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Drieu La Rochelle Pierre - Fuoco fatuo |
6 recensioni presenti. Media Voto: 4.83 / 5Vittorio Caffè (27-10-2007) Non è questione di fedi politiche, Drieu La Rochelle sapeva scrivere e dimostrava in ogni pagina che scriveva la propria intelligenza lucida e impietosa. Che si sia compromesso collaborando coi nazisti (ma al contempo aiutando alcuni intellettuali francesi di idee diverse dalle sue), e poi suicidato per sfuggire al processo e alla prigione, non toglie che alcune sue opere siano assolutamente fondamentali per capire il ventesimo secolo e quello in cui viviamo (male). Affascinante questo Fuoco fatuo, cronaca di una ricerca affannosa di senso nella vita, che è facilmente leggibile come confessione pressoché diretta di Drieu; un romanzo che tra l'altro fa presagire il tragico destino che l'autore sentiva incombere, diversi anni prima che l'apocalisse d'abbattesse sull'Europa. Ma a mio avviso questo romanzo, pur bello, non arriva alla devastante bellezza de La commedia di Charleroi, o all'intensità dolorosa di Cani di paglia. Comunque, un libro che merita lettura attenta e profonda meditazione. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Max (28-07-2007) Lettura fondamentale. dopo aver letto questo libro mi sono infatuato di La Rochelle.
Alain è consapeole di aver terminato il proprio compito, dunque si uccide, col disprezzo per il mondo nel cuore. Alain, La Rochelle e Mishima...sono tra loro uniti da un filo sottile.
da notare che la "morale" dell'intera vicenda ha unop squisito sapore nietzschiano. La Rochelle asserì che "Così parlò Zarathustra" è stato uno degli scritto più importanti per la sua formazioni umana e artistica. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ale bedica alebedica@infinito.it (23-12-2005) Pubblicato nel 1931,quindi poco dopo le uscite degli Indifferenti ,Addio alle armi e L'urlo ed il furore ,si distanzia da tutti per l'osservazione più cruda ed onesta di una società decrepita ed alla deriva,di un mondo degradato e privo di valori "eroici". Alain,il protagonista,al contrario di noi,forse,non allontana la morte dai propri pensieri per vivere meglio e più liberamente,ma si sente invece più vivo e saggio spiandola in ogni segnale che essa invia attraverso le sensazioni del corpo e le fatalità del mondo esterno. Fuoco fatuo,ma soprattutto il suo seguito,Addio a Gonzague, ci spiegano che "C'e solo una cosa bella nella vita,la passione,e la passione si può esprimere soltanto con l'omicidio degli altri e di se stessi". Osservando nel retro di copertina la "Vertigo" di Spillaert,capiamo di trovarci in un paesaggio,un luogo di rifugio,dove possono celarsi i sentimenti,la rappresentazione della realtà,in un progressivo allontanamento dalla sfera fisica.Anche in Fuoco fatuo siamo spettatori di un salto,della straordinaria impresa di Alain:riprendere in mano la propria libertà,aderendo finalmente alle cose. Grazie Drieu,grazie Nimier. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Luigi luigi00@libero.it (16-12-2004) Una delle mie letture fondamentali.
Da leggere tutto di un fiato, da immergersi come in un incubo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roberto antimes@libero.it (06-01-2004) capolavoro...sconnesso,desolante e caustico.
magari chi non approva la fede politica di Drieu non si avvicinerà mai a questo volume, ma lo ricordo davvero come uno dei migliori libri mai letti, magari accompagnando la stessa lettura ad un -mood- appropriato...
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Andrea Sperelli sperelli8@tiscali.it (04-08-2003) Dimentichiamo per un attimo la fede politica che animò certi istanti della vita di Drieu, per poterci immergere con tranquillità nei suoi romanzi, tratti più spesso da vicende della sua vita privata. In autori come questo la fede politica non ha alcuna rilevanza, poiché raramente se ne riscontrano le tracce tra le pagine dei loro libri.
"Fuoco fatuo" è affascinante in primis perché non è solo un romanzo ben scritto, ma perché ci racconta qualcosa di reale e profondo: gli ultimi istanti della vita dello scrittore Jacques Rigaut, amico di Drieu e suicida nel 1929. Rigaut decise la data della propria morte quando aveva 20 anni, e, contrariamente a quanto pensavano gli amici, attuò freddamente il suo progetto di suicidio con un colpo al cuore, disteso su una coperta cerata sul letto per evitare di sporcare la stanza. Sempre accuratamente vestito, con uno stile sobriamente dandy (come ci raccontano Man Ray, André Breton e Drieu stesso), Rigaut non rinunciò alla cravatta neppure il giorno del suo suicidio. Con la sua vita, condotta come fosse un'opera d'arte, Rigaut dimostrò quanto la "filosofia" dadaista di Tzara e Ball fosse realistica e intensamente artistica, stabilendo così uno strabiliante feeling con la Morte, trattata in modo ironico e quasi gioioso.
Drieu la Rochelle, infatuato di questo personaggio, non tardò di molto ad imitarne le ultime gesta: dopo la seconda guerra trovò opportuno uccidersi col gas.
Per saperne di più su questi artisti, visitate il sito: http://members.xoom.it/newdandy Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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