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Balzac Honoré de - Illusioni perdute |
| La recensione de L'Indice |

scheda di Schenardi, D. L'Indice del 1999, n. 10
Ad Angoulême, nella stamperia che nel 1793 Séchard rileva a un prezzo irrisorio grazie alla connivenza di un repubblicano, c’è un problema da risolvere: il proprietario è analfabeta. Sono gli stessi eventi storici che gli hanno consentito di avere la stamperia a porvi rimedio. A stampare i decreti che sanciscono la pena di morte per i cittadini che nascondono i nobili è infatti un conte che, pur di non abbandonare le proprie terre, lavora come proto alle dipendenze di Séchard nascondendosi in attesa di tempi migliori. Un prete lo sostituisce dopo il 1795 fino a quando la religione cattolica non viene ristabilita da Napoleone. "Più tardi il conte e il vescovo si sarebbero incontrati sullo stesso banco della Camera dei pari", commenta lapidario il narratore. Qualche anno dopo nella stessa stamperia lavorano due giovani amici, David, il figlio di Séchard, e Lucien, poeta ricco solo del proprio talento. Legati da un profondo affetto, i due sono specialmente accomunati dall’insoddisfazione per una realtà che non risponde ai loro desideri. David vi si rassegna, confortato almeno dalla realizzazione del suo sogno d’amore e dalla speranza in un’invenzione che li renderà ricchi. Lucien si trova invece catapultato a Parigi dove conosce, grazie a una condotta spregiudicata nel mondo del giornalismo, un successo rapido e folgorante e, per la stessa ragione, un’altrettanto rapida e inesorabile rovina. Ma "lo splendido contrasto" tra la vita di David in provincia e quella di Lucien nella capitale, su cui Balzac dice di costruire il romanzo, risulta smentito dai fatti. Esso viene infatti negato da una morale secondo cui ciò che conta è solamente il non coltivare illusioni che possano precludere una visione disincantata della realtà. Per il fatto di non saper vedere correttamente, vale a dire per la loro incapacità di percepire la complessità del reale e di valutare gli effetti delle loro scelte alla luce dei meccanismi sociali e politici, i protagonisti dovranno assistere al massacro delle loro illusioni. Faranno in questo modo i conti con una realtà che premia chi sa affrontarla nella sua durezza senza rifugiarsi nel conforto delle illusioni. Proprio come hanno saputo fare i proti che nella stamperia di Séchard si sono pazientemente avvicendati pagando alla storia un pedaggio necessario alla loro riabilitazione o come tutti coloro che, senza scandalizzarsi, accettano il loro ruolo in una società che in nulla diverge da un teatro: la realtà sta infatti dietro le quinte, mentre il palco è fatto per raccogliere gli applausi che spettano a chi ha saputo recitare bene o comunque meglio degli altri. Illusioni perdute, in questa bella traduzione di Minsenti corredata da note accurate e da una postfazione ben informata, si offre dunque al lettore come romanzo fondamentale del percorso balzachiano, sia per gli importanti temi trattati sia per la maestosa rappresentazione della società francese, proposti con tutto il vigore di un’arte narrativa e di uno stile nel pieno della loro maturità.
Daniela Schenardi
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Media Voto: 5 / 5serena serenanicolotti@libero.it (25-02-2007) e' una poesia.....dolce piccolo Lucien...folle, stravagante,magica Parigi....la vita, i suoi sogni,le sue realta'.... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Bartolomeo Di Monaco bartolomeo.dimonaco@tin.it (29-06-2002) Possiamo immaginare che un autore che nel corso della sua vita ha scritto più di novanta romanzi, molti dei quali autentici capolavori costituenti il corpo della "Commedia umana", abbia avuto in sorte una lunga vita; invece Balzac si spense all'età di 51 anni. Si resta, quindi, stupefatti di questa sua qualità narrativa che ha dato al mondo una gran copia di gioielli letterari, tra i quali Le illusioni perdute, scritto tra il 1837 e il 1843. I mali dell'editoria e del giornalismo occupano gran parte di questo romanzo, che narra la storia di Lucien Chardon de Rubempré, un giovane dotato di bellezza e di ambizione, che parte dalla cittadina di Angoulême alla volta di Parigi col miraggio del successo nel bel mondo. Dovrà ricredersi e subire molte umiliazioni, tra le quali il suo ritorno a casa in povertà, dopo aver rovinato anche la sua famiglia. Balzac ha uno stile rotondo, capace di descrivere tutte le situazioni, sia che appartengano all'ambiente raffinato e aristocratico, che a quello impregnato di miseria e di squallore. Le Gallerie di legno, dove si contrattano i manoscritti di autori celebri o sconosciuti e si vendono i libri; o il teatro dell'Opera, e più ancora quello del Panorama-Dramatique, dove Lucien incontra l'attrice Coralie, che gli sacrificherà la vita; la prima passeggiata di Lucien per le strade di Parigi, restano pagine indimenticabili. È interessante mettere a confronto la descrizione, per esempio, del teatro Panorama-Dramatique, con quella celebre del Teatro delle Variété di Zola, che è del 1880. Non manca nel romanzo una delle caratterizzazioni più riuscite dello scrittore, presente in molte sue opere, quella dell'avaro, rappresentata qui dalla figura del vecchio Séchard. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gianluca sidner@libero.it (30-01-2002) Il capolavoro di Balzac. Dopo Hugo (insuperabile) credo che Honorè sia il più degno servitore di noi lettori. Un libro che ci spiega con 150 anni di anticipo come nel mondo non ci sia posto per la cultura fine a se stessa e che gli spiriti liberi sono miserabilmente costretti a scendere sempre e comunque a compromessi per esercitare la propria ricchezza mentale. Educativo, ma anche assolutamente godibile per la scrittura magnifica. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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