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Gombrowicz Witold - Corso di filosofia in sei ore e un quarto | Non è una leggenda. Sembra proprio che la passione per la filosofia e il "Corso di filosofia in sei ore e un quarto" abbiano salvato Witold Gombrowicz dal suicidio. Nel 1969. a Vence-en-Provence, devastato da una malattia ai polmoni che lo tormentava fin dall'adolescenza, lo scrittore polacco chiedeva con insistenza agli amici Konstanty A. Jeleriski e Dominique de Roux di procurargli una pistola o del veleno. Queste lezioni furono tenute nei mesi di aprile e maggio 1969 alla moglie Rita Labrousse e allo stesso Dominique de Roux, che "aveva capito" conferma la moglie dello scrittore "che soltanto la filosofia, in quel momento di decadenza fisica, aveva il potere di mobilitare il suo spirito". Il "Corso di filosofia in sei ore e un quarto" risulta così una rivisitazione personalissima dei pensatori che hanno dato vita alla filosofia del nostro secolo, ed è la chiave per rileggere l'intera opera narrativa, teatrale, diaristica di Gombrowicz. La filosofia infatti fu la sua passione dominante: "realmente amava parlare soltanto di filosofia" ricorda il poeta Czeslaw Milosz. Quello di Gombrowicz è uno stile di pensiero non sistematico, fatto di fulminee illuminazioni, di intuizioni appena tematizzate, sempre legate alla concretezza della vita, alla condizione disperante dell'uomo. Lo scrittore polacco rivendica un sapere specifico: il sapere del molteplice, e del contraddittorio, irriducibile a una dimensione filosofica in senso accademico, a un sistema compiuto.
Romano De Marco romdema@tin.it (29-08-2005) Un libro davvero straordinario.
La maniera in cui Gombrowicz riesce a esporre e concatenare fra loro concetti incredibilmente complessi e a renderli fruibili a chi non ha una eccessiva dimestichezza con lo studio della filosofia, è veramente espressione di virtuosismo intellettuale.
Si tratta della trascrizione di alcune lezioni (vere) di filosofia che Gombrowicz tenne alla moglie e ad alcuni amici, nell’ultimo periodo della sua vita (fine anni 60’) quando era già gravemente malato di tumore ai polmoni. Pare che fu proprio la sua passione per questa materia a farlo desistere da propositi suicidi.
Il libro è molto breve (un centinaio di intense pagine) e fatalmente si limita a concetti base che vanno dall’esordio del pensiero moderno, che Gombrowicz colloca all’inizio del XVIII° secolo con Catesio, fino ad una lunga sezione dedicata all’esistenzialismo da Kierkegaard al Marxismo, fino a sfiorare lo strutturalismo in una lezione, purtroppo, rimasta incompiuta.
Dalle pagine fuoriesce il sincero amore dell’autore per la scienza del pensiero, nonché la sua assoluta padronanza dei temi trattati e una genuina volontà di divulgazione del suo sapere.
Le lezioni hanno un tono fra l’entusiastico e l’ironco, che non sfocia mai in atteggiamenti eccessivamente didattici e, grazie ai tanti esempi e alle numerose ripetizioni di concetti importanti, l’autore riesce a giungere anche a chi (ad esempio il sottoscritto) è privo di un retroterra culturale che consenta di dare per scontati aspetti fondamentali della materia trattata.
Gombrowicz ama la filosofia e lo si capisce da come ne parla, ma allo stesso tempo non ne è intimorito né succube e riesce ad essere garbatamente polemico (fino all’ironia) con alcuni grandi pensatori dei quali non condivide appieno le tesi.
Uno di quei libri che vanno letti e riletti più volte nel corso della vita e che costituiscono una ricchezza enorme per la mente e lo spirito.
Superfluo aggiungere che ne consiglio caldamente la lettura a tutti.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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