo. E naturalmente mi sono sentita infastidita dal dolore di quest'uomo, fateci caso ma di solito chi soffre così tanto non ha troppe persone vicine, si tende a scappare dalla sofferenza sia fisica che morale, come una sorta di supestizione: quello che non vediamo non può toccarci.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
cristiano tinazzi cristiantinazzi@hotmail.com (07-07-2005) Beggiato e Contin. Due persone diverse. Uno è un criminale, l’altro è un cittadino che ha subito un crimine. La storia che ci racconta Carlotto è una tragedia personale che si dipana lungo il corso temporale di un quindicennio. Un tempo che però è come se non esistesse. Beggiato lo passa in carcere, Contin da uomo libero, ma in realtà prigioniero anch’esso di mura invisibili: quelle dei ricordi. E’ il 1989. Una rapina ad una gioielleria in una città del Nordest che si trasforma in una tragedia. Due morti, un bambino e la madre, vittime inconsapevoli capitate per caso davanti alla furia drogata di Beggiato e del suo complice. Uno dei due criminali riesce a fuggire. Beggiato no.
Il racconto si svolge attraverso i due io narranti di Silvano Contin e Raffaello Beggiato. Attraverso le loro impressioni, i loro punti di vista, Carlotto affronta il problema del perdono. Beggiato sta male. Ha un tumore e chiede la grazia. Contin ora ha la possibilità di incontrare Beggiato in carcere. Ma non c’è perdono, non c’è pietà nella sua vita. Gliel’hanno portata via quando Beggiato quindici anni prima, ammazzò suo figlio e sua moglie. D’altronde Beggiato non fa nulla per cercare quel perdono. Il nome del complice sul quale scarica la mattanza non lo ha mai fatto, per una logica di rispetto e onore dell’etica criminale. Nessuno dei due da allora è più libero, Beggiato perché in carcere, Contin perché sepolto in una non vita. Sepolto anche da una società che non lo capisce e che lui non riesce più ad accettare. Ambedue prigionieri di routine imposte o volute, di privazioni e violenza gratuita. L’oscura immensità della morte, come quella che la moglie di Silvano vede prima di spirare: “Non vedo più nulla, ho paura, ho paura, aiutami, è buio”, sono le ultime parole della donna che Silvano continua a sentire e che lo guiderà nella sua trasformazione da vittima a carnefice. Lo stesso buio che circonda anche la nuova vita di Silvano, se vita si può chiamare. E la malattia di Beggiato diventerà il modo per Contin di pareggiare i conti. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
fran viadanteali@yahoo.it (07-06-2005) ecco cosa c'è in ognuno di noi quando i casi della vita te lo permettono,leggetelo riflettete, sul peggio di noi mai emerso,forse perchè le circostanze non c'e lo hanno permesso.......... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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