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Rimbaud Arthur - Una stagione all'inferno. Testo francese a fronte |
"Una stagione all'inferno", stampata nel 1873, è la sola opera pubblicata a cura di Rimbaud. L'opera, che si compone di nove sezioni, parte in poesia e parte in prosa, è una specie di diario autobiografico immerso in un'atmosfera demoniaca nella quale i momenti fondamentali della vita si trasfigurano nei simbolismi della magia, dell'odio, della veggenza.
Media Voto: 3.75 / 5Mauro Lanari haldullea@libero.it (16-02-2009) Temere il pensiero d’un ragazzino di quasi 150 anni fa non è un gran bel sintomo. Forse poiché costui aveva intuito l’aria che tirava meglio di tutta la mejo gioventù del 2009: già “il terremoto di Lisbona bastò a guarire Voltaire dalla teodicea leibniziana, […] perciò sarà stato un errore la frase che [solo] dopo Auschwitz non si possono più scrivere poesie” (Theodor W. Adorno, “Dialettica negativa”, tr. it. Einaudi 2004, pp. 325-6). O meglio: “CERTE” poesie, quelle che “indorano la pillola”. Ma Adorno è anche più preciso e opera una netta, doverosa, implacabile distinzione tra Lisbona e Auschwitz: “la catastrofe palese della prima natura era trascurabile al confronto della seconda, sociale, che si sottrae all’umana immaginazione, avendo essa scatenato l’inferno reale della malvagità umana." "Auschwitz ha dimostrato inconfutabilmente il fallimento della cultura. Che sia potuto accadere nel bel mezzo di tutta la tradizione filosofica, artistica e scientifico-illuminista non dice solo che questa, lo spirito, non è stata in grado di scuotere gli uomini e di cambiarli. Anche in questi comparti, nella pretesa enfatica della loro autarchia, la non verità è di casa. Tutta la cultura, compresa l’urgente critica a essa, è spazzatura” (p. 330).
Oggi, invece, ci s'incontra quotidianamente a un ritrovo di dopolavoristi o durantelavoristi obnubilati dalla volontà di potenza, con sommo menefreghismo che tale potenza, è stata chiamata “il genio come efficacia pragmatica tecnoscientifica" o "come peculiarità cognitiva”, possa NON essere un bene a prescindere, poiché a disposizione d’un ente antropico ancora incapace di gestirsi e di gestire alcunché. La diffidenza verso un Progetto, e un Progetto Intelligente, vale in tutti i sensi e le direzioni, non solo in quella dei fondamentalisti protestanti statunitensi, altra faccia d'un'unica medaglia.
E così “La notte rotola dentro i miei occhi” (1873, un giovane presunto fesso che nella cecità vedeva meglio e con maggiore lungimiranza di chiunque altro). Voto: 4 / 5 |
Francesco (11-06-2008) Fantastico, forse un po' complesso da capire alla prima lettura, soprattutto se superficiale... Io l'ho letto due volte, la prima volta non avevo capito niente, la seconda mi è apparsa come una prosa rivelatrice, magica e delirante!!
Veramente fantastico!! Voto: 5 / 5 |
giacomo giacomo76@superdada.com (22-03-2006) Se non si conosce la vicenda umana di Rimbaud è chiaro che non si apprezza questa prosa. Per me bellissima Voto: 5 / 5 |
C. Hargreaves scissor_hands@libero.it (21-07-2005) Visionario, senza un trama: un delirio. Da leggere quando si terminano tutti i libri del mondo.... non se ne esce con niente. Ma Rimbaud è Rimbaud.... è più interessante dal punto di vista sociologico e psicologico, che dal punto di vista letterario (una cosa identica l'avevo scritta io a 13 anni! eppure non sono passato alla storia..) Voto: 1 / 5 |
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