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Barbery Muriel - L' eleganza del riccio

L' eleganza del riccio TitoloL' eleganza del riccio
AutoreBarbery Muriel
Prezzo
Sconto 15%
€ 15,30
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 2,70)
Prezzi in altre valute
Dati2007, 384 p., brossura
EditoreE/O  (collana Dal mondo)
 Disponibile anche in ebook a € 11,99

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Descrizione
Parigi, rue de Grenelle numero 7. Un elegante palazzo abitato da famiglie dell'alta borghesia. Ci vivono ministri, burocrati, maitres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all'idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all'insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l'arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant... dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni. Ma tutti nel palazzo ignorano le sue raffinate conoscenze, che lei si cura di tenere rigorosamente nascoste, dissimulandole con umorismo sornione. Poi c'è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l'ambiente che la circonda. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l'uno dell'impostura dell'altro, si incontreranno solo grazie all'arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
"Mi chiamo Renée. Ho cinquantaquattro anni. Da ventisette sono la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle, un bel palazzo privato con cortile e giardino interni, suddiviso in otto appartamenti di gran lusso, tutti abitati, tutti enormi. Sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi e, se penso a certe mattine autolesionistiche, l'alito di un mammut. Non ho studiato, sono sempre stata povera, discreta e insignificante".
Non è difficile capire perché, leggendo tale inizio del capitolo secondo di questo romanzo, venga subito voglia di andare avanti. Soprattutto se nel brevissimo capitolo primo avete colto proprio Renée Michael disquisire sull'Ideologia tedesca di Marx. Già, perché Renée non è una portinaia come tutte le altre: è un'autodidatta con una cultura straordinaria, un'invidiabile apertura mentale e gusti musicali, filosofici e letterari di grande raffinatezza. Studia Husserl, ascolta Purcell, è un'appassionata intenditrice della cultura giapponese e dei film di Ozu, regista giapponese per pochi. Il suo gatto si chiama Lev, in omaggio a Tolstoj. Inoltre i suoi pensieri, il suo sguardo sul mondo sono all'altezza di tale universo culturale. Ma questa Renée, la vera Renée che noi lettori conosciamo, è clandestina.
Lo scopriamo pagina dopo pagina, perché una buona metà del libro è scritta così, in prima persona, come una sorta di diario-confessione al lettore, dove Renée si racconta e descrive il procedere della sua vita mentale e materiale, dal punto di vista della guardiola di rue de Grenelle 7. Renée qui ha scelto, per così dire, di darsi alla macchia, di non svelarsi al mondo, ma di conformarsi a ciò che il mondo si aspetta da una portinaia. Per non essere smascherata, presta grande attenzione a riprodurre tutti gli elementi che collimano con lo stereotipo; ad esempio tiene la televisione sempre accesa, anche se nel retro guardiola ascolta Mahler; presta grande attenzione al lessico e alla sintassi, che volutamente abbrutisce (anche se sussulta, addolorata dagli strafalcioni che invece gli altoborghesi condomini affastellano con pervicace continuità); acquista cibi e prodotti della mediocrità consumista che ci si aspetta da lei. In realtà la lettura del romanzo ci convince, a ogni passo, che Renée è la vera figura nobile della storia; e che i colti e ricchi borghesi che abitano gli appartamenti di rue de Grenelle, oltre alla maggior parte dei famigli che tentano la scalata sociale mostrandosi con essi solidali, sono l'emblema della crassa volgarità.
L'altra metà del romanzo contiene una voce ulteriore che si confessa in prima persona, quella di Paloma Josse, figlia di un deputato, ex ministro, che abita uno dei lussuosi appartamenti di rue de Grenelle. "Io ho dodici anni, abito al numero 7 di rue de Grenelle in un appartamento da ricchi. I miei genitori sono ricchi, la mia famiglia è ricca, e di conseguenza mia sorella e io siamo virtualmente ricche. (…) Si dà il caso che io sia molto intelligente. Di un'intelligenza addirittura eccezionale. Già rispetto ai ragazzi della mia età c'è un abisso. Siccome però non mi va di farmi notare, e siccome nelle famiglie dove l'intelligenza è un valore supremo una bambina superdotata non avrebbe mai pace, a scuola cerco di ridurre le mie prestazioni, ma anche facendo così sono sempre la prima della mia classe". Talmente matura, Paloma, che ha deciso di suicidarsi. La sua parte di diario, che è scritto con un carattere tipografico differente da quello di Renée, in modo da renderlo immediatamente evidente, contiene la cronaca dei giorni che precedono la data in cui ha deciso di togliersi la vita.
Così il libro assume una struttura isomorfa e perfettamente speculare. Nello stesso palazzo due personaggi si nascondono, occultando la propria straordinaria natura dietro gli stereotipi del proprio ruolo sociale (la portinaia, la ragazzina). Come mandare avanti la storia? Con l'entrata in scena di un nuovo ricco e affascinante condomino che prende il posto di un altro, che muore per il bene della storia. E il nuovo personaggio è Monsieur Kakuro Ozu (come il regista!), un non più giovane signore giapponese, la cui raffinata natura, che porta in sé il meglio del mondo orientale, ha il dono di guardare lontano e smascherare le due figure: "Non mi hanno riconosciuta" dice Renée a Ozu. "È perché non l'hanno mai vista (…). Io la riconoscerei sempre e comunque". È questa la vera cifra del romanzo, che il titolo nasconde: "Madame Michel ha l'eleganza del riccio – scrive Paloma, – fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti".
Ciò a cui conduce lo smascheramento condotto da Monsieur Ozu porta alla catastrofe, nel senso etimologico dell'espressione greca. Non andrò oltre nel raccontarlo, anche perché il libro, che a un certo punto dopo le prime cinquanta pagine sembra arenarsi, ritrova nelle ultime cinquanta un andamento vertiginoso che spinge con frenesia il lettore alla conclusione.
Muriel Barbery, scopriamo, è docente di filosofia. Ha ottenuto con questo romanzo numerosi premi e soprattutto, uno straordinario successo di pubblico in Francia, ma anche da noi. Ma ha forse voluto esagerare. Perché la parte in cui parla Paloma è la meno credibile, e alla sua vena suicida neppure lei sembra crederci molto. E dunque tutte le volte che la penna di Renèe si sta sbizzarrendo e vorremmo leggerne ancora, troviamo a importunarci questa bambina un po' saccente. La parte più bella del libro è nella figura di Renèe. Dove ci diverte nella dissimulazione con i pretenziosi condomini, certo. Ma anche dove ci incanta: avviluppata nei panni dell'antieroina, diventa per noi un'eroina vera, nel parlarci di Husserl o del cinema di Ozu. La prendiamo sul serio. Anche perché una riflessione sociologica e di strisciante lotta di classe sembra venir fuori. Davvero ci colpisce "l'incapacità del genere umano di credere a ciò che manda in frantumi gli schemi di abitudini mentali meschine". La sistematica applicazione di pregiudizi che svolgiamo nella nostra vita quotidiana: non è altro che la storia di Cenerentola quella che Barbery ci racconta. E nel saper raccontare quella storia attraverso leggerezza e modernità, continuiamo a volerla ascoltare.
  Andrea Bosco

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 785 recensioni presenti.  Media Voto: 3.47 / 5

Cristiana (18-01-2012)
Un altro caso di marketing spacciato per caso letterario. I nostri "cugini d'oltrealpe" e il relativo editore italiano vogliono farci credere che la storia di una portinaia insopportabile e distimica e di una ragazzina altrettanto insopportabile e distimica (che guarda caso pensa e si esprime tale e quale alla prima) sia la base per un romanzo originalissimo e rivelatore. Peccato soltanto che si tratti di un libro dai pregi più strombazzati che esistenti. Ma in questo dò ragione alla portinaia: viviamo nel più strambo dei mondi possibili e a volte l'auto-elogio è quanto basta per convicere i più. Meraviglia!...udite, udite!...Tale portinaia è in realtà la persona più colta e brillante del palazzo supersnob in cui lavora. Ma lei non vuole che nessuno lo sappia. Critica tutto e tutti (compresi i nostri pittori rinascimentali) e le vanno a genio solo la ragazzina cattiva citata prima e un bizzarro giapponese con cui può finalmente parlare di registi e filosofi. Purtroppo un brutto giorno la nostra beniamina scivola su una buccia di banana e il finale è presto fatto! Non c'è originalità nel suggerire che l'intelligenza e la curiosità intellettuale si trovino anche in chi svolge un lavoro umile, ed è pure per questo che ho trovato l'idea dietro a questo libro veramente fiacca. Poi non mi è chiaro perché una persona a setir lei così contraria allo snobismo sia talmente snob da dovrebbe nascondere le sue qualità a tutti e da non voler rivelarsi agli altri per quello che è (o sarebbe). Questo libro mi ha davvero delusa perché non mi sembra affatto originale, né simpatico, né brillante, ma è spacciato ovunque come tale. Oltre a ciò la protagonista è pretenziosa e pesantissima.
Voto: 2 / 5
Lisa (04-01-2012)
Parto dicendo che questo è un romanzo che si può riassumere con un:'Tutto fumo e niente arrosto'. Mi spiego meglio, 'L'eleganza del riccio' ha una forma quasi impeccabile: registro linguistico alto,ben strutturato. Purtroppo, mancano i contenuti (almeno per me). A parte che fino a metà romanzo non accade assolutamente nulla, poi non si riesce bene a capire quali siano davvero i temi che l'autrice vuole toccare. Si oscilla tra una sorta di trattato filosofico e un romanzo che disprezza i ricchi intellettualoidi; si passa dalle protagoniste che si compiacciono della loro cultura personale alla loro compulsione a passare per persone rozze e/o nella media.A questo proposito,un'altra cosa che mi ha dato fastidio è il surreale personaggio di Paloma; finchè metti quel genere di spunti nella bocca di una Renèe matura e descritta come un'autodidatta eccellente tutto bene, ma quando metti lo stesso genere di riflessioni profonde e consistenti nella bocca di una dodicenne è troppo; per quanto una ragazzina di quell'età possa essere lucida,certe cose non potrà mai andarle a pensare: nessuno nel suo ambito scolastico accenna a questi argomenti; seconda cosa,neanche all'interno della sua famiglia c'è qualche filosofo, o qualcuno che ha fatto quel tipo di studi da parlarne con lei.Inoltre, nel romanzo ha ripetuto che lei si dedica ai manga, mica ai grandi trattati.Insomma,non ha avuto nessuno stimolo per arrivare a certe conclusioni e dato che non si tratta nè di logica, nè di competenze linguistico-spaziali,senza determinati elementi neanche un Qi di 130 potrebbe arrivarci così. In ogni caso, se proprio voleva creare un personaggio giovanissimo che ha le idee così chiare, poteva esprimere gli stessi pensieri in maniera più genuina, con una forma più semplice e ovviamente con un linguaggio meno specifico; sarebbe stato decisamente più credibile e meno pesante per noi lettori!Comunque, è stato deludente come romanzo.
Voto: 2 / 5
Susanna (27-11-2011)
In accordo con quanto scritto da altri lettori, l'autocompiacimento dell'autrice e' irritante. E la sua totale mancanza di ironia rende la lettura faticosissima. La "povera" portinaia riesce alla fine ad essere il personaggio piu' snob, forse battuto solo dalla stizzosa dodicenne, dell'intera comunità' che tanto critica. Forse per una che ha adorato mordecai richler la penna della barbery era da evitare ma sono caduta nel tranello del best seller...
Voto: 2 / 5
Cristina V. (26-11-2011)
Questo libro non mi è piaciuto tanto, si legge nonostante qualche capitolo sia lento, l'ho trovato un pò presuntuoso. Una storia forzata e stiracchiata. Dopo tanta pubblicità sono rimasta delusa.
Voto: 2 / 5
mary (15-11-2011)
primo capitolo bello. poi orribile, tanto da essere chiuso e non terminato!
Voto: 1 / 5
robi (06-11-2011)
A parte alcuni eccessi di cultura che l'autrice vuole mettere in evidenza sfruttando il bellissimo personaggio di renèe, per il resto la storia è interessante e non convenzionale, che fa comunque riflettere sul fatto che la cultura è per tutti.
Voto: 3 / 5
barbara (31-10-2011)
Una lettura che procede da sola e, lentamente, scopre l'unicità dei due personaggi. Uno schiaffo alla bella società, ai ben pensanti che pensare in realtà non sanno. Ironico, da leggere.
Voto: 4 / 5
pietro (29-10-2011)
mai fermarsi all'apparenza è stupendo
Voto: 5 / 5
breeze23 breeze.ph23@yahoo.it (27-10-2011)
Per tutta la durata della lettura ho avuto il dubbio su chi volesse fare sfoggio, attraverso il personaggio di Renée, di una padronanza di linguaggio eccessivamente forbito: l'autrice o la traduttrice. Inoltre mi sono chiesto se Renée non sia solo il mezzo per l'autrice per ostentare la sua cultura. Alcune pagine sono praticamente illeggibili. Se avessi voluto leggere un trattato di filosofia l'avrei fatto in maniera consapevole con fior di filosofi. Invece ci si ritrova con stucchevoli commenti filosofici personali, non aiutati alla comprensione nemmeno da una traduzione che utilizza una terminologia troppo ricercata. Tra il personaggio di Renée e quello di Paloma preferisco di gran lunga la dodicenne, anche se si rende antipatica ogni qualvolta si autodefinisce "superdotata intellettualmente" ed anche se preferisco che i personaggi di tenera età dei romanzi abbiano pensieri più verosimilmente "bambini" o poco più. Renée acquista invece subito l'antipatia di chi ostenta il proprio sapere. In lei, nonostante le apparenze, prevale un "io" detestabile e insopportabile, in contraddizione col fatto di voler tenere segreta la sua cultura. Entrambi i personaggi fanno poi continui ed eccessivi apprezzamenti negativi su chi li circonda senza fare autocritica. Solo verso i 2/3 del libro i personaggi riescono finalmente a farsi più "umani". All'improvviso, però, l'autrice ci sorprende: non sapendo dove andare a parare, si inventa il finale più brutto e più sbrigativo. Fatto proprio per "chiudere". E a chiudere, a dire il vero, ci è riuscita benissimo
Voto: 2 / 5
Sandra zerbini2002@yahoo.it (25-10-2011)
Ho letto questo libro inizialmente un pò a rilento, in quanto già delle prime pagine, pensavo che non mi avrebbe entusiasmata più di tanto. Invece, addentrandomi pagina dopo pagina nella trama del romanzo, l'ho apprezzato moltissimo tanto da lasciare dentro di me bellissime emozioni . La protagonista di questo romanzo (Renèe) appare come una comunissima portinaia al servizio di ricche famiglie facoltose. Apparentemente risulta essere una persona insignificante, sciatta e poco intelligente. Nella realtà è invece una vedova di 54 anni coltissima (anche se i suoi studi risultano essere da autodidattica ma fanno sì che abbia una "marcia in più" rispetto alle persone colte e istruite), con una predilezione per i libri di filosofia e cultura giapponese, amante dell'arte, del cinema e della musica classica.Ma questa immensa saggezza interiore la reprime preferendo concentrarsi sull'analisi della propria anima cercando di cogliere ogni sfaccettatura, ogni sfumatura dei sentimenti che prova sempre però con grande distacco. Di rimando, c'è la storia di una dodicenne (Paloma) in perenne lotta con la sua famiglia in quanto si sente bambina incompresa, ma è eccezzionalmente intelligente in cui crede di capire cosa sia la bellezza e la crudeltà, non sopportando la mediocrità delle persone con cui vive. Paloma e Renèe si incontreranno e riconosceranno di essere molto simili, provando gli stessi sentimenti e percependo gli stessi pensieri. L'arrivo del terzo personaggio (Kakuro Ozu), un distinto signore giapponese, riuscirà ad aprire il cuore di entrambe facendo trapelare in Renèe i sentimenti repressi da ormai troppi anni liberandola di un peso e insegnando qualche cosa di più sulla vita a Paloma. Davvero un gran bel romanzo. ".....ha l'elenganza del riccio...fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti ma terribilmente eleganti..
Voto: 4 / 5
roberto (02-10-2011)
l ho scelto senza conoscerlo. l ho trovato magnifico. un scrittura elegante raffinata e che coinvolge continuamente il lettore. poetica la figura della portinaia, che lascia speranza la figura dell adeolescente.Figura che sembra inverosimile, anche se molti dimenticano che un leopardi e' esistito. il confronto tra la pittura fiamminga e l italiana contemporeanea incuriosice tanto che mi ha spinto a tornare nei musuei.tra i miei preferiti. e' diverso tempo che l ho letto ma gia' assaporo l'idea di rileggerlo.
Voto: 5 / 5
ELISA (19-09-2011)
Devo smettere di leggere libri che non mi ispirano solo perchè hanno avuto molto successo...francamente non capisco come mai tante persone l'abbiano trovato bello. Principalmente mi chiedo perchè qualcuno dovrebbe fingere di essere più ignorante di quello che è nascondendo la propensione alla lettura e la sua estrema cultura solo perchè è quello che comunemente ci si aspetta da una persona appartenente al suo stato sociale. Mah.
Voto: 1 / 5
crilomb (29-08-2011)
Per me è stata una lettura stupenda. Letto due anni fa lo continuo a consigliare a tutti.
Voto: 5 / 5
Antonella (27-08-2011)
Una lettura molto scorrevole che mi ha presa e coinvolta come poche. Un libro che si legge d'un fiato, originale e profondo, un libro che sa commuovere. Eleganti e gentili sono i passi di Renée, Paloma e Kakuro verso il "sempre nel mai". Il finale non lo trovo triste, ma semplicemente vero. Consigliatissimo.
Voto: 5 / 5
ele (24-08-2011)
un libro molto bello ma che va letto fino in fondo per apprezzarlo davvero. anche io ho trovato punti di vuoto nei quali non riuscivo a continuare, ma senza superficialità e cercando di capire la filosofia dell'autrice, lo si amerà di certo.
Voto: 4 / 5
Mauro De Berardis (23-08-2011)
Ho letto il libro e poi ho visto la trasposizione cinematografica de "Il riccio". Inevitabilmente le immagini del film hanno preso il posto di quelle della fantasia. Ma l'effetto non è stato deludente, anzi ho avuto voglia di rileggere alcune parti del libro e in tal modo ho apprezzato maggiormente sia il libro che il film. Fatta questa premessa, "L'eleganza del riccio" mi è piaciuto per l'originalità della trama e per i tratti inconfondibili dei due personaggi femminili: Renée, brutta e trascurata portinaia, e Paloma, saccente e irrequieta ragazzina di dodici anni. Entrambe, in un contesto superficiale e distratto che non si accorge di loro, nascondono un ricco mondo interiore e una grande profondità di vedute. Le loro lucide meditazioni sono delle vere e proprie dissertazioni filosofiche sulla vita e fanno pensare e riflettere il lettore... Merito di non poco conto. L'entrata in scena di Monsieur Ozu, un ricco signore giapponese, serve a "smascherare" le due protagoniste e a riavviare la storia, in quel punto un po' stagnante, per condurla all'epilogo. Il titolo del libro, che io avrei conservato anche per il film, è quanto mai azzeccato perché l'eleganza è il registro che vi trova più spazio e rende godibile la lettura; dall'ambientazione della storia in un lussuoso palazzo al Centro di Parigi ai gusti letterari e musicali raffinati di Renée, dalla signorilità naturale di Monsieur Ozu ai richiami della letteratura russa e del cinema giapponese. La scrittura dell'autrice è originale, delicata e quasi sempre leggera: solo in qualche caso l'esigenza di approfondire un pensiero o un concetto le prende la mano e la lettura diventa faticosa.
Voto: 3 / 5
Paola (23-08-2011)
Dal primo momento in cui ho aperto questo libro, sono rimasta affascinata dai ragionamenti descritti dall'autrice. Filosofia, arte e bellezza sono amalgamate con raffinatezza e candore. La cultura giapponese diventa parte integrante di questa scena, portatrice di sensazioni leggere, ma anche contenitive e, in un certo senso, 'tipicamente orientali'. Sì, è un libro che mi è piaciuto e resterà a lungo impresso nella mia testa. Unica pecca: gustando la parte iniziale e quella centrale, mi aspettavo un finale migliore.
Voto: 3 / 5
Anna (01-08-2011)
Geniale nell'intercettare temi e situazioni che fanno breccia. Ottima la traduzione. La protagonista non è sempre credibile ma credo che, ai fini del significato del romanzo, poco importi. Peccato invece per il finale, piuttosto deludente ma che, in ogni caso, non compromette affatto l'enorme piacere della lettura
Voto: 5 / 5
moreno (01-08-2011)
Non facilissimo ma direi bello. Ero scettico ma la portinaia mi ha colpito molto. Da leggere. E forse da rileggere per capire meglio alcune parti.
Voto: 4 / 5
Beppe (22-07-2011)
Bellissimo libro che fa riflettere sulle persone.
Voto: 5 / 5
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