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Mikhael Yofe, padre di due gemelli poeticamente folli e infelice figlio di una pazza vegetariana, racconta la sua vicenda di unico individuo sano in un gruppo famigliare i cui membri, quando emettono del liquido vitale - sangue, seme, o latte materno - non sanno più ricordare. Sano per modo di dire, visto che la sua particolare sensibilità verso il mondo è dovuta alla sua fontanella, quel buchetto che tutti hanno nel cranio alla nascita e che a lui è rimasto inspiegabilmente aperto anche da adulto. Grazie a quest'occhio privilegiato, che capta profumi e ricordi, passato e futuro, desideri e tormenti, Mikhael riesce a essere testimone e protagonista di una saga i cui confini cronologici e spaziali si stemperano rivestendo la realtà di poesia.
Media Voto: 4.5 / 5francesca meneghetti menekekka@libero.it (08-09-2008) Milan Kundera ("L'insostenibile leggerezza dell'essere") parlava del carattere effimero degli attimi, a differenza di quegli eventi che, ritornando, ci inchiodano all'eternità. La leggerezza dell'essere (insostenibile, però) si oppone dunque al fardello dell'eterno ritorno.
Ma ci sono eventi che pur limitandosi alla durata breve, segnano irrimediabilmente l'esistenza: in tal caso può essere il cuore, o una volontà misteriosa (anche masochista se il ricordo è sgradevole), che ritorna eternamente ad essi per riviverli.
Appartiene a questa categoria di eventi l’incidente che vide il protagonista, all’epoca del suo quinto compleanno, trovarsi in un campo di grano incendiato ed essere salvato da una donna sconosciuta.
Ma accanto a questo ce ne sono altri, perché non di storia individuale si tratta, ma di storia familiare. Anzi, secondo un’altra chiave di lettura il libro potrebbe essere definito come la saga degli Yofe, ebrei e pionieri di origine est-europea, che fondano miticamente su una collina israeliana, una casa-villaggio recintata come un castello medievale.
Non voglio anticipare la vicenda nei dettagli, per non togliere il gusto della scoperta. Mi permetto solo di avvertire il lettore che la lettura è affascinante quanto complessa, almeno fino a quando non si comprende la regola dell’eterno ritorno sugli eventi, secondo focalizzazioni diverse e seguendo i flussi e riflussi di una memoria ora individuale ora familiare.
Sembra quasi di girare attorno ad un pozzo, che racchiude un segreto. Del resto un piccolo pozzo c’è, ed è la “fontanella” che non si è mai chiusa nella testa del protagonista, e che funziona in lui da “terzo occhio”.
Il carattere a spirale, e dunque aperto, della narrazione si traduce anche ne ricorso slash ed asterischi, che sembrano rinviare ad una revisione finale ancora da farsi. Ma, a dispetto di questo, il romanzo ha una circolarità perfetta. Si apre e si chiude con l’immagine di un “biancone”, un predatore, che vola in alto al di sopra della corte degli Yofe. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
monica (14-09-2007) merita di essere letto questo fontanella , bella la storia indimenticabili i personaggi , ironico e commovente , scritto in modo molto originale e poetico. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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