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Di Cara Piergiorgio - Vetro freddo |
Questo romanzo racconta la vicenda di un poliziotto che, ferito in un agguato mafioso a Palermo, viene assegnato a un piccolo commissariato in Calabria. Qui la vita è più tranquilla, ma il protagonista pieno di rabbia sconvolge la placida routine del commissariato e a partire da una piccola indagine di spaccio arriva a poco a poco a scoprire il cuore del potere mafioso della zona.
nandokan (10-03-2006) Se "Anima in spalla" era stato il più avvicente per vicende ed azione, "Vetro freddo" è forse quello più narrativamente maturo di PDC e, per certi versi, anche il più sociologico. Notevole lo sviluppo della trama partendo da un episodio apparentemente marginale, bella la caratterizzazione dell'ambiente, interessante lo sviluppo del personaggio, nonostante le Ceres e le sigarette. Due annotazioni extraletterarie in un momento in cui si vaneggia di sicurezza senza avere capacità di attuarla: eccellente l'analisi costi-benefici su quanto sia oneroso quanto inefficace sprecare uomini e mezzi per andare appresso allo spacciatorucolo di paese invece che al grosso traffico e alle organizzazioni "massicce"; splendido l'episodio toscano in discoteca, col mancato scontro con lo sbirro fradicio che arrotonda facendo il buttafuori e col collega che sembra troppo idiota per essere vero, ritratto perfetto di una realtà sempre più diffusa tra le forze dell'ordine. Magari ce ne fossero di sbirri alla Salvo Riccobono dotati di coscienza civile, memoria, conoscenza delle vicende politico-sociali! E non si parla di un'anima bella, democratica a parole ma ingenua, bensì di rara consapevolezza del rischio di ridursi a mero braccio armato di una società che individua nell'extracomunitario e nella marginalità sociale il Male Assoluto, trascurando le persone "perbene". In chiusura, un appello indirizzato al Viminale: non trasferite mai PDC alle Volanti o ad un Ufficio Stranieri, o ci sarà un'insurrezioni di fans! E che ci racconta, sennò!? Voto: 4 / 5 |
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