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Nicosia Adriano - I misteri del saio |
14 recensioni presenti. Media Voto: 4.92 / 5Augusto Mario Lucarotti (24-04-2010) Lo stile dello scrittore: i dialoghi, lo strumento attraverso il quale il personaggio prende vita. Scrivere dialoghi non è poi così facile, e molti scrittori, benché abili nelle descrizioni, trovano il loro limite proprio in questo strumento. Nicosia mostra da subito quest’abilità, riesce a calarsi in diversi personaggi, spesso molto distanti tra loro, assumendone il lessico e l'atteggiamento. Ne rispetta il carattere e riesce a far parlare, naturalmente e credibilmente, tutti i suoi personaggi in modo inconfutabile, rendendoli riconoscibili rispetto agli altri.
Un esperto dialoghista riesce a notare anche la precisione degli ambienti con la funzione di rendere più "vivi e interessanti” i personaggi.
La tecnica del dialogo è una tecnica difficile, delicata, e Nicosia è capace manovrarla con molta facilità riuscendo anche a trasmettere informazioni sul personaggio evitandone le descrizioni.
Riesce a rendere la lettura leggera e curiosa. Interessante l'uso della storia vera, utilizzata per lanciare la provocazione e per indurre a “momenti di riflessione”. Momenti di cui riesce a far tesoro utilizzando la scrittura come denuncia e strumento di “formazione sociale”.
Ho letto i tanti riferimenti a Sciascia, io personalmente, lo trovo superiore. Mentre Sciascia era impregnato da una buona dose di pessimismo, Nicosia non usa la sua scrittura per comunicarci che non cambierà nulla, rassegnato, quasi sconfitto come Sciascia. Il suo stile, al contrario, ha una buona dose di ottimismo. Ci descrive gli eventi, li denuncia ma infonde al lettore la "riflessione positiva", la "presa di coscienza" quasi ad aiutarlo a prendere una giusta posizione per la società.
Il punto in comune con Sciascia:la concretezza dei fatti, il coraggio di rappresentare le cose e certe realtà. Mentre il primo lo faceva in versione pessimistica, Nicosia è all'opposto: indica invisibilmente la via ridando al lettore la "consapevolezza della riflessione positiva".
L'uso dei suoi dialoghi e il senso che ne vuole dare lo trovo un mix vincente! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Michelangelo Mulieri (19-04-2010) Nella scrittura di Nicosia è chiaramente avvertibile che il suo godimento letterario maggiore, proprio nell’avventurarsi nella cronaca delle vicende della provincia siciliana (fatti veri su cui trama e ordisce la finzione, e quindi genuine in sé se non fossero intricate dall’essere appunto siciliane), è quello di dar vita ad una esaltazione della valenza suggestiva e ritmica del dialogo. Fin dalle prime pagine, questa “arte del racconto” viene addirittura dispiegata con una curiosa ma incalzante “vis comica” che trova un canale di comunicazione fluido e immediato con il lettore; ma assieme a questo effetto di piacevole compagnia, perché il linguaggio è la dimora dell’essere, e con la stessa incalzante perentorietà e ritmica speditezza, si trasmette l’essenza più intima e profonda dell’essere siciliano. Questo contrasto iperbolico tra dramma, quello dei fatti narrati e realmente accaduti, e il paradosso reso nelle battute dei protagonisti riflettono allo stesso tempo la consapevolezza dell’assurdo che la società esprime e il dolore per l’ineluttabilità di questa condizione. Nicosia lascia poco spazio all’invenzione nelle vicende che narra nelle pagine con un susseguirsi di caroselli di persone e fatti. E anche in questo rispecchiare la verità storica c’è probabilmente un senso preciso: in Sicilia per realizzare un dramma farsesco, come quello dei libretti di Da Ponte nelle opere Mozartiane, non serve che la storia si ripeta. Il senso della storia, per i siciliani, si manifesta al primo istante con un atteggiamento di violenza smorfiosa e paradossale tipico della farsa. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fabio Alberto Maira (08-04-2010) Nel romanzo, con una sottile abilità, senza dar apparentemente un indirizzo, attraverso un fatto storico il Nicosia evidenzia una risentita dimensione civile, una speranza nei poteri della ragione, un'angosciante coscienza delle carenze e delle colpe delle classi dirigenti di ieri, che si riflette oggi, e del prezzo di dolore e di miseria che esse comportano.
Uno stile che per intenti, coraggio e spunti di riflessione da trasmettere, ci ricorda quello di Sciascia
L'opera assume sin dall'inizio il valore di testimonianza, di ricordo e denuncia sociale (Giustizia sociale e - stato di necessità -).
Lo stile è molto semplice, scorrevole e ricco di dialoghi, peculiarità piacevole che ci riesce a - trasmettere - molto più incisivamente.
Una marcata tendenza al neorealismo: il linguaggio è aderente al mondo rappresentato pur ricordandoci una storia degli anni '60.
Il merito di rappresentarci, o ricordarci, se vogliamo, una storia che può aver tanto di delicato ma che sicuramente ha tanto e molto da far riflettere. Una storia che in termini riflessi può denunciare tanto di "contemporaneo". Egli va a fondo, alla sostanza dei problemi. È un romanzo sulla condizione di quei frati francescani, su quel famoso convento, baluardo della Luce o avamposto delle tenebre? Un'analisi chiara ed esauriente, uno studio sulle sue cause sociali, storiche, politiche, morali. Il famoso "stato di necessità" che alimenta una sfiducia radicata nei siciliani nei confronti della giustizia. Il senso di estraneità nei confronti della legalità e dello Stato conosce cause storiche, vicende che, come questa, hanno scavato un solco fra oppressi e oppressori.
Interessante il personaggio del frate ritratto in questo romanzo: frà Carmelo.
Nicosia usa questo "genere" per denunciare la sostanza, le modalità e l'arroganza del potere, il degradarsi della convivenza civile, l'impossibilità di una giustizia compiuta, quella che possiamo definire la "crisi di civiltà" che oggi di riflesso stiamo vivendo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Elita Casablanca elita.c@hotmail.it (20-03-2010) Per me che sono di Messina è stato semplice immaginare i frati di Mazzarino davanti alla corte...negli anni molto è cambiato nelle aule dei Palazzi di Giustizia e molto è rimasto immutato o quasi...
Questo libro è una cronaca romanzata, quindi non lascia, come dire, "sazi" come una storia che ha un suo percorso ideale, che alla fine ha la compiutezza di un cerchio che si chiude...propone come flash diversi scenari, fa riflettere, suscita domande...ha una funzione più didattica che di pura evasione e credo che questo sia un merito e l'intento dell'autore.
Colpisce particolarmente il richiamo allo "stato di necessità", che fa riflettere e fa venir voglia di approfondire, perchè è un problema etico ora più che mai attuale e che chiunque di noi si potrebbe trovare da affrontare.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giulia Visconti (22-02-2010) La Sicilia è una fucina di talenti letterari. Chi legge quest’opera narrativa si rende subito conto che non si trova di fronte a un classico romanzo. Lo scrittore usa un linguaggio semplice, molti dialoghi, la sua vera peculiarità, che rendono molto facile la lettura travolgendo il lettore da subito, riga dopo riga, intrufolandosi nel suo animo e facendo crescere in sé un entusiasmo che non lo lascerà fino alla fine. La provocazione, la ricerca della VERITA' all'interno di un CONTESTO "pirandelliano". Un panorama sociale fatto di ambiguità, falsità, doppiezze e trame di potere, verso il quale è fondamentale continuare a combattere, ricercare la verità, anche se essa sarà puntualmente ostacolata, insabbiata.
Il velo narrativo da romanzo-denuncia come lo stile di Sciascia ci sapeva rappresentare.
Nell’opera sono contenuti diversi messaggi, anche se lo scrittore, con estrema abilità, non interpone personali elementi salienti, l’abilità dei suoi dialoghi rende chiara e vera l’atmosfera che si respirava in quei terribili momenti, scena dopo scena. Magistrale la descrizione dei personaggi, in particolare quella di fra Carmelo. Sembra davvero vivere in quel freddo e misero convento degli anni’50/60. “I misteri del saio” è sicuramente un romanzo stupendo. Buona Lettura!
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Francesca Sassi (21-01-2010) Sono rimasta stupefatta dal racconto di questi avvenimenti così inverosimili che anche per chi ha fede come me, lasciano l'amaro in bocca e destano un sacco di dubbi.
Hai raccontato molto bene in maniera fluida tutte le vicende e anche per chi non conosce il dialetto come me....era facile intuire il significato per come hai fatto parlare i personaggi non solo con le parole, si percepivano le loro espressioni e anche i loro sentimenti.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giusy Mancuso (25-11-2009) Scorrevole,fluido e semplice nel linguaggio,la storia è inverosimile,una verità descritta nella sua cruda verità ma mai volgare,Sintuisce che l'autore ha volutamente salvaguardare la fede eliminando quello che di più scandaloso si poteva sapere.L'autore mostra tutta la sua abilità nelle descrizioni dei luoghi, della personalità e della debolezza dell'uomo e dell'animo umano,costantemente messo alla prova anche questi indossa il saio.Ricorda molto Sciascia Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Daniela Di Marco (15-10-2009) Davvero interessante e intrigante la storia inverosimile, per altro vera, alla quale si è ispirato il nostro talentuoso autore!
Davvero abile nella descrizione di personaggi, ambientazioni e dialoghi!
In una Sicilia in cui Monaci, estorsori e gente di "malo affare" si alternano, scambiandosi addirittura, incredibilmente, quasi i ruoli!
Un romanzo da leggere tutto ad un fiato...fra ricatti e affari loschi!
Davvero scorrevole e piacevole.
Mai noioso o banale.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ubaldo Scarantino ubaldoscara@live.it (23-09-2009) Quando mi è arrivata tra le mani l’opera di Adriano Nicosia non avevo nessuna conoscenza in merito ai fatti del convento di Mazzarino.
Io, nisseno, ignoravo quello che, all’inizio degli anni sessanta, per notorietà internazionale ha rappresentato “il fatto” della provincia di Caltanissetta.
Già il titolo mi preannunciava qualcosa di torbido: un groviglio di segreti legati al mondo degli ordini minori della Chiesa. E l’impressione è stata sostanzialmente confermata dalla lettura del testo. Più mi addentravo nella storia, più questa mi appariva enigmatica e indecifrabile. Più cercavo di anticipare l’autore, più mi ingarbugliavo nelle molteplici e tutte valide soluzioni che riuscivo a trovare.
Lettura affascinante e coinvolgente devo dire, come poche altre in cui mi sono imbattuto.
E qui oltre alla bravura dell’autore bisogna riconoscere lo spessore di quello che è stato un fatto di risonanza internazionale. Il processo dei fatti di Mazzarino chiamò in campo tutta una schiera di giuristi e teologi impegnati nella ricerca di formule teoriche atte a scagionare i frati. I giuristi avanzarono la tesi dello “stato di necessità”, mentre i teologi il corrispettivo morale del “male minore”, e comunque entrambi concordavano sul fatto che i frati non potevano non ubbidire. E proprio quest’ultima formula mi riagganciò ai miei studi filosofici. Mi ricordai di Hannah Arendt e delle sue analisi tese a smascherare la fallacia morale che si nasconde dietro quest’argomento: chi sceglie il male minore dimentica di aver scelto, comunque, a favore di un male. E soprattutto la distinzione tra obbedienza e consenso. Solo un bambino “ubbidisce”; se lo fa un adulto in realtà appoggia e acconsente all’organizzazione che pretende ubbidienza.
Una lettura ricca di spunti, dicevo, che riflette e fa riflettere oltre il semplice limite del leggere fine a se stesso. Oggi, dopo il primo passo compiuto con “I misteri del saio”, posso dire di conoscere a fondo un avvenimento della storia italiana che vale veramente la pena di approfondire.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sara Prossomariti (14-09-2009) La storia è molto accattivante. I personaggi sono descritti in maniera molto nitida. Le sensazioni da loro vissute come, l'angoscia, la paura, prendono il lettore parte integrante della vicenda. Avrei voluto sapere molto di più sulla vicenda, ma sicuramente si viene a contatto in questo modo con una mafia più reale rispetto a quella di film e fiction. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Stefano Arrigotti (04-09-2009) Libro ben scritto. Scorre via molto bene. La storia è incantevole e non sembra neanche vero che sia successo realmente. I dialoghi sono ottimi, piacevoli e complicati nello stesso tempo. Rileggendolo ho scoperto tanti altri significati. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Domenico Goletti (01-09-2009) Una storia veramente interessante! Scritto in modo coinvolgente ed affascinante nello stesso tempo, disinvolto, vivace e vivo, un uso del linguaggio parlato che vivacizza la mera narrazione dei fatti.
Intrigante per la storia realmente avvenuta negli altri '50 e poi all'interno di un monastero.
"Quello che e' successo si puo' solamente immaginare ma non si puo' mai sapere......." , una frase che realmente colpisce, dichiarata da uno degli intervistati dopo il fatto.
E' un romanzo che deve essere letto, conservato in biblioteca, perchè rappresenta anche un pezzo di storia.
Veramente complimenti! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Adele Masin (20-07-2009) Ho iniziato a leggere la storia e non sono più riuscita a staccarmi finchè non l'ho finito, semplicemente stupendo!!! Scrivi davvero molto bene, il romanzo è veramente fluido e lascia immaginare bene gli scenari, sei davvero molto bravo!! La storia poi è veramente intrigante! I frati dentro un convento con le loro malefatte! davvero stupendo! Complimenti per le descrizioni cosi belle! I dialoghi sono eccezionali!
D'ora in poi diventerò tua fan.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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