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Carlotto Massimo - Alla fine di un giorno noioso |
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Titolo | Alla fine di un giorno noioso |
| Autore | Carlotto Massimo | Prezzo Sconto 15%
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€ 14,45
(Prezzo di copertina € 17,00 Risparmio € 2,55)
|  | | Dati | 2011, 177 p., brossura |
| Editore | E/O
(collana Noir mediterraneo) |
| | Disponibile anche in ebook a € 4,90 |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| In una tranquilla città del Veneto Giorgio Pellegrini gestisce un vivace locale alla moda: giocattolo perfetto con cui siglare accordi sottobanco con politici corrotti, giri clandestini di prostituzione d'alto bordo, traffici illegali e appalti truccati. Ed è a causa di un investimento immobiliare mal gestito che si ritrova con due milioni di euro in meno. Il suo avvocato Sante Brianese, ora onorevole, lo convince che si è trattato di sfortuna. Eppure qualcosa non torna. Nonostante abbia annegato in un pozzo di soldi il suo istinto criminale, Giorgio è e rimane un predatore: l'odore di truffa lo sente da lontano. E infatti, non appena batte la pista del tradimento, le ricerche lo catapultano all'inferno. Fra pestaggi, ricatti, triangoli erotici, omicidi, Pellegrini scatena una guerra. E mentre gli equilibri criminali si rompono, precipitandolo in una girandola impazzita di doppi e tripli giochi, sarà costretto a ricorrere al suo genio criminale per tentare di arrivare vivo alla fine della corsa. Un romanzo adrenalinico e crudele, dalle sequenze narrative sghembe e inquietanti, con lampi di puro fascino che imprimono alla storia una luce velenosa. Ritmi sincopati e atmosfere dark completano una danza macabra destinata a colpire il cuore dei lettori. Quando, nel 2001, Massimo Carlotto diede alle stampe il suo romanzo più famoso Arrivederci amore, ciao i lettori vennero colti improvvisamente da una certa morbosa curiosità legata al passato ombroso dell’autore. La vicenda vedeva come protagonista un giovane ex terrorista che negli anni Settanta era stato incriminato per banda armata. Rientrato nella società dopo qualche anno di carcere si ritrova in un Nordest malavitoso, tra personaggi senza scrupoli, dove la voglia di ripulire la sua immagine si scontra con una realtà in cui l’unico sistema per ottenere qualcosa è la violenza e la prevaricazione. Il suo passato da terrorista gli costerà carissimo, perché quando la polizia rinverrà il cadavere di Roberta, la sua fidanzata, sarà lui ad essere ancora una volta incriminato. È a questo punto che la vicenda del protagonista si mescola con la biografia di Massimo Carlotto, anche lui accusato di aver ucciso la sua fidanzata, anche lui latitante per qualche anno in Sud America e destinato a fare i conti per tutta la vita con le pessime conoscenze che ha fatto in carcere, nel mondo criminale e anche tra i personaggi delle istituzioni.
Nel sequel di quel fortunato romanzo, Carlotto torna nei panni di Giorgio Pellegrini. Lo avevamo lasciato mano nella mano con Martina, la donna in grado di riportarlo alla vita tranquilla dopo la morte di Roberta, e scampato al carcere grazie all’intercessione dell’avvocato Sante Brianese. Lo ritroviamo sposato e sempre legatissimo a Martina, proprietario di un locale, la Nena, che si rivela subito una copertura dorata per un covo di malaffare. È opera dell’avvocato Brianese, divenuto nel frattempo onorevole, sia l’attività di scouting di Pellegrini nei confronti di giovani escort straniere, sia il suo ruolo di raccordo tra i “benefits” dei corruttori e la soddisfazione dei bisogni dei corrotti, che si incontrano alla Nena per incrociare le loro domande e offerte.
Torniamo quindi a immergerci nel Nordest sempre caro all’autore, dove capitani d’industria in crisi delocalizzano in Romania ed ex operai diventati piccoli imprenditori cercano di rimanere a galla con ogni mezzo. Naturalmente a reperire il capitale ci pensano le cosche italiane e straniere, che hanno sempre bisogno di ripulire denaro sporco, ma ripulire investendo in attività produttive ha un costo (circa il 30%), che gli appalti pubblici non hanno. È a questo punto che fa il suo ingresso il vero grande protagonista di questo romanzo, quello che Carlotto chiama “il crimine creativo”: la politica.
Attraverso la corruzione la malavita si impossessa del territorio e attraverso le escort la corruzione diventa una prassi sociale. Si tratta in fondo di uno scambio come un altro: una volta c’era solo la tangente, adesso la tangente è resa più incisiva dalla presenza di giovani donne compiacenti. Nulla di strano, lo fanno tutti, e poco importa se ancora una volta la vita di Giorgio Pellegrini precipiterà nel baratro della violenza cieca e ingiustificata.
Un noir puro, senza sbavature, un affondo alla parte oscura della società veneta, ma allo stesso tempo l’autopsia di un mondo criminale che sta subendo una vera e propria mutazione antropologica. E alla fine della lettura, con un certo sgomento, ci si chiede ancora una volta se esista davvero un confine tra fiction e realtà.
| La recensione de L'Indice |
 Prima o poi leggendo i romanzi bisogna fare i conti con la morale o roba del genere. Si ha un bel guardare con distaccata superiorità di posteri modernizzati alle critiche che angustiarono il povero Flaubert per la sua adultera Madame Bovary; o sorridere di fronte agli scrupoli di Manzoni che, in una nota al suo Fermo e Lucia, si scusava per aver parlato poco di amore in un romanzo che ha per protagonisti due fidanzati, spiegando di non voler turbare qualche zitella poco avvenente e intenta a fare di necessità virtù o qualche prete che ha ancora qualche anno prima di essere dichiarato sentimentalmente fuori pericolo. Con il romanzo, la questione della morale finisce sempre per venir fuori. Potrebbe accadere anche con l'ultimo Carlotto di Alla fine di un giorno noioso, storia di un criminale senza alcuna morale e tutta cattiveria, schifosamente maschilista e consumista, che deve fare i conti con altri criminali non meno sporchi e cattivi di lui, e se la cava grazie alla sua lucida e spietata violenza. È un classico noir alla Carlotto: ambientazione Nord-Est leghista-pidiellino; personaggi politici nuovi addirittura peggiori dei vecchi; un avvocato della provincia veneta che si dà alla politica nel partito del Potente e cura tanto gli interessi quanto le avvenenti segretarie, avido e spregiudicato, che ha imparato quasi del tutto la lezione di Giuliano Ferrara, secondo cui lo schifo paga se non è nascosto: il tutto nel linguaggio asciutto, freddo, veloce dell'eccellente scrittore veneto. Ma un problema si pone. Questo giallo è la storia di una guerra tra esseri immondi e votati al male come sola deontologia professionale. Qualcuno chiederà: ebbè? Non siamo forse di fronte a un romanzo, un'opera d'arte per principio extramorale ecc.? Dopo le pruderie di primo Novecento per ipersensibilità sessuale, non si vorrà, nel primo Duemila, farne per suscettibilità moralista o politicamente corretta? Eppure, eppure. Possibile che ci siano solo loro: il sordido parlamentare avvocato, che ti immagini vendere con un ghigno la favola del Leader che frequenta minorenni avvenenti per redimerle; l'ex terrorista diventato criminale e ora passato alla ristorazione; i gangster professionali dell'ndrangheta? In questo mondo di orrore, violenza, denaro, non solo non si salva nessuno, ma il peggiore di tutti, il protagonista Pellegrini, personaggio già noto ai lettori di Carlotto, facendo da guida al lettore, rischia anche di essergli simpatico e persino degno di ammirazione. In effetti, ammazzare freddamente, dopo averla fatta sfregiare, un'incolpevole prostituta russa; commerciare in donne dell'Est da sfruttare per un po' e poi vendere a dei malesi che ne fanno scempio; uccidere a sangue freddo il killer da lui stesso ingaggiato; accoppare a bottigliate un antipatico portaborse della criminalità organizzata ecc., come lo fa lui non lo fa nessuno. Il suo è un "crimine creativo". Se poi vedeste come sa essere dispotico e maschilista con le sue donne (dalla moglie, cui non concede neppure di scegliersi un profumo o un vestito, all'amante, da cui si fa chiamare Re di cuori), potreste persino invidiarlo. Pensate che, quando deve concentrarsi, mette la sua avvenente quanto plagiata signora nuda su una cyclette, e la fa pedalare fin che non cade svenuta a terra
Ecco il protagonista di Alla fine di un giorno noioso. Ora, il romanzo è raccontato dal suo punto di vista, la prospettiva da cui il lettore guarda è la sua. Pellegrini è pura immondizia; ma siccome se la deve vedere con un'immondizia di provenienza politica e con altra prodotta dalla criminalità organizzata, lui, che è un indipendente, che ammazza in proprio, non fa lo schifo che dovrebbe. In fondo, un piccolo ma vincente imprenditore del crimine non è meglio della grande industria politico-malavitosa nazionale? E allora? Va condannato per questo Alla fine di un giorno noioso? No. Non voglio dire che Carlotto doveva prendere le distanze dal suo protagonista, con qualcosa di meglio dello stucchevole giochetto di ripetere il titolo del libro a ogni inizio di capitolo; o che doveva inventarsi almeno un comprimario un po' meno repellente, per consentire al lettore una postazione idonea a far distinguere quel poco che ancora si può il bene (se c'è) dal male. La sensazione che in questo universo solo malvagio, uno dei malvagi possa apparire migliore degli altri non perché meno, ma perché più malvagio di loro; il sospetto che questo romanzo giochi più sull'attrazione del male che sulla sua ripugnanza; il dubbio che l'eroe negativo diventi più eroe che negativo, ebbene, danno un po' di imbarazzo. Si capisce che l'operazione è commercialmente vincente, come l'orrore in un film horror. Il delitto paga. Ma se letterariamente, data la professionalità dell'autore, l'opera tiene, non dirò moralmente, ma almeno politicamente traballa. Se l'unico oppositore del regime depravato e colluso con la criminalità è un bandito "creativo", che persegue rigorosamente solo e soltanto i suoi interessi, non meno sporchi e bassi, e si rivale delle momentanee sconfitte sui più deboli di lui (le donne), un disagio è lecito; ditelo pure puritano e moralistico. Vittorio Coletti |
19 recensioni presenti. Media Voto: 3.52 / 5Trixter (02-04-2012) Non ho letto il prequel ma questo romanzo agile e breve non mi è dispiaciuto affatto. Pellegrini è uno dei personaggi più negativi che abbia mai incontrato sugli scaffali delle librerie, eppure è tremendamente affascinante. Forse il finale è un pò sbrigativo, ma nel complesso il racconto non mi ha affatto deluso. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
SALVATORE (15-01-2012) Un pessimo sequel ... spero comunque in un ritorno del mitico Giorgio Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Siro (01-11-2011) Carlotto rispolvera uno dei suoi personaggi più riusciti: il pessimo Pellegrini. personaggio borderline in perenne equilibrio tra crimine e cosiddetta "rispettabilità". in realtà i due mondi si sovrappongono in infiniti piani sequenza sconfinando in una zona grigia e feroce che è la proiezione del Paese. la regia è serrata le scene sono cinematografiche. Romanzo ricco. Carlotto non mi delude mai. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
massimo (18-10-2011) Un thriller senza tempi morti, senza pause. Scorre dalla prima all'ultima pagina tenendo il lettore sulle corde. Il protagonista è tremendo, totalmente privo di scrupoli e di sentimenti: insomma, un personaggio credibile. Gli altri non sono da meno. C'è tutto il campionario delle infedeltà, delle ombre, che deve trovarsi in un noir che si rispetti. Come questo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
TG (18-09-2011) Bel libro.
Si legge come sempre molto velocemente ed è un libro che ti tiene sempre su!
Siamo un pochino sotto ai livelli però di Arrivederci,amore ciao.
Bravo Carlotto anche questa volta! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Massimo F. (24-08-2011) Ritmo accattivante e tensione nello sviluppo narrativo fanno di questo romanzo di Carlotto una lettura sicuramente consigliata. L'autore ha due caratteristiche che lo rendono impareggiabile nella proposizione delle sue storie di criminalità: la sua sofferenza personale e la conoscenza profonda del tessuto sociale del nordest. Come al solito qualche "sopra le righe" sicuramente perdonabile.. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
francesco (21-07-2011) Godibile, ma un deja vu.
Carlotto ci aveva abituato meglio. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Michele Vaccaro (19-07-2011) Chi ha letto ed ha amato Arrivederci amore ciao, che il sottoscritto considera un capolavoro assoluto del cosiddetto neo-noir italiano, non può che restare parzialmente deluso da questo sequel. Il libro in sè è scritto bene e si legge volentieri ma chi è abituato a caviale e champagne difficilmente si accontenterà di un'impepata di cozze con birra. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Gianni70 (11-07-2011) Noir serrato e avvincente senza concessioni ad altri generi o divagazioni. Non c'è un personaggio positivo in tutto il libro ed è impossibile stabilire un'empatia con nessuno di loro. Come dice la quarta, il protagonista è un autentico predatore. Corruzione come stile di vita. Potere che nasce dalle stesse matrici: Politica e Malavita. Alla fine della lettura (veloce; letto in poco più di un giorno) ti chiedi se la realtà è così diversa e accendendo la Tv ti accorgi che...non è poi così diversa. Il libro mi è piaciuto ma non condivido ne apprezzo troppo una certa nota di compiacimento da parte di Carlotto nel descrivere le "gesta" del suo "eroe" Voto: 4 / 5 |  |  |  |
emanuela q.69 (06-07-2011) Non conoscevo l'autore; la prima parte e monotona. Il personaggio principale è odioso, e gli altri sono a ruota. Le donne fanno una pessima figura, sfruttate usare prive di cervello e carattere. Non ne consiglio la letture alle femministe. Per fortuna il libro era corto e non lasciando mai un libro a metà l'ho letto fino alla fine, degna dell'inizio.
Emanuela Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Albatross (28-06-2011) davvero un bel libro. Da leggere sicuramente se siete amanti di Carlotto. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Mary (11-06-2011) Avvincente. Ti "prende" dalla prima all'ultima pagina (anche se in alcuni punti è un po crudo...del resto riporta una realtà presente, purtroppo, in Italia). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
TrueBlood (10-06-2011) Ritorna il protagonista di "Arrivederci amore, ciao" in un romanzo bello, avvincente e molto attuale. Bella la trama e poi Carlotto è una garanzia. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
alberto (07-06-2011) il libro non è "noioso".
il personaggio principale è odioso, come sono odiosi, ma in tono minore, persino i mafiosi, tutti gli altri personaggi.
curiosamente ho incontrato l'autore in modo piacevolmente casuale prima della presentazione del libro, a trento; a domanda specifica: dove trova l'immaginazione per scrivere queste cose, la pronta risposta è stata: forse sono storie vere,no?
ebbene è forse quello che mi aspettavo dicesse.
l'intereccio del romanzo è classico nella sua semplicità, la trama non troppo complessa ma ricca di notizie spicciole di realtà veneta, cioè l'intreccio mafia-politica-malaffare che costituisce l'ossatura della realtà socio-economica del veneto.
una prova letteraria a mio modo di vedere piuttosto riuscita che però lascia trasparire un velato pessimismo; ed è difficile dare torto all'autore visti i tempi che corrono.
infine: questo giorgio pellegrini è davvero un uomo di merda, lui e la sua disprezzabilissima nena.
un rivoluzionario fallito che tenta il riscatto sociale dimostrando di essere peggio di quelli che un tempo ha combattuto: si, un affresco decisamente rivoltante.
come eroe ho preferito art keller. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Stefano (03-06-2011) Preso in senso generale, è un libro carino, ma non molto di più. Per essere Carlotto, è un'altra delusione, dopo L'amore del bandito. Non so se la sua vena creativa sia esaurita, ma quando si cominciano a fare sequel malriusciti i campanelli d'allarme dovrebbero suonare. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
HULK (01-06-2011) La fine del neopolar francese è ormai alle porte, la breve stagione del noenoir italiano è finita, questo libro ne è la lapide. Ormai la realtà supera ogni fanatasia Carlotto la insegue ma arranca. Abbiamo una minorenne marocchia spacciata come nipote di Mubarak, con un intero parlamento che conferma. I reattori di seconda mano francesi, questo il nucleare italico, lo conoscono tutti, l'elenco potrebbe continuare. Debole la scrittura di Carlotto, non è Chandler lo sapevamo da tempo, ma nemmeno un Down Brown. Il Pellegrini è una figurina, tra parentesi 'Il mio faccino, il mio fascino'. Carlotto non si accorge nemmeno del tempo che passa. Anche se hanno iniziato da giovani, ormai il Pellegrini è più vicino alla sessantina, piuttosto che ai cinquanta. Non ha bisono neppure della tintura ai capelli. Per favore, tutto suona falsamete contorto, per simulare pofondità. Mentre si tratta solo di una rimasticatura della cronaca, nera, rosa, gossippara dei quotidiani. Alla fne non rimane che un libro noioso. padani, il partito, ma piantala nomi , cognomi, indirizzi li conosciamo bene. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Rita (01-06-2011) Avvincente nella prima parte, il libro lascia una sensazione di frettolosità e schematicità nella seconda. Mancano gli approfondimenti psicologici presenti del primo romanzo della serie ("Arrivederci amore, ciao") e alcune situazioni appaiono piuttosto forzate.
Buono il ritratto sociale della corruzione politica e del famigerato Nord est.
Il romanzo è breve, si legge tutto in una serata. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Luca (22-05-2011) rispetto ad "arrivederci amore ciao" un punto in meno per la trama un po' troppo intrallazzata.
comunque bello Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Luigi Azzarone (20-05-2011) Bel libro nello stile di Carlotto. Anche se mi è piaciuto come al solito, l'ho trovato un pochino meno avvincente del primo capitolo delle gesta di Giorgio Pellegrini, Arrivederci amore ciao. Comunque un libro scorrevole, ben scritto e spietato nello sbatterti in faccia la realtà in cui viviamo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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