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Chrétien de Troyes; Godefroi de Leigni - Il cavaliere della carretta (Lancillotto).... |
| La recensione de L'Indice |

Un'occasione per rileggere uno dei testi maggiori del medioevo – il romanzo di Lancillotto, o Cavaliere della carretta, secondo la dizione del suo autore – è questa nuova traduzione di Pietro Beltrami, prodotto di un lungo lavoro, non solo traduttorio, intorno all'opera. Chrétien de Troyes incominciò a scriverla verso il 1180, per lasciarla poi, incompiuta, nelle mani del suo collaboratore Godefroi de Leigni, che la portò a termine. Non è il caso di rifare, anche per sommi capi, l'interpretazione di questo romanzo, dove "il senso dell'avventura e dell'amore" (per riprendere il titolo di un celebre saggio di Reto Bezzola su Chrétien) è complicato da situazioni lasciate inspiegate, enigmi non sciolti e movimenti non terminati. La cifra cortese è anche questo intrecciarsi e rimandarsi di persone, parole ed episodi, dove però la qualità della scrittura risulta decisiva. Quella di Chrétien, piana e colloquiale (lontana dallo stile alto e sublime dell'antichità), è però retoricamente costruita, e pure ironica, il che costituisce una bella prova per un traduttore. L'esperimento di Beltrami mi sembra però riuscito: i suoi novenari a rima baciata ricalcano bene la struttura metrica dell'originale e anche registro e stile linguistici sono congruenti con Chrétien. Ne viene fuori una traduzione certamente più godibile di quelle disponibili in prosa – che certo non possono ambire che alla pura funzione di servizio – ma anche attenta e aderente (certamente più della media di altre in versi di romanzi o liriche medievali) e che fa recedere un po' chi scrive, netto sostenitore di quelle alineari, dalla sua posizione di principio. Walter Meliga |
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