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Barbery Muriel - Estasi culinarie |
Nel signorile palazzo di rue de Grenelle, già reso celebre dall'"Eleganza del riccio", monsieur Arthens, il più grande critico gastronomico del mondo, il genio della degustazione, è in punto di morte. Il despota cinico e tremendamente egocentrico, che dall'alto del suo potere smisurato decide le sorti degli chef più prestigiosi, nelle ultime ore di vita cerca di recuperare un sapore primordiale e sublime, un sapore provato e che ora gli sfugge, il Sapore per eccellenza, quello che vorrebbe assaggiare di nuovo, prima del trapasso. Ha così inizio un viaggio gustoso e ironico che ripercorre la carriera di Arthens dall'infanzia ai fasti della maturità, attraverso la celebrazione di piatti poveri e prelibatezze haute cuisine. A fare da contrappunto alla voce dell'arrogante critico c'è la nutrita galleria delle sue vittime (i familiari, l'amante, l'allievo, il gatto e anche la portinaia Renée), ciascuna delle quali prende la parola per esprimere il suo punto di vista su un uomo che, tra grandezze pubbliche e miserie private, sembra ispirare solo sentimenti estremi, dall'ammirazione incondizionata al terrore, dall'amore cieco all'odio feroce. Anche in questo romanzo d'esordio Muriel Barbery racconta, assieme ai piaceri e alle tenerezze della vita, l'arroganza e la volgarità del potere (in un ambiente spietato dove - è cronaca di questi anni - un cuoco si uccide perché ha perso una stella Michelin). Già pubblicato in Italia qualche anno fa (Una golosità, Garzanti, 2001), prima che arrivasse il grande successo de L’eleganza del riccio, il romanzo d’esordio di Muriel Barbery ha già in sé tutti gli ingredienti che avrebbero decretato il successo mondiale dell’autrice francese. Mai come in questo caso è appropriato parlare di “ingredienti”, dal momento che il libro è percorso, pagina dopo pagina, dai profumi, dai sapori, dall’aroma intenso del cibo.
Nel signorile palazzo di rue de Grenelle, dove vive la portinaia Renée, abita anche il più blasonato critico gastronomico del mondo. Capace con un gesto di rovinare la carriera dei più famosi chef, ma anche di innalzare al Parnaso della gastronomia piccoli bistrot sconosciuti, il signor Arthens è il più cinico, burbero, arrogante uomo sulla terra, un uomo che ha fatto terra bruciata intorno a sé facendosi odiare e odiando a sua volta i suoi figli, sua moglie, le sue amanti, ma anche il gatto, le statue, i quadri della sua casa. Tutto gronda rancore, ogni singola persona interpellata emette la stessa sentenza: “che muoia pure! Despota, indolente, vecchio pazzo!”.
Un pazzo, ma anche un genio, che durante la sua carriera, con la sua penna, la sua audacia e il suo brio, con la sua proprietà di linguaggio è riuscito a cogliere l’essenza di ogni cibo. Dal cioccolato alla mollica del pane, dal sashimi alle erbette aromatiche di campagna, ogni sapore riceveva dalle sue parole una spinta vitale. Come un Demiurgo il noto gastronomo plasmava l’essenza dei cibi, trasformandoli in esperienze sublimi, dando dignità estetica all’azione basilare dello sfamarsi. La magia dell’arte e delle parole, attraverso cui la fame diventa bramosia, e la sazietà sovrabbondanza.
Ma in punto di morte, steso nel suo letto, mentre i suoi parenti e le poche persone con cui ha avuto a che fare gli augurano di andare dritto all’inferno, Arthens non trova le parole. Ha perso il gusto, non sa più descrivere quel desiderio che gli arde nella gola, che solletica le sue papille gustative. Il ricordo di un sapore ormai perso nel tempo, forse qualcosa che viene dalla sua infanzia, o da uno dei suoi numerosi viaggi intorno al mondo. Forse un sapore perso per scelta, deliberatamente ignorato, forse la base, il comune denominatore di tutti i sapori.
Un romanzo che trascina, con pungente ironia, attraverso la parabola della vita e della morte, un libro che sfocia, anche in questo caso, nell’indagine filosofica sull’eterno rincorrersi di realtà e apparenza.
Ascolta la lettura delle prime pagine del libro su RadioAlt.
Recensioni 1 - 20 di 23 recensioni presenti. Media Voto: 3.08 / 5Mario maderonzi@vodafone.it (17-01-2010) Libro poco interessante, scialbo,non mancano tuttavia pagine descrittivamente belle. Mi ha convinto ancora meno de "L'eleganza del riccio",romanzo molto più maturo sotto molti punti di vista, ma del resto qui l'autrice era al suo esordio narrativo. Voto: 1 / 5 |
pasquale (17-01-2010) Decisamente non all'altezza dell'eleganza del riccio. Meno male che' e' stato scritto prima quindi ci fa ben sperare per il futuro dell'autrice.
Voto 4 Voto: 4 / 5 |
angela (19-11-2009) Vorrei che qualcuno mi aiutasse a capire questo libro, tanto che non sono riuscita nemmeno a finirlo. Ho letto anche l'eleganza del riccio, non mi è parso questo capolavoro che la stampa ci ha raccontato, ma almeno la vita della portinaia mi è sembrata interessante. Voto: 2 / 5 |
sergio (12-11-2009) pomposo e ricercato come "l'eleganza del riccio", ma decisamente più noioso......... Bisogna capirla: è il suo primo libro. Voto: 2 / 5 |
ale bedica alebedica@hotmail.it (06-11-2009) Adoro la Francia.Il colore della Provenza,l'odore di Arles ed il rumore di Avignone. Mi piace tanto che non ci tornerò mai più. Mi circondo allora di ogni cosa che me la ricordi. Uso saponette alla lavanda,bevo pastis Ricard,ascolto incessantemente dischi di Brel e della Hardy e vedo films di Louis Malle. Ma sopratutto la cerco (e la trovo) nei libri. Gli scrittori francesi sono tutti sciovinisti ed ogni loro romanzo sembra uno spezzone del cinegiornale Luce. Le estasi culinarie ne sono un esempio ideale. Voto: 4 / 5 |
Roberta (01-10-2009) A parte la velocita' con cui si legge non mi e' piaciuto molto. Forse e' piu' adatto a chi e' un'appassionato di cucina e puo' capire cosa si prova nell'assaporare determinate pietanze. Ora sto leggendo "L'eleganza del riccio" e mi sembra meglio Voto: 2 / 5 |
jane (24-06-2009) Per certe descrizioni ricorda "La prima sorsata di birra" di Delerm, ma meno frammentario, più colto ed elegante.
E' l'antefatto dell'"Eleganza del riccio" : il celebre critico gastronomico, davvero cinico ed egoista, in punto di morte è alla ricerca del sapore "perduto". Alla sua voce si aggiungono quelle di chi l'ha conosciuto e adorato (pochi) o, più spesso, odiato. Più che una vera e propria trama è un insieme di evocazioni, basate sui 5 sensi, di cibi, sapori,odori, gesti,esperienze, dall'infanzia alla maturità; sono quasi radiografie o vivisezioni che arrivano alla psicanalisi. La lingua è ricercata, raffinatissima, sontuosa : la prosa della Barbery è "nettare e ambrosia, un inno alla lingua". La conclusione,ironicamente, dopo un tale tripudio dei sensi, doveva essere banale, ma così lo è troppo. Voto: 4 / 5 |
Cristina (14-04-2009) Magistrale il metodo narrativo,sublimi le descrizioni dei sapori provati dal protagonista...sembra di essere un ingrediente del piatto descritto! Peccato,e da qui il voto basso,per il finale:banale e superficiale,dalla delusione mi è scivolato il libro dalle mani...non ho ancora letto "L'eleganza del riccio",spero vivamente in un finale più degno delle capacità di questa pur bravissima scrittrice! Voto: 2 / 5 |
Giusy georgec@alice.it (05-04-2009) Ho trovato la narrazione dei gusti, dei sapori, dei profumi, raccontata in maniera mirabile. Il ricordo di certi particolari "bocconi" assaggiati in gioventù dal critico mi ha fatto tornare in mente le stesse sensazioni provate quando per la prima volta assaggiai il vero cioccolato. L'ho trovato solo un po' "scollato", con così tante voci narranti non deve essere stato facile... Voto: 4 / 5 |
MCF (26-02-2009) Questo libro descrive gli ultimi giorni di vita di un critico gastronomico che cerca disperatamente di ricordare a quale alimento appartiene un sapore che gli è piaciuto particolarmente. Ripercorre quindi tutta la vita, soffermandosi su tutti i cibi apprezzati in un tripudio di colori e descrizioni esilaranti che celebrano il gusto di molluschi, sorbetti e gelati senza disdegnare gli alimenti più semplici, come il pane, l’olio, i pomodori. Mi piace molto lo stile raffinato, direi musicale, a volte, che usa e la ricerca meticolosa degli aggettivi e degli esempi più adatti a descrivere sensazioni e pensieri.Mi hanno colpito anche le sue riflessioni: nel capitolo dedicato al pesce crudo, per esempio, dice che "la perfezione è il ritorno"; il ritorno all'essenziale, alla natura, ma con tutta l'esperienza e la cultura maturata nei secoli: porta l'esempio dello chef che vede in un pezzo di salmone crudo la porzione di carne da staccare che corrisponde ai requisiti di massima perfezione in termini di consistenza, morbidezza, apparenza. Secondo me, è bravissima e non saprei dire quale dei suoi libri mi è piaciuto di più; forse "L'Eleganza del Riccio" ha una trama più ricca ed è di conseguenza più avvincente. Voto: 5 / 5 |
cristina cri_lio@yahoo.it (25-02-2009) non ho ancora letto "l'eleganza del riccio", ma spero vivamente che non somigli a questo abbozzo di romanzo, noioso e inconcludente, frettoloso e manieroso.
la trama è resa meglio dalla recensione di copertina che non dal romanzo stesso! ad esempio, da dove si evincono il nome del critico moribondo e questi presunti rapporti forti con gli altri personaggi narranti? Voto: 1 / 5 |
Chiara (04-02-2009) Un libro piacevolissimo, gustoso (è proprio il caso di dirlo) e raffinato.
E' vero: ci sono degli esercizi di stile, senza dubbio, ma sono apprezzabili e interessanti da esaminare dal punto di vista della tecnica di scrittura, oltre che godibili rileggendoli a poco poco.
Ovviamente alla fine ho cercato e ho DOVUTO anche io mangiare...
...beh, non diciamo cosa, altrimenti che GUSTO c'è nel leggerlo?
Chiara Voto: 4 / 5 |
Silvia (27-01-2009) Per ora questo mostro sacro tanto osannato non mi ha convinta anche se aspetto che arrivi il momento giusto per leggere L'eleganza del riccio per formarmi un'opinione più completa. L'idea è originale come anche l'espediente di frammentare la narrazione secondo il punto di vista dei diversi personaggi (espediente che però inizia ad essere un pò troppo diffuso tra gli scrittori francesi) però alla lunga rischia di scadere nel pretenzioso. Voto: 2 / 5 |
Paola Freschi (25-01-2009) Il libro mi è piaciuto molto! E' un libro originalissimo, da mangiare quasi più che da leggere. La raffinatissima capacità descrittiva dell'autrice trasferisce dalla scrittura al nostro senso del gusto i sapori dei piatti e degli alimenti che sfilano davanti a noi durante tutta la lettura. Alla ricerca del gusto per eccellenza, “originario” (perchè è dall'assaggio di quel gusto che possiamo far idealmente partire la carriera del protagonista) e al contempo“ finale” , perchè è dal ricordo di quel gusto che il critico culinario vuole farsi accompagnare nel passaggio tra la vita e la morte. Un cerchio che si chiude, all'interno del quale si snodano i ricordi della vita e della carriera del protagonista, uomo potente e cinico, amato ( poco) , odiato (moltissimo). Gli altri personaggi sono caratterizzati psicologicamente i modo magistrale, rendendone le caratteristiche salienti con brevi, azzeccatissime descrizioni . Voto: 4 / 5 |
Miso miso02@tiscali.it (15-01-2009) "...Il punto non è mangiare nè vivere, é sapere perchè...."
Ecco, non possiede certo la struttura del secondo libro dell'autrice, ma anche questo contiene, a saperle intendere, delle piccole e "gustose" grandi verità.
E ne anticipa la grande eleganza della tecnica di scrittura.
Per il resto, credo che giudicare un libro paraganandolo con un altro dello stesso autore scritto sei anni dopo sia tanto ingeneroso quanto sbagliato.
Ma purtroppo è vero che "L'eleganza del riccio" lo abbiamo letto tutti prima .
"...C'è una morale in questa storia?..." Voto: 4 / 5 |
Bubi (10-12-2008) Mi sono lasciata trasportare dalla lettura di questo libro e devo dire che mi è piaciuto molto lo stile e la scrittura così ricercata e attenta al connubio tra sapori ed emozioni. Alcune descrizioni come quella del pesce, del sushi e del pane sono state, per me, illuninanti. Sicuramente leggerò delle pagine ai miei alunni, perchè sono emblematiche di ciò che io intendo come capacità di descrivere emozionando. La suddivisione in capitoli mi è sembrata un po' forzata e, a volte, confusa. Effettivamente sembra il preludio a "L'eleganza del riccio", ma questo non mi sembra un motivo sufficiente per non consigliarne la lettura. Voto: 4 / 5 |
Matteone (02-12-2008) Questa recensione vuole essere anche un tentativo di capire come vengono assegnati i voti... siamo o non siamo tutti d'accordo che l'eleganza del riccio è un caso letterario in confronto a questo'opera che si evidenzia soprattutto per un ricercato e talvolta stucchevole esercizio di stile.. quindi se diamo 5 all'eleganza del riccio non si può dare 5 o 4 a questo brano che non si può definire un vero e proprio libro... 145pag di pensierini scritti bene... il pubblico ha sempre ragione e se bocciò questo libro per promuovere il secondo assai più celeberrimo vi sarà stato anche un motivo. Non lo consiglio per i contenuti ma per la forma e per far capire a molti cosa significa scrivere, e che uso si puà fare del linguaggio. Voto: 2 / 5 |
manuela (06-11-2008) Questo libro non ha niente da spartire con "L'eleganza del riccio". Non ne possiede la leggerezza e l'originalità. Il racconto appare invece piuttosto confuso. Che delusione! Voto: 2 / 5 |
lamarta (30-10-2008) Trovo piacevole il modo di scrivere di quest'autrice, anche se la trama non è il punto forte di questo libro.
Apprezziamolo dunque per quello che è: un sobrio esercizio di stile. Voto: 4 / 5 |
paolettapink (29-10-2008) secondo me andrebbe letto prima questo e poi l'eloeganza del riccio. in questo libro inizia il delinearsi dei profili dei protagonisti dell'altro libro.bello, mi piace anche il personaggio del critico in punta di morte naturalmente cinico come nel resto della sua vita Voto: 5 / 5 |
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