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Ferrante Elena - La figlia oscura | Leda è un'insegnante di letteratura inglese, divorziata da tempo, tutta dedita alle figlie e al lavoro. Ma le due ragazze partono per raggiungere il padre in Canada. Ci si aspetterebbe un dolore, un periodo di malinconia. Invece la donna, con imbarazzo, si sente come liberata e la vita le diventa più leggera. Decide di partire per una vacanza al mare in un paesino del sud. Ma, dopo i primi giorni quieti e concentrati, la donna si imbatte in una famiglia poco rassicurante, in eventi minacciosi. Pagina dopo pagina la trama di una piacevole riconquista di sé si logora e Leda compie un piccolo gesto opaco, ai suoi stessi occhi privo di senso, che la trascinerà verso il fondo buio della sua esperienza di madre.
18 recensioni presenti. Media Voto: 4.27 / 5MARA REGONASCHI (20-04-2011) Avevo già letto questo libro, molto tempo fa, e nel rileggerlo l'ho ricordato nitidamente, segno che mi aveva già all'epoca generato emozioni e riflessione. Il racconto scruta la possibile origine dei comportamenti e delle scelte "più importanti", quelle che coinvolgono le persone più care, la famiglia. E se dall'esterno essi possono sembrare folli, addirittura barbari, feroci, e ingiustificati, le ragioni dell'anima ne rivalano una motivazione, un suo, forse anche "sensato", perchè. E solo la vita e l'esperienza sanno far credere nella loro esistenza. E solo dopo allora si può davvero comprendere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mapi (21-09-2010) Un libro da leggere! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Rita Coltellese rita.coltellese@gmail.com (31-01-2010) Avevo sentito parlare vagamente di questa scrittrice; i films tratti dai suoi libri non mi avevano spinto a leggerli. Ora ho comperato "La figlia oscura" nella versione più economica e l'ho letta, presa dall'inizio alla fine. Un libro che ti piace ti fa compagnia: sai che non sei sola se hai un libro che ti prende. E' un libro sincero: Leda è una donna molto diversa da me, eppure mi ha colpito per la profondità della sua analisi su sé stessa e per il "coraggio" delle sue scelte. Ci vuole più coraggio ad abbandonare, affrontando i sensi di colpa, che a restare per non averne troppi: perchè le madri ne hanno sempre, anche quando spendono tutte sé stesse rinunciando alle proprie aspirazioni. L'unico appunto che posso fare a questo bellissimo racconto è il passaggio, che la Ferrante fa in diversi punti, dall'imperfetto al presente: bruscamente, senza ragione narrativa o stilistica, mi pare. Un esempio: "Avvampavo, mi ficcai sotto la doccia. Acqua fredda. Me la lascio scorrere addosso a lungo, fissando la sabbia che scivola giù nera dalle gambe, dai piedi, sullo smalto bianco della pedana. Il caldo passa quasi subito. ecc." Ecco non c'è motivazione a questi passaggi di tempo... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giulia (01-02-2008) L'idea di base del romanzo, ossia analizzare il rapporto madre - figlia evidenziandone anche i lati più oscuri, è interessante. Peccato però che l'argomento sia trattato con una certa superficialità e che, nell'insieme, risulti noiso. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
armando polli armapobis@yahoo.it (30-07-2007) Non si scopre con questo libro il potere ipnotico che accompagna la scrittura di Elena Ferrante: una facoltà di impastare con apparente naturalezza elementi di sottile analisi interiore con i fantasmi che a volte ingorgano la vita delle persone più sensibili, fino al cortocircuito. Si tratta, come in questo caso, di un tic, una scelta inconscia che poi procura una serie di reazioni a catena in fondo alle quali la protagonista deve fatalmente fare i conti con antiche ferite mai cicatrizzate, o ambiguità colpevolmente rimosse del proprio vissuto. Tutto questo, com'è tipico della Ferrante, mescolando l'alto e il basso, il dettaglio più realistico con una costante e dolorosa introspezione. Un'ambivalenza di piani nella cui riuscita convivenza risiede appunto la felicità stilistica e soprattutto la "verità" che le pagine di Elena Ferrante trasmettono al lettore.
A questo punto, diciamolo, chi sia davvero neppure ci interessa: i suoi romanzi invece sì, perché sono documenti d'intelligenza e acume psicologico che non si trovano così spesso in giro e "La figlia oscura" è un altro grande libro da non perdere.
(dal sito "AltreMuse") Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Maria (14-06-2007) Molto bello. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Patrizia (To) (22-05-2007) Da una rapida indagine, sembra che questo libro piaccia molto a chi si sente coinvolto dalle problematiche affrontate. Io mi sono sentita molto coinvolta, ma ho apprezzato anche la lucidità della scrittura che descrive emozioni e sentimenti che a volte non riescono ad emergere alla nostra coscienza. Lettura piacevole e proficua.Bello. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
bianca.pincherle@gmail.com (24-01-2007) ma alla fine muore leda? non ho mica capito.
comunque il tema del racconto, ovverossia: "quando una va in menopausa, le viene una grossa invidia", è uhm delicato ed egregiamente svolto da elena ferrante. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Orl@ndo (18-01-2007) Quanto coraggio ci vuole per ammettere, con se stessi, che ciò che amiamo di più, ciò che abbiamo creato dalla nostra stessa carne ci può risultare estraneo e scomodo? E quanta lucidità ci vuole per comprendere che il parto non finisce con la nascita di un figlio biologico?
E quanta perfezione di stile e incisività narrativa sono necessarie per riuscire a raccontare una storia esile, quasi intangibile nella sua staticità, ma profonda come il taglio di una lama, una storia che ti sporca i pensieri proprio come un rigurgito di acqua e sabbia?
Elena Ferrante, che sia uomo o donna (ma io credo che solo una donna possa scrivere storie così), è una persona spudoratamente onesta nei propri confronti e nei confronti dei lettori. Scrive storie scomode, ammalianti, infuse di una meridionalità che spacca il cuore. Non chiede di essere amata, propone racconti che non è necessario ascoltare - ma una volta che l'ascolto è iniziato non può arrestarsi, blocca il fiato, fino alla fine, fino al termine della corsa, lucido, spietato, luminoso come il sole che abbaglia su una spiaggia infuocata, che toglie per un attimo la vista e ti punge l'anima. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Zoe (11-01-2007) Sento già il bisogno di rileggerlo per apprezzare molte pagine dense di significato che forse, presa un po' dal dipanarsi della storia, non ho voluto approfondire. Sarò forse una "povera di spirito" come dice qualcuno qui, ma a me il libro è piaciuto, anche e soprattutto per lo stile letterario semplice ma tagliente. Il libro non è mai noioso ma allo stesso tempo fa pensare. Complimenti alla Ferrante. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
transumanar@yahoo.it (09-01-2007) Un libro molto bello, anche se a volte fa male leggerlo e fa venire le paranoie - ma anche queste cose sono segni di un libro riuscito. La Ferrante ancora una volta riesce a trasmettere tutta l'angoscia della sua protagonista con chiarezza e senza mezze parole. Alla fine il lettore puo' non codividere le sue scelte, ma sara' impossibile non provare almeno a capire il perche' delle azioni della protagonista. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
brigidino (25-12-2006) mi tocca dissentire. la ferrante, chiunque essa sia,
è molto sopravvalutata. e forse proprio perché non si conosce la sua identità. son romanzetti (racconti lunghi sarebbe più appropriato dire), un pò di psicologia facile facile e questa scrittura femminile così "maschile" che fa impressione ai poveri di spirito... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
MICHELA (23-12-2006) IL LIBRO è MOLTO CARINO, E MI HA FATTO PENSARE MOLTO
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Paolo paquito.p@tiscali.it (20-12-2006) Elena Ferrante si conferma una delle voci più interessanti del panorama letterario contemporaneo, anche se questo romanzo è di un gradino inferiore a “ I giorni dell’abbandono”. Ben costruito e ottimamente narrato in uno stile asciutto, vibrante e senza cali di tensione, lascia tuttavia alla fine un senso di incompiutezza. Forse è questo il suo limite, o forse andrebbe riletto ancora per apprezzarne appieno le qualità. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Francesca Galluzzi (04-12-2006) Ci sono dei passaggi, in questo libro, che ti si parano davanti come improvvise illuminazioni: stati d'animo che ti è capitato di provare, che non hai saputo descrivere finora e che improvvisamente prendono corpo, delineati perfettamente nella pagina, oggettivati. Vale la lettura anche solo per questo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Benedetta benedetta.colella@tiscali.it (03-12-2006) Gli ondivaghi sentimenti di una madre, certe inspiegabili meschinità che offuscano, senza sporcarlo, l’animo delle persone sono l’oggetto di un romanzo teso, sincero, superbamente narrato Voto: 5 / 5 |  |  |  |
scintilla c.scintilla@libero.it (01-12-2006) Certo questa scrittrice lascia sempre il segno, anche quando è così cruda, anche quando confonde se stessa con tutto ciò che odia.
Leda si racconta, racconta il rapporto con le proprie figlie, l'ex marito, la carriera universitaria come in un sogno fatto di continue proiezioni con tutti i bizzarri personaggi che la circondano in quella spiaggia prima assolata e poi terribilmente cupa.
Lascia il segno, in qualche modo fa male, scrive bene anche se la prosa ha perso la densità de "I giorni dell'abbandono". Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Cristiana (16-11-2006) ....che brava scrittrice: secondo me non ce ne sono altre in Italia brave quanto lei. Somiglia un po'alla Fox; sa creare la tensione, l'atmosfera da un dettaglio che si direbbe insignificante, proprio come avviene nella vita, ma solo se sai scrivere cosí bene puoi anche raccontarlo. Che piacere leggere i suoi libri, nonostante l'indubbia crudezza delle tematiche. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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