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Coupland Douglas - La sacra famiglia | La famiglia Drummond detiene un primato. È senza ombra di dubbio la più completa e variopinta collezione di stigmi sociali del ventunesimo secolo. Wade, il primogenito, è sieropositivo e ha infettato la madre, Janet, in una circostanza che sarebbe veramente troppo complicato spiegare. Il capofamiglia, da quando ha divorziato, e nonostante sia malato in fase terminale, si aggira con la sua nuova moglie e di tanto in tanto viene posseduto da occasionali quanto violenti impulsi omicidi verso i familiari. Bryan, il fratello minore, è il depresso della famiglia. Dopo diversi tentativi di suicidio ora ha una ragione per vivere: una hippy con la quale ha dato fuoco a un negozio durante una manifestazione no-global.
Media Voto: 2.33 / 5Gianluca (28-11-2010) Questo libro è stata una delusione.
E' l'unico romanzo che ho letto di questo autore (che è stato paragonato a Palahniuk) e tra l'altro, è stato difficilissimo trovarlo, persino in una città come Milano.
Una storia troppo inverosimile, dei personaggi non viene approfondita la psicologia, troppi discorsi diretti. Scene a limite dell'assurdo, ma non quell'assurdo geniale e dissacrante di Palahniuk. Lo consiglio agli adolescenti che altrimenti leggerebbero Moccia, ma lo sconsiglio a tutti gli altri. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Mauro colin7@libero.it (03-06-2004) Una cronaca impietosa di una famiglia americana; questo è La sacra famiglia, e proprio qui sta il suo limite; gli eventi che si susseguono sono riportati in maniera quasi giornalistica, senza approfondimenti, senza riflessioni; tutto quindi ci scivola addosso come i titoli di un tg, ed è difficile appassionarsi alle avventure di Wade, Sarah e gli altri; Douglas Coupland è stato paragonato con questo romanzo a Chuck Palahniuk, ma la loro scrittura non potrebbe essere più distante; tanto Coupland è superficiale quanto Palahniuk profondo.
Mauro Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Libetta Libetta@hotmail.com (07-05-2003)
Prendiamo il Dottor Zivago: ci sono delle coincidenze a servizio dei
protagonisti e, in un libro serio e drammatico come quello, si puo' sentire
il bisogno di plausibilita' (ma era la Russia o Milano tre?).
Invece, se il plot la butta sull'assurdo, le tante casualita' o escamotage
spesso rimediano alla trama (sul ciglio di una strada americana e guarda un
po' chi passa; durante il viaggio sosta in un fast food e li' ci sono dei
parenti) e permettono di terminare a snodo il capitolo.
Considerando le Correzioni, peraltro sempre del 2001, anche li' guardiamo
una famiglia che tenta di riunirsi, ancora la matriarca al centro
dell'azione, ma ad accomunarli davvero e' soltanto il sentimentalismo sul
quale alle volte Coupland indugia salvo riprendersi subito come un po'
vergognoso e buttarla in confusione.
Rotolante e accumulatorio, elenca eventi pseudo polizieschi e materia per
indignazione a pacchi come le nuove droghe, l'aids, la clonazione ma, al
sociale e' difficile appassionarsi, visto che siamo convocati a leggere
circa una famiglia soprattutto e a prendere come esempio le sue disfunzioni
intime rispetto alla nostra e, sicuramente, ricavarne sollievo.
E quanto accaduto viene di volta in volta ricapitolato via telefono ad una
figlia non presente, togliendoci la facilita' di scordare qualche
accadimento di troppo del capitolo precedente.
Come illustratore di volgarita' mi era parso piu' efficace in Miss Wyoming,
ma l'ironia e' immutata ed assolutamente perdonabili sono le frasi che
chiamano al quote, ancora se le puo' permettere.
Sulla copertina la stupenda e soprattutto indicata illustrazione di Winston
Smith, il cui stile sembra la trasposizione grafica di quello di Coupland,
tratta dal libro d'arte We're not generation X, appunto Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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