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Titolo | Einstein e i filosofi |
Prezzo Sconto 15%
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€ 11,90
(Prezzo di copertina € 14,00 Risparmio € 2,10)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2009, 144 p. | | Curatore | Polizzi G. |
| Editore | Medusa Edizioni
(collana Le porpore) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi | | 
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| Nel pensiero di Albert Einstein si può riconoscere un modello del circolo virtuoso che si instaura agli inizi del '900 tra pensiero scientifico e filosofico. Il volume documenta tale confronto, decisivo per lo sviluppo della filosofia novecentesca della scienza, presentando alcuni testi chiave del dibattito inediti in Italia: da "La valeur inductive de la relatività", saggio scritto da Bachelard nel 1929, per offrire l'analisi epistemologica della teoria della relatività, alla prima traduzione italiana del dibattito filosofico intorno alle teorie di Einstein, tenutosi a Parigi tra il grande fisico e i principali filosofi francesi ("La Théorie de la Relatività", "Bulletin de la Société française de Philosophie", 1922). In appendice figurano poi - a completare il quadro del dibattito epistemologico di inizio '900 - i saggi di Ernst Cassirer ("Sulla teoria della relatività di Einstein", 1920), di Moritz Schlick ("Spazio e tempo nella fisica contemporanea", 1917) e di Hans Reichenbach ("Relatività e conoscenza a priori", 1920). Chiude il volume un breve scritto di Einstein, "Induzione e deduzione nella fisica" (1919).
Andrea Ruini andreaxruini@hotmail.it (01-04-2009) Nella presentazione del libro si afferma che "la filosofia della scienza ha fatto tesoro del pensiero scientifico di Einstein per rimuovere o abbandonare i modelli gnoseologici tradizionali, di impostazione positivistica e neokantiana". Mi sembra si tratti di un equivoco, perché la "relatività" di Einstein non ha nulla a che fare con il "relativismo" filosofico, e solo un seducente ma fuorviante gioco di parole può far confondere le due cose. Lo stesso termine "teoria della relatività" fu introdotto da Planck, non da Einstein, che avrebbe preferito il termine "teoria delle invarianti", termine che avrebbe permesso di evitare molti equivoci e molti fraintendimenti. Il problema è però che i filosofi hanno frainteso la stessa essenza della teoria della relatività. Einstein ha cercato più volte di spiegare la differenza tra la relatività fisica e la relatività volgarizzata, chiarendo che "per descrivere uno stato dei fatti si impiega, in genere, un solo sistema di coordinate, e non sono necessari più sistemi di coordinate per rappresentarlo". E’ sbagliato invocare la relatività di Einstein per sostenere il relativismo, per dire che ogni contesto, punto di vista, narratore, frammento di intreccio o elemento tematico si equivalgano. Semmai, la fisica del Novecento ci ha insegnato il contrario: cioè che in certe condizioni possiamo trarre da riferimenti diversi, o dal riferimento originato in un contesto ben preciso, tutte le leggi della fisica, ognuna valida per ogni contesto, quindi immutabile, indipendente dalla particolare situazione. E' per questo che, paragonata alla fisica classica, la relatività moderna è semplice, universale e assoluta. La tesi che afferma "tutto è relativo" è profondamente errata: infatti il punto è che dal flusso perenne noi possiamo ricavare l'esatto contrario: "Qualcosa è immutabile". Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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