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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Di Grado Viola - Settanta acrilico trenta lana

Settanta acrilico trenta lana TitoloSettanta acrilico trenta lana
AutoreDi Grado Viola
Prezzo
Sconto 15%
€ 13,60
(Prezzo di copertina € 16,00 Risparmio € 2,40)
Dati2011, 189 p., brossura
EditoreE/O  (collana Dal mondo)
 
Disponibile anche usato a € 8,00 su Libraccio.it
 Disponibile in eBook a € 6,99

Nella promozione Edizioni EO fino al 12 maggio

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Descrizione
Premio Campiello Opera Prima 2011. Camelia vive con la madre a Leeds, una città in cui "l'inverno è cominciato da così tanto tempo che nessuno è abbastanza vecchio da aver visto cosa c'era prima", in una casa assediata dalla multa. Traduce manuali di istruzioni per lavatrici, mentre la madre fotografa ossessivamente buchi di ogni tipo. Entrambe segnate da un trauma, comunicano con un alfabeto fatto di sguardi. Un giorno però Camelia incontra Wen, un ragazzo cinese che comincia a insegnarle la sua lingua: gli ideogrammi. Assegnando nuovi significati alle cose, apriranno un varco di bellezza e mistero nella vita buia di Camelia. Ma Wen nasconde un segreto, assieme a uno strano fratello che dietro una porta deturpa vestiti...

http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788876419478 Settanta acrilico trenta lana Camelia vive con la madre a Leeds, una città in cui "l'inverno è cominciato da così tanto tempo che nessuno è abbastanza vecchio da aver visto cosa c'era prima", in una casa assediata dalla multa. Traduce manuali di istruzioni per lavatrici, mentre la madre fotografa ossessivamente buchi di ogni tipo. Entrambe segnate da un trauma, comunicano con un alfabeto fatto di sguardi. Un giorno però Camelia incontra Wen, un ragazzo cinese che comincia a insegnarle la sua lingua: gli ideogrammi. Assegnando nuovi significati alle cose, apriranno un varco di bellezza e mistero nella vita buia di Camelia. Ma Wen nasconde un segreto, assieme a uno strano fratello che dietro una porta deturpa vestiti... 13,60 new EUR in_stock
I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 53 recensioni presenti.  Media Voto: 2.98 / 5 | Invia recensione

Norma (08-04-2014)
Deludente e angosciante. Incuriosita da una recensione su un giornale ho letto questo assurdo romanzo, uno dei libri peggiori letti finora. Cupo e deprimente.
Voto: 1 / 5
Eli (14-03-2014)
Ho letto questo libro per caso, l'ho trovato nella biblioteca comunale, mi ha incuriosita il titolo, l'introduzione e l'ambientazione a Leeds, perchè ho vissuto quattro anni vicino Manchester. Il libro non mi è piaciuto per niente, mi sono sforzata di finirlo saltando interi paragrafi e pagine, senza per questo intaccare il senso della storia. La protagonista l'ho trovata irritante, tipica ragazza che gioca a fare la ribelle, solo perchè usa parole a sfondo sessuale e pratica autolesionismo. Il finale patetico. Forse sono troppo vecchia per questo tipo di libri, forse adatto a lettori ventenni.
Voto: 1 / 5
revel (14-07-2013)
a tratti (troppo brevi) piacevole. la cosa che ho apprezzato di più di questo romanzo breve è appunto la brevità!!!!! l'ho finito ma non mi ha lasciato nulla.. che è la cosa più brutta si possa dire commentando un libro
Voto: 1 / 5
Monica (15-05-2013)
Contrariamente a "Cuore cavo", questo libro d'esordio della Di Grado non sono riuscita a finirlo.Quando un testo mi annoia porto pazienza dalle venti alle cinquanta pagine, a seconda di quanto è corposo il libro,poi, se continuo ad annoiarmi mollo tutto.Forse sarò in grado di apprezzarlo in un altro momento.
Voto: 2 / 5
luca luca.manzo.bsit@gmail.com (29-11-2012)
Non un capolavoro forse.. ma che senso a dire "mi ha deluso/a, da quanto letto recensioni mi aspettavo di più"? E poi molti a dire 'storia insulsa' o qualcosa del genere. A me sembra un libro veramente capace di richiamare lo stato confusionale e ancora poco strutturato dell'età adolescenziale... ed in questo riesce benissimo! E la storia non è assolutamente insulsa e vuota...il senso di spirale e di avvitamento nella disperazione della non accettazione è lacerante... Consigliato a chi ama le ballate nere di Nick Cave o le melodie strazianti e magari un po' sgraziate di Jeff Buckley... Astenersi chi gradisce sonorità piane di facile masticazione
Voto: 4 / 5
akaspecials (09-06-2012)
Una storia stranissima e originale, molto brava, la disparità dei commenti qui è segno che si tratta di un libro che ha aperto una varietà eterogenea di riflessioni personali, e questo costituisce sempre un bella cosa. A me è piaciuto parecchio.
Voto: 4 / 5
Carla (04-12-2011)
Un libro insulso. Questo è quello che mi viene da dire. Sì, l'autrice sa usare la penna, ma questo non basta. Tutte quelle metafore dopo un pò stancano, sono ripetitive, non aggiungono qualcosa al testo, lo rendono noioso semmai. Va bene che l'autrice ha solo 23 anni, ma non per questo si deve gridare al miracolo. L'età di una persona non deve essere presa a merito. Un libro inutile, che non mi ha lasciato nulla.
Voto: 1 / 5
francesco (28-11-2011)
Un esordio straordinario, così come straordinaria è la capacità di questa giovanissima autrice di modellare un linguaggio denso e ardito. Originale e ben delineata la storia con i suoi personaggi.
Voto: 5 / 5
giacomo giacomoconiglione@hotmail.it (26-11-2011)
Una scrittura dessamente bipolare, che si ferisce di formule mai sperimentare e/o sentite e che, pur tuttavia, si sporca finanche di "banalità". Come se a scrivere fossero quattro mani che non riescono a trovare una sintesi hegeliana. Sono soprattutto i discorsi diretti di Camelia a peccare di prevedibilità e ingenuità, come se di punto in bianco si assistesse ad un work in regress. In egual misura ci troviamo di fronte ad una scrittura "barebacking", senza cioè le protezioni della retorica e che, con deufemismi, arriva senza filtri direttamente dallo stomaco. È un romanzo circolare, che potrebbe anche essere letto a ritroso cominciando proprio da quella "fine non fine" che ristabilisce i confini di un inferno non così terribile perché ivi le protagoniste sanno farsi carnefici e andare in brodo di giuggiole grazie a quel sadismo di espressioni che sanno farsi musica nel silenzio di uno sguardo che non ha bisogno di ridursi in logore parole. E se logos c'è - l'epifania è nel mezzo del romanzo- è solo un espediente per aizzare l'animo contro l'inadeguatezza delle stesse e denunciare l'omologazione della apparente normalità transazionale. Parlare di capolavoro è un iperbole alla quale mi sottraggo volentieri. Certo: si respira aria diversa sebbene acerba e sconsolante.
Voto: 3 / 5
Bruno C. (09-10-2011)
Mi domando il perché sia stato tanto premiato e ben recesito questo romanzo che ho trovato inutile. Non ti lascia niente, e nella lettura non mi ha emoxioanto un solo istante. é un libro a mio parere vuoto, poco importa l'autrice si sia affaticata nel trovare frasi d'effetto, è come una donna brutta questo libro, che tenta di rendersi bella ricoprendosi di stoffe sgargianti. inoltre nulla di nuovo, il poco nuovo presente in questo libro è mi preso in prestito. Sconsigliato.
Voto: 1 / 5
concetta (22-09-2011)
pessimo. l'autrice si capisce che conosce il mestiere, e tuttavia non ha proprio niente da dire. la sua tanto decantata originalità consiste semplicemente nel formulare stranezze che "infastidiscano" di per se stesse, proprio perchè a metterle su carta non ci vuole di certo talento, ma solo una buona dose di "faccia tosta". sconsigliato, in buona sostanza, a chiunque senta dentro di sè quel certo disagio a sentir decantare l'artisticità intrinseca di certa arte moderna... e di certi scarabocchi sconclusionati e pretenziosi, ma a quanto pare pluripremiati.
Voto: 1 / 5
lella pari (21-09-2011)
Trovo la scrittura di questa nuova autrice eccezionale. Sicuramente lo stile, nuovo, ardito, ricchissimo di metafore fantasiose e mai scontate, è il punto di forza. La trama invece scivola nel finale poco credibile, un po' raffazzonato e ingiustificato. Ma lei dice che la trama è simbolica e come tale va interpretata. Unico dubbio: avete letto il romanzo della madre, Elvira Seminara, L'indecenza? Un'autrice di notevole levatura, purtroppo poco conosciuta, dalla cifra stilistica inconfondibile. Sia nella trama, sia nel personaggio protagonista e nella scelta dello stesso finale improbabile e poco credibile, ma soprattutto nello stile, trovo molti punti di contatto tra "L'indecenza" e il libro d'esordio della figlia. Tanto che all'inizio mi sembrava addirittura di leggere un romanzo della Seminara, se si escludono alcune soluzioni più giovanilistiche. Un'influenza materna c'è senza dubbio ed è forte (certe immagini, certe soluzioni, quel modo stralunato della protagonista di estraniarsi dalla realtà e di vedere gli oggetti come esseri animati, partecipi di una vita parallela). Mi terrò il dubbio, ma in ogni caso il romanzo della Di Grado è un esperimento linguistico perfettamente riuscito a parte il neo del finale poco probabile.
Voto: 5 / 5
francesco (17-09-2011)
In assoluto il migliore erordio letterario degli ultimi anni. Un libro vivo e intenso ben scritto.
Voto: 5 / 5
Ehipi (03-09-2011)
E' da apprezzare un po' tutto in questo libro, poiché appunto è il primo. Deve ancora fare esperienza,affinare al tecnica. Non dite che il libro rappresenta un falso solo perché si ispira ad altri autori. Esiste l'intertestualità, ed è anche giusto ispirarsi ad altri autori per poter partire, senza questo non esisterebbe nulla. Non mi ha fatto impazzire come libro, perchè ok, la scrittura è particolare, certe trovate sono originali, però la storia in sé è un po' morta. Non si riesce ad avere quella simpatia per i personaggi, nemmeno per Camelia, e alla fine, come accade raramente, non ti mancano per nulla. Però secondo me è da ammirare ugualmente, senza quell'esagerazione che ha definito questo libro il miglior libro dopo anni.
Voto: 3 / 5
Erica (23-08-2011)
Allora...la storia per come è posta non ha niente di interessante e profondo, non lascia granchè e nemmeno i personaggi. Verte tutto su di lei, il ragazzo, l'altro, la madre depressa, gli ideogrammi cinesi, i buchi (si, i buchi! come non citarli?!?). Il tutto scritto e condito con frasi ed elementi (descrizioni, ma anche personaggi e loro azioni) eccentrici, sopra le righe e in chiave depressa. Un po' sconfusionati, soprattutto all'inizio quando si ha il primo impatto con il libro non si capisce molto bene dove si voglia andare a parare finchè poi la storia ingrana e si riesce a collegare gli elementi e ad abituarsi allo stile. Tutto sommato carino e si legge in poco tempo, è scorrevole. 16 euro comunque non gleli darei MAI. Andate in biblioteca.
Voto: 2 / 5
Elle (21-06-2011)
La storia è veramente brutta, una storiaccia, direi. Però è scritto in maniera divina, con una potenza, capacità suggestiva e originalità fuori dal comune. A volte certe trovate sono geniali ma l'autrice le brucia proponendole in maniera ripetitiva. Esordio interessantissimo, un'autrice nuova con capacità davvero enormi, che di certo ha davanti a sé la possibilità di scrivere libri di grande pregio.
Voto: 2 / 5
Teresa (19-06-2011)
Ma quale rivoluzione, evento e ribaltamenti vari! La mia impressione, assolutamente personale e del tutto negativa, è che, come ha già sottolineato qualcun altro, c'è dietro un gran bel lavoro pubblicitario da salotti altolocati! L'autrice scrive bene ed è indiscutibile, eppure il romanzo è fatto solo di questo, non c'è niente di vero, di sentito, almeno questo è per me, e mia è anche l'impressione che certi critici ed altro tipo d'entourage dagli entusiasmi facili potrebbero pure smetterla un pochino...
Voto: 1 / 5
vladimir (19-06-2011)
delusissimo. quelle sui giornali sono autentiche esagerazioni che no capisco. è testo pieno di forma, senza sostanza.
Voto: 1 / 5
Adriano Martelli (16-06-2011)
Una rivoluzione, questa Viola Di Grado. Incredibile maturità stilistica e profondità di sguardo, con la capacità di scuotere e commuovere di un Von Trier. Impossibile staccarsi dalle pagine e impossibile uscirne senza sentirsi cambiati. Sono felice della meritatissima vittoria del Campiello. Finalmente un'italiana che riscatta il nostro paese anche all'estero.
Voto: 5 / 5
claudia libraia (08-06-2011)
Mi aggiungo, purtroppo, al novero di coloro che si sono accostati al libro dopo averne lette diverse autorevoli entusiastiche recensioni (inoltre credo abbia appena vinto il Campiello Opera Prima). Premetto, inoltre, di essermi fermata intorno a pag. 90 per una totale mancanza di stimoli. A prescindere dall'età dell'autrice, credo che ci siano buone potenzialità di scrittura e buone "trovate"; tuttavia, non basta questo a fare un romanzo e quello che, a parer mio, qui manca più di tutto, è l'EMOZIONE. Labile nello straniamento iniziale, muore del tutto nel ripetersi di mutilazioni botaniche e sartoriali, giochini verbali e tramonti che sembrano "petti di pollo". Contenuti e sentimenti vanno persi in una ricerca stitlistica originale ma non epocale, e quasi del tutto fine a se stessa. Non capisco come si possa dire (Ada Giunti)che questo romanzo "guarda al mondo": Leeds è uno sfondo come un altro, risbattuto vacuamente in faccia al lettore senza che se ne respiri nemmeno vagamente l'atmosfera. E' vero che il fattore soggettivo è assolutamenteimprescindibile, ma come fa UN CRITICO degno di tal nome a non vedere tutto questo?
Voto: 2 / 5
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