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Albaret Céleste - Monsieur Proust |
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Titolo | Monsieur Proust |
| Autore | Albaret Céleste | Prezzo Sconto 10%
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€ 27,00 
(Prezzo di copertina € 30,00 Risparmio € 3,00)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2004, 384 p., ill., brossura | | Curatore | Belmont G. | | Traduttore | Donaudy A. |
| Editore | SE
(collana Testi e documenti) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Quando Marcel Proust mori, già celebre nel mondo, nel 1922, molti si precipitarono da colei ch'egli chiamava la sua "cara Céleste ", per ottenerne la testimonianza, i ricordi. Molti sapevano che solo lei (per essergli vissuta accanto negli otto decisivi anni della sua esistenza) deteneva verità essenziali sulla persona, sul passato, sugli amori, sullo sguardo sul mondo, sul pensiero, sull'opera di quel grande, geniale infermo. Céleste era il testimone principe, il centro di tutto. Ma per cinquant'anni rifiutò di parlare. La sua vita, diceva, se n'era andata con Monsieur Proust. Solo a ottantadue anni Céleste Albaret decise di concedere una lunga conversazione, raccolta nel libro, a Georges Belmont.
| La recensione de L'Indice |
 Sono noti gli sforzi compiuti da Proust per innalzare una barriera divisoria fra la propria biografia e l'universo della Recherche . "La sola vita pienamente vissuta - dirà lo scrittore - è la letteratura", e per comprendere il meccanismo di funzionamento dell'opera non c'è alcun bisogno di evadere dal perimetro del testo. Perché fare critica letteraria - ribadisce del resto anche in Contre Sainte-Beuve - non significa inviare il proprio segretario alla Biblioteca nazionale in cerca di informazioni riguardanti la vita di uno scrittore: un simile atteggiamento non fa che reperire migliaia di tracce inutili e ingombranti, che hanno poco a che spartire con le solenni architetture dei "veri libri", figli "non della luce del giorno e della conversazione, ma dell'oscurità e del silenzio". Se tuttavia un lettore ostinato desiderasse ignorare l'avvertimento per poi valicare i limiti della Recherche , ad agevolare la sua indebita infrazione troverebbe innanzitutto Monsieur Proust , la testimonianza rilasciata (a Georges Belmont) da Céleste Albaret, cameriera a servizio esclusivo dello scrittore dal 1914 fino all'anno della sua morte (1922). Impossibile dubitare della franchezza dei suoi racconti: la sua - ci ripete Céleste fin dalle prime pagine del libro - è la parola incontestabile di qualcuno che sa perché ha visto con i propri occhi e, in più di un'occasione, si è trovato a essere l'unico spettatore del singolare scenario che circonda la stesura degli ultimi volumi del romanzo. A lei Proust ha parlato dei suoi ricordi e del modo in cui - subendo deformazioni, fusioni e modifiche - sarebbero poi confluiti nel tessuto dell'opera; a lei ha narrato e mimato l'andamento di quelle serate che avrebbero costituito tanta parte del suo libro; con lei avrebbe inoltre condiviso i tormenti dell'angosciosa lotta contro il tempo e il segreto dei sotterranei meccanismi di funzionamento che mettono in moto la formidabile macchina romanzesca: tutte le informazioni necessarie si troverebbero qui, nell'orgogliosa deposizione di una domestica che non esita a scagliarsi contro i pettegolezzi e le tante fantasie avanzate dalla critica. Eppure le informazioni offerte da Monsieur Proust , se da una parte riescono ad aprire un avvincente spiraglio sui retroscena della Recherche , dall'altra finiscono per consegnarci un ritratto inevitabilmente prospettico e ammaliatore. Non credo che si possa entrare a contatto con l'artista recluso, scrupolosamente descritto da Céleste in tutte le sue curiose abitudini, senza avvertire una parziale ma calcolata, sospetta volontà di simulazione: è come se Proust, dopo aver attentamente studiato Céleste, avesse scoperto nella cameriera - discreta, puntigliosa, capace di riportare dettagliatamente messaggi e conversazioni - il più desiderabile degli osservatori e, in sua presenza, avesse stabilito di impersonare un ruolo ben preciso. Per accorgersene basta considerare il rigido protocollo che Céleste è tenuta a rispettare prima di essere ammessa alla presenza dello scrittore. Proust regola le sue convocazioni, prevede i suoi spostamenti in casa e sceglie con accuratezza la condizione - e il momento - in cui farsi vedere: dal suo letto attende, come un ragno, che Céleste cada in una rete che le viene pazientemente preparata giorno dopo giorno; attira la sua attenzione - oltre che con i racconti - attraverso gli abitudinari cerimoniali di una nevrosi difesa da ossessioni e manie; la rende, a tutti gli effetti, una spettatrice privilegiata, chiamata a presenziare al dramma della creazione artistica. In modo tale che quando poi Céleste, ormai cinquant'anni dopo la morte del romanziere, si impegna a rispondere alle curiose interrogazioni dei lettori della Recherche , finisce per regalar loro un resoconto talmente pilotato da metterli quasi in imbarazzo: non c'è, nel suo ritratto di Monsieur Proust , alcun dettaglio che non collabori in qualche modo alla mitografia di un artista impegnato a vivere esclusivamente - e su tutti i fronti - per la costituzione della propria opera e a rimandare, con ogni frase o gesto, al circuito sacro dell'opera in sé. Splendida lezione di metodo per chi abbia deciso di ignorare il close reading invocato a suo tempo da Proust. Ma a esserne responsabile non è tanto Céleste, impegnata semmai a offrirci una prova dell'assoluta dedizione con cui, per anni, ha concesso indispensabile assistenza e appoggio a un artista eccentrico, se vogliamo, eppure del tutto "rispettabile". È lo scrittore - che in realtà aveva indovinato l'insubordinazione dei suoi futuri lettori - ad aver diretto il gioco fin dall'inizio per garantirsi, con una mossa d'anticipo, un preventivo controllo sulle invasive e spericolate ricerche dei posteri. Una notte, probabilmente dopo la fine della guerra - racconta infatti Céleste - Monsieur Proust la esorta a scrivere un libro di importanza cruciale, che dopo la sua morte si sarebbe venduto molto più dei suoi romanzi, "come il fornaio vende le pagnotte al mattino": si tratta del diario di Céleste, che lo scrittore - per neutralizzare fino in fondo illecite supposizioni e false piste - si sarebbe poi affrettato a munire di un commento. "Nessuno, tranne lei - pare abbia detto in quell'occasione il romanziere alla domestica - mi conosce davvero. Nessuno sa, come lei, tutto quel che faccio, nessuno può sapere tutto quel che le dico". "Non immagina neppure - avrebbe inoltre aggiunto Proust, di fronte all'impacciato diniego di Céleste - quanta gente verrà a trovarla dopo la mia morte e quant'altra le scriverà". "Il guaio - commenta per noi Céleste Albaret - è che tutto questo si è realizzato". Ivan Tassi |
Media Voto: 5 / 5Rosa (12-07-2007) Ritratto vero di un Proust umano, con le sue debolezze e le sue virtù. Sembra di vivergli accanto per un po' ed è impossibile resistere alla fascinazione, non all'innamoramento, di un mito che si fa uomo. Dopo la vita del romanzo, la vita delle biografie, il racconto di Céleste è il più vero dei punti di vista, perché guarda con l'affetto che un lettore proustiano non può non provare per i luoghi, le abitudini e tutto quel mondo che ti si attacca addosso. Per sempre. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
marius (09-04-2007) Un libro molto interessante, per capire la Albaret, un po' meno per capire Proust. La buona domestica appare innamorata follemente di monsieur proust il quale la usa per dettare alla posterità una sua biografia un po' edulcorata, facendo i debiti confronti con le altre biografie di Proust, soprattutto con quella, magistrale, di G. Painter quella di Celeste ci appare come una sbirciata da un buco della serratura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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